Magnum: Live Report e foto della data di Milano

Finalmente, dopo i rinvii dovuti a pandemia, molti concerti programmati negli ultimi due anni stanno tornando a essere effettuati. Fra questi, un’occasione decisamente da non perdere era l’appuntamento live con gli inglesi Magnum, che con una carriera che supera i 45 anni di attività sono da considerarsi a tutti gli effetti delle leggende nell’ambito dell’hard rock melodico con influssi prog e pomp. Il fatto che il loro nuovo lavoro discografico, “The Monster Roars”, sia eccellente, è stato un ulteriore motivo di interesse per partecipare all’evento, svoltosi al Legend Club di Milano, che ha visto per l’occasione un buon afflusso di pubblico.

THE PRICE

Ad aprire le danze sono stati i The Price, band capitanata dal chitarrista e produttore Marco Barusso, che col loro hard rock di stampo moderno, ma con una grande attenzione alle linee melodiche, e una scrittura dei brani di alta qualità ha convinto il pubblico presente che ne ha apprezzato anche l’impatto live di grande professionalità.

Setlist:

– A Mg Of Stone

-My Escape

– Tears Roll Down

-On The Edge Of Madness

-Stormy Weather

-Free From Yesterday

-Enemy

-Lilith

MAGNUM

Puntuali all’orario previsto, i Magnum, dopo l’intro d’ordinanza e una falsa partenza, hanno aperto con il classico “Days Of No Trust”, da “Wings Of Heaven” del 1988, ed è subito magia e grande coinvolgimento. L’impatto live, grazie anche ai “nuovi” innesti di Lee Morris alla batteria e Dennis Ward (dei Pink Cream 69) al basso, che per tutto il concerto hanno costituito una compatta e dinamica base ritmica, è stato eccellente, donando energia e rinnovata freschezza alla formazione britannica. La prima parte del concerto ha visto eseguire un paio di brani dall’ultimo disco, la title track e “The Day After the Night Before”, che si sono sposati alla perfezione con estratti dai due precedenti “Lost On The Road To Eternity” (la splendida title track) e “The Serpent Rings” e più in generale da una carrellata di pezzi da dischi dagli anni ‘90 in poi, a volte anche non scontati, come “The Flood”, da “Sleepwalking”. Ovviamente i fattori che hanno reso il concerto strepitoso sono stati principalmente due: l’eccellente stato di forma vocale del folletto Bob Cateley, che a 74 anni è ancora in grado di dare lezioni di intensità interpretativa a chiunque, sottolineando il tutto con la sua gestualità teatrale, e il chitarrismo di Tony Clarkin, discreto solista, solidissimo ritmico e gigantesca mente musicale, l’autentico genio che sta alla base di tutto ciò che i Magnum hanno composto. Oltre a questo, ovviamente, abbiamo l’immensa qualità dei brani, in una scaletta che da metà concerto in poi ha visto eseguire una carrellata di classici da sogno. La suite “Wild Swan”, seguita dalla commovente ballata “Les Morts Dansant”, sono stati fra i momenti più alti del concerto, appena stemperati dalla rockeggiante “Rockin’Chair”, con “All England’s Eyes” e “Vigilante” a chiudere prima dei bis. La conclusione è stata affidata al clamoroso trittico di “Kingdom Of Madness” (unico brano degli anni ‘70, dal loro omonimo debutto discografico), “On A Storyteller’s Night” (title track di uno dei loro album più importanti) e la conclusiva “Sacred Hour” (da sottolineare l’ottimo lavoro del tastierista Rick Benton) dal capolavoro assoluto “Chase The Dragon”, davanti a un pubblico a dir poco entusiasta, che sarebbe restato lì ad ascoltare altrettanti brani, che con un repertorio di tale qualità certo non sarebbero mancati.

La forza dei Magnum, da sempre, non è nelle individualità soliste, ma in un grande suono di insieme a servizio di pezzi meravigliosi e di una voce unica. La serata del Legend li ha restituiti al meglio di questo approccio, con una formazione veramente a fuoco, dove tutto ha funzionato alla perfezione, donando ai presenti interpretazioni di grande intensità emotiva grazie all’entusiasmo di due ragazzini ultrasettantenni che, assieme agli altri egregi musicisti, hanno dimostrato che la classe non è dote di tutti. Dei Magnum certamente sì.

Setlist:

1. Days of No Trust

2. Lost on the Road To Eternity

3. The Monster Roars

4. The Archway of Tears

5. Dance of Black Tattoo

6. Where Are You in Eden?

7. The Flood (Red Cloud’s War)

8. The Day After the Night Before

9. Wild Swan

10. Les Morts Dansant

11. Rockin’ Chair

12. All England’s Eyes

13. Vigilante

14. Kingdom of Madness

15. On a Storyteller’s Night

16. Sacred Hour

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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