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Made In Hell Fest VII: il Live Report del festival

Dopo un solo anno i giganti dell’epic metal Manilla Road tornano al Circolo Colony di Brescia non per un tour promozionale ma per celebrare 40 anni di carriera vissuta sempre in un ambito di culto e colma però di soddisfazione sia da parte della critica che di un pubblico magari non numerosissimo ma fedele e conscio del fatto che gli statunitensi sono stati i prime mover di un genere che ancora oggi sforna di anno in anno nuove band che dichiarano di ispirarsi al gruppo di Wichita. La band statunitense è l’headliner della settima edizione del festival Made In Hell che inizia in tarda serata con la breve ed intensa prova degli italiano Helikon, dediti ad un thrash metal diretto e classico; unico problema per i nostri è il fatto di esibirsi di fronte ad un locale praticamente quasi deserto.

A seguire arrivano sul palco i varesotti Aeternal Seprium guidati dal singer Fabio Previtera (Sound Storm ed ex Bejelit) forti dalla recente uscita (ottobre 2016) del secondo album “Doominance”. I nostri pescano alcuni brillanti brani da questo lavoro, come ad esempio l’esplosiva opener “I Will Dance On Your Tombs” o “Unawaken”, che parte come una drammatica ballad per progredire in un cadenzato potente e “consistente”. Non mancano durante lo show momenti più divertenti come la dichiarazione che uno dei brani eseguiti rientra nella “trilogia del vaffanculo” della band, ovviamente arricchito da numerose dita media alzate al cielo. Lo show procede con soddisfazione dei pochi presenti e se su CD il sound del gruppo risulta meno diretto dal vivo l’impatto è più che buono.

La band successiva, gli Alltenhiko, vengono apprezzati dagli astanti per il loro sound che veleggia fra speed/thrash e buone dosi di metal classico. Divertenti sia i brani più veloci come la nuova “Pain For Paying”, introdotta dal singer bassista Dave Nightfight (un atto di accusa divertente ai servizi a pagamento), sia per gli inni che grondano metallo pesante come “Thunder And Steel”. L’esibizione dei nostri è tutta sudore ed energia per la sezione ritmica mentre il chitarrista Joe Boneshaker dimostra il suo valore in parti strumentali e soliste di tutto rispetto.

Gli Etrusgrave sono l’ultima band che si esibisce al Made In Hell VII prima degli headliner. Il loro show è un inno all’epic metal made in Italy ed è diretto soprattutto agli amanti di questo genere che ne apprezzano il lato più intimista e profondo. La band è guidata dal chitarrista Fulberto Serena (autore dei brani dei primi tre album dei Dark Quarterer e definito dal singer “il nonno del metal”… poi ancora scherzosamente zio per non offenderlo…) che incanta a ipnotizza gli spettatori finalmente più numerosi e attenti. Il gruppo, forte ormai di tre album, esegue pezzi epici e potenti come “Mammoth Trumphet” o la conclusiva e gigantesca “Angel Of Darkness”, un vero inno del genere in cui emerge la prestazione del giovane singer Tiziano Sbaragli in grado di passare da toni medi ad acuti lancinanti. I nostri non mancano di eseguire anche un brano fondamentale per la storia dei Dark Quarterer, ossia “Colossus Of Argil”, che conquista ulteriormente chi segue le gesta di Serena da più anni. Si sottolinea anche la prova eccelsa del bassista Luigi Paoletti il cui strumento pulsa prepotente in ogni brano e costruisce la base su chi la chitarra ricama melodie.

Giungiano infine alla performance più attesa, ossia quella dei Manilla Road che escono sul palco con un atteggiamento molto easy, quasi anni ’70, nonostante la potenza devastante di gran parte dei brani che verranno proposti al pubblico. Colpisce in particolare l’atteggiamento dei due veterani, ossia il chitarrista/cantante Mark “The Shark” Shelton (unico membro fondatore rimasto e compositore principale) ed il singer Bryan “Hellroadie” Patrick che, soprattutto, sembra cantare quasi spensierato e saluta fra un pezzo e l’altro i presenti quasi suonasse ad una festa di amici. Effettivamente il clima che si crea fin dall’inizio dello show è magico e ci trasporta nei primi anni ’80, l’epoca d’oro degli statunitensi. Vengono proposi solo due brani (tra l’altro ottimi) dall’ultimo album “The Blessed Curse”, ossia “Truth In The Ash” e “Luxiferia’s Light”; il resto del concerto è una vera e propria goduria per chi ama l’epic metal. I nostri privilegiano, a livello di scelte, i brani di “Crystal Logic” e l’amalgama di voci di Mark (che canta le strofe) e Bryan (che si occupa di brdge e ritornello) in “Necropolis” è fenomenale. L’inizio dello show ci porta subito nel regno del gruppo quando i nostri, dopo “Open The Gates” e “Astronomica”, ci sparano in un medley pauroso “Masque Of The Red Death/Death By The Hammer/Hammer Of The Witches/Witches Brew” in cui convincono in pieno anche il funambolico drummer Andreas Neuderth e la new entry al basso Phil Ross. Snocciolando altri classici come “The Nith Wave”, “Mystification”, “The Ram” o “Flaming Metal Systems” si giunge al termine senza dimenticare la richiesta a furor di popolo di ben due bis, ossia la vecchissima, drammatica e sempre favolosa “Queen Of The Black Coast” e l’altro mastodonte epico (ispirato alle gesta di Conan il barbaro) “Road Of Kings” (forse il brano preferito dell’intera discografia per chi sta scrivendo) che chiude nel migliore dei modi una nottata da ricordare.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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