Machine Head: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda

Quando una grande band si esibisce per una data dal vivo, siamo ormai abituati e pronti ad avere più o meno lunghi elenchi di opener, graditissimi se ci permettono di arrivare sul posto con tutta calma o di scoprire della buona nuova musica, un po’ meno se ad aprire la serata è quella band che non c’entra proprio nulla con i beniamini che non vediamo l’ora di ascoltare.

Per farvela breve, il lapidario

Apertura porte: ore 19:00
Machine Head: ore 20:30

Non ce lo aspettavamo.
E quindi? Alle dieci tutti a casa? In fondo il nome del tour è Burn My Eyes – 25th Anniversary; si partirà con Davidian, si finisce con Block, e via verso il prossimo locale per animare ancora un po’ il nostro venerdì sera.

Beh, mai previsioni furono più sbagliate.

I Machine Head salgono sul palco puntuali come un orologio svizzero e, appostati sulle scale laterali del Live Music Club di Trezzo Sull’Adda, ci accorgiamo di una setlist che occupa non uno, ma ben due fogli A4.
Cominciamo a capire che forse la serata ci riserverà delle sorprese e la band di Oakland, capitanata dall’istrionico Robb Flynn, non farà altro che confermare le attese, brano dopo brano.

I Machine Head esordiscono con una scaletta completa prima di passare al protagonista della serata, quel Burn My Eyes del 1994 che oggi compie 25 anni.
Nella prima parte dello show, la band pesca a piene mani dalla sua intera discografia, tra Imperium ad aprire l’evento, attraverso Now We Die, Locust, Aesthetics of Hate, Catharsis, Is There Anybody Out There?, la cover di Hallowed Be Thy Name degli Iron Maiden, fino ad Halo.

Il pubblico offre uno spettacolo nello spettacolo, animando la zona antistante al palco con Mosh Pit selvaggi chiamati a gran voce da Robb Flynn, sapientemente accompagnato in questa prima fase da Wacław “Vogg” Kiełtyka dei Decapitated alla chitarra e Matt Alston dei Devilment alla batteria. Completa la formazione il bassista Jared MacEachern.

Flynn è un animale da palcoscenico, capace di mantenere altissima l’attenzione e l’energia nonostante le interazioni con i fan siano tutto sommato ridotte: un pezzo tira l’altro in un susseguirsi di note e imponenti muri di riff. Da bravo intrattenitore, il frontman dei Machine Head non manca di regalare un breve monologo in cui racconta della sua visita al Duomo di Milano e ne esalta la bellezza. Le chiese, dice Flynn, sono sempre state simbolo di arte imperitura, ma anche fonte di ispirazione per chi crede nella religione. Ma per lui l’unica sorgente di ispirazione, di vita e di cura per l’anima è sempre stata la musica, e si augura che la sua musica possa dare carica e gioia ai fan anche negli anni a venire.
Parole non scontate, seguite dalla bellissima Darkness Within.

Sono ormai trascorse quasi due ore, ma la serata è appena agli inizi: Robb Flynn annuncia una pausa di 10 minuti; tappa birra e bagno sono d’obbligo, ed è subito ora di riaccendere le luci.
Per l’intero Burn My Eyes, il carismatico frontman sarà accompagnato dal palestratissimo chitarrista Logan Mader (perchè anche l’occhio vuole la sua parte) e dal batterista Chris Kontos, dritti dritti dal 1994 e dalla lineup del disco.
Da Davidian a Block, i Machine Head non perdono un colpo, nonostante siamo ormai entrati nella terza ora di concerto.

No rest for the wicked: la conclusione dello show butta tutto in una divertentissima caciara, con una vera jam improvvisata che tocca la storia della migliore musica anni ’90, dai Rage Against The Machine, ai Nirvana, per arrivare agli Slayer di South Of Heaven e, toccata incidentalmente, Raining Blood. La band si diverte come non mai, il pubblico pure, e Robb Flynn ricorda proprio quel tour europeo del 1994 con gli Slayer, un fiume di alcool da cui tutti, incredibilmente, sono usciti vivi e vegeti.

L’atmosfera è quella di una grande festa, e fa quasi male quando i Machine Head si congedano dai loro fan, un Live Music Club stracolmo di gente, tra cascate di plettri e gadget. Le luci si riaccendono, l’orologio segna mezzanotte.
Tre ore mezza di musica volate via in un batter d’occhio, una serata da ricordare e di cui poter dire io c’ero. E nessuno che abbia sentito la mancanza di un opener.

Setlist:

Imperium
Take My Scars
Now We Die
Beautiful Mourning
Do or Die
Locust
This Is the End
I Am Hell
Aesthetics of Hate
Darkness Within
Catharsis
From This Day
Ten Ton Hammer
Is There Anybody Out There?
Hallowed Be Thy Name (Iron Maiden cover)
Halo

Burn My Eyes

Davidian
Old
A Thousand Lies
None but My Own
The Rage to Overcome
Death Church
A Nation on Fire
Blood for Blood
I’m Your God Now
Bulls on Parade (Rage Against the Machine cover)
South of Heaven (Slayer cover)
Block

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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