Machine Head: Live report delle date di Bologna e Trezzo Sull’Adda

1 Ottobre – Estragon, Bologna

Sbandierato come l’evento metal dell’autunno, i Machine Head approdano in Italia con la loro “Evening With…” che fa molto Dream Theater di quando James LaBrie ce la faceva. La nostra intenzione era di coprire l’intero tour con foto e testo, ma il management della band ha ben deciso di negare qualsiasi foto pass per le date italiane, quindi, niente foto.

Tra episodi spiacevoli come questo, inutili problemi con gli stand all’interno delle venue, catering rifiutati in pieno stile rockstar frustrata e cazzeggiamenti inutili alla Cappella Sistina, i Machine Head decidono che è ora di suonare all’Estragon di Bologna. In anticipo di una mezzora buona, la band sale sul palco, accolta da un pubblico decisamente fragoroso e numeroso, considerando la giornata infra settimanale.

Quello che colpisce è il palco, veramente “pieno” ma soprattutto valorizzato da un impianto luci efficacissimo, grazie anche ai fari ad altezza uomo, in grado di stordire la platea. Il suono è solo inizialmente un po’ impastato ma, passati i primi minuti, diventa più equilibrato.

La setlist la conoscono un po’ tutti, non ci sono stravolgimenti degni di nota, con la band di Flynn che propone un mix interessante di vecchio e nuovo. Vengono valorizzati gli ultimi tre album con quattro estratti da “The Blakckening” e tre rispettivamente da “Bloodstone & Diamonds” e “Unto The Locust“. Non viene comunque dimenticato nessun lavoro dei Machine Head, dando al pubblico, anche ai novizi, una panoramica completa della produzione musicale della band.

Snocciolare una scaletta di due ore e mezza è cosa ardua. Ci limitiamo però a sottolineare come le polemiche giù dal palco, vengano spazzate via da un’esibizione super cazzuta e di altissimo livello. Su tutte quella di Dave McClain, che per oltre due ore martella senza pietà sulla batteria, con una furia e precisione incredibili. Robb Flynn inizialmente un po’ giù di voce, poi però mantiene uno standard nettamente elevato. Qualche break tra i brani per rifiatare, evitabile quello di Rob “Mariachi” Flynn con l’acustica.

Ci sentiamo di dire che due ore e mezza di Machine Head forse sono tante per tutti, esclusi i mega fan, però è indubbio come quello di Bologna sia stato un concerto di grande spessore, sicuramente inusuale per una band comunque estrema come i Machine Head.

Tommaso Dainese

2 Ottobre – Live Club, Trezzo Sull’Adda (MI)

Tour made in Italy per i Machine Head che, dopo Roma e Bologna, ha deciso di risalire la nostra penisola approdando al Live Club di Trezzo Sull’Adda.

Ipotizzando un pubblico scarso a causa della performance del giorno prima all’Estragon, ci muoviamo con non troppo anticipo per poi scoprire che per entrare al locale c’è una coda di circa 20 minuti causa pubblico massiccio.

Malgrado l’inizio sia previsto per le 21, Flynn & Co approdano sul palco poco dopo 21,30 accompagnati dalle note di “Diary Of A Madman”. La mezz’ora di ritardo non fa che giovare alla band che si ritrova davanti a sé un Live Club quasi al completo e in trepida attesa. Qualche ringraziamento, le luci calano ed ecco che la serata prende il via con “Imperium”, tratto dall’ormai lontano “Through The Ashes Of Empires”. Fin da subito, ma orami è una consuetudine, i suoni non sono perfettamente calibrati e così quello che dovrebbe essere, passatemi il termine, un inizio con il botto diventa un tiepido e confuso saluto. La voce di Flynn si sente molto poco e i suoni risultano poco puliti.

Poco importa perché questo piccolo intoppo viene presto corretto ed il pubblico, via via in aumento, ovvia le iniziali imprecisioni dimostrandosi fin da subito caloroso e partecipe. La setlist, ben nutrita e promettente, omaggia il meglio dei 21 anni di carriera della band aprendo un graditissimo spiraglio su ciò che erano i Machine Head all’inizio.

Se da un lato siamo di fronte ad un live show di più di due ore, dall’altro tocca ammettere che la band, forse per l’elevato numero di canzoni, risulta essere poco comunicativa verso i fan e, a tratti, troppo spedita nelle esecuzioni. Da fan degli Iron Maiden non posso che apprezzare la decisione di eseguire la cover della storica “Halloweed Be Thy Name” che regala un momento di profonda coesione anche tra chi, fino ad ora, si era dimostrato reticente nel cantare e fare le corna. Numerosi cambi di chitarra, qualche assolo qua e là e luci che calano un po’ troppo spesso ci accompagnano verso l’ormai consueto monologo di Flynn. Gilet aperto, doppia chitarra e grande pathos spingono il famoso frontman a ringraziare ancora una volta l’Italia, paese speciale e riconoscente, che quest’anno ha ospitato la band per ben quattro date consecutive cariche di pubblico e adrenalina. La platea applaude ed è così che si giunge a “The Darkness Within”, famosa semi ballad che tanto piace e tanto fa cantare. Questo spaccato più soft fa prendere fiato alla folla che, tra circle pit e pogo, non si è mai fermata dando così dinamicità ad uno show un po’ troppo incentrato sull’esecuzione.

Il tempo passa, i Machine Head non perdono un solo colpo e così, di fronte ad un Live Club quasi al completo, si giunge alle battute finali con “Halo”, brano conclusivo di molti live. I fan, ormai instancabili, si dimostrano ancora reattivi e band, pur avendo finito la performance, rimange ancora on stage stringendo mani e lanciando plettri.

Tecnicamente parlando questo live può essere eletto come il “concerto definitivo con la setlist definitiva” per quanto riguarda la lunga e florida carriera dei Machine Head. Musicalmente parlando non è mancato davvero nulla e la scaletta ha saputo far cantare ed emozionare vecchi e nuovi fan. Avremo preferito qualche canzone in meno ma una maggiore partecipazione nei confronti del pubblico che si è dimostrato partecipe dalla prima all’ultima nota.

Francesca Carbone

La setlist di entrambe le date

  1. Imperium
  2. Beautiful Mourning
  3. Now We Die
  4. Bite the Bullet
  5. Locust
  6. From This Day
  7. Ten Ton Hammer
  8. This Is the End
  9. Hallowed Be Thy Name (Iron Maiden cover)
  10. The Blood, the Sweat, the Tears
  11. Crashing Around You (followed by Demmel solo)
  12. Darkness Within
  13. Bulldozer
  14. Killers & Kings
  15. Davidian
  16. Descend the Shades of Night
  17. Now I Lay Thee Down
  18. Aesthetics of Hate
  19. Game Over
  20. Old
  21. Halo

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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