Magnum: Live Report della data di Milano

Il ritorno dei Magnum in Italia è da considerarsi un piccolo evento, se non altro visto la mancanza del gruppo inglese dalle nostre parti da moltissimi anni. Ma andiamo per ordine, ad aprire le danze tocca ai teutonici Dark Sky. Gruppo con all’attivo quattro album, mostra di aver già acquisito padronanza del palco, peccato lo scarso supporto sonoro, soprattutto per ciò che concerne la chitarra, quasi sempre assente. Specializzati a suonare metal dai tratti melodici, sulla scia dei Bonfire, i Dark Sky hanno comunque saputo attirare le attenzioni di un pubblico attento, interessato alla proposta dei tedeschi, nonostante lo scarso seguito presso il nostro paese. Di ben altra pasta la performance degli headliner. I Magnum sono sulla breccia dal 1978 autori di splendidi album di hard rock, imbevuto di melodia, per mezzo di cascate di tastiere, intriso di epicità, fantasy e pathos, grazie alle sempre magistrali interpretazioni di Bob Catley. Ore 21.30 e partono le note di “Cry To Yourself”, estratta dal nuovo “Into The Valley Of The Moonking”, con un suono perfetto che investe il Music Drome. È raro godere di un concerto con un suono così limpido, caldo, avvolgente, praticamente perfetto. La classe strumentale dei Magnum rende ancor più piacevole l’ascolto, visto che hanno in dote una serie sterminata di canzoni bellissime: peccato averne ascoltate per solo un’ora e mezza di concerto. “Take Me To The Edge” è uno di quei brani che prende lo stomaco, dotata di un groove che fa venire una gran voglia di muoversi, al ritmo dettato dal bravissimo Alan Barrow. “Brand New Morning” mette un pochino in difficoltà Catley, con quel riff portante very heavy, ma alla fine lo storico vocalist si renderà autore di una prova maiuscola, nonostante i segni dell’età iniziano a lasciare, inevitabilmente, qualche segno. La set list sembra costruita apposta per consentire a Catley di esprimersi al meglio, estrapolando dal repertorio i brani meno rocciosi, ma non per questo lo spettacolo né risentirà, anzi da un punto di vista emotivo i Magnum riusciranno a coinvolgere ed emozionare. Dal vivo, la band inglese è perfetta, il talento dei musicisti è di tale livello che non rimane altro da fare se non menzionare l’autorevole lavoro di Harry James alla batteria (ex Thunder), di Mark Stanway tastierista che ha ben pochi rivali e di Tony Clarkin, chitarrista fondatore e, soprattutto, colui che si occupa da trent’anni di scrivere le canzoni per i Magnum. Sul finale arrivano i grandi classici, quelle canzoni intramontabili che verranno tramandate per generazioni, “Les Morts Dansant”, “All England’s Eyes” (stupenda!), “Vigilante” (travolgente!), mentre il bis è affidato a “Don’t Wake The Lion” (da brividi!) e “Kingdom Of Madness”, classicone estratto dal primo album.

A night of passion

Set list:

01. Cry To Yourself

02. Take Me To The Edge

03. Brand New Morning

04. When We Were Younger

05. No One Knows His Name

06. Dragons Are Real

07. A Face In The Crowd

08. We All Run

09. Les Morts Dansant

10. All My Bridges

11. All England’s Eyes

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