Machine Head + Darkest Hour + Diablo Blvd: Live Report della data di Milano

Nella serata di mercoledì 19 novembre l’Alcatraz ha dato spazio ha un evento in chiave metal che, malgrado un inizio un po’ freddo, ha raccolto più di 1200 persone davanti ad un main stage che ha visto, come protagonisti indiscussi della serata, gli storici Machine Head.

Per questioni lavorative ci è impossibile arrivare puntuali per l’esibizione dei Diablo Blvd, il cui compito è stato quello di suonare ad un orario ostico, ossia le 19, di fronte ad un Alcatraz praticamente vuoto. Stessa sorte per gli statunitensi Darkest Hour, freschi freschi di album, che, malgrado i numerosi tentativi di creare movimento fra le poche persone presenti sotto al palco, si sono dovuti interfacciare con un pubblico freddo e, salvo rarissime eccezioni, immobile. La setlist del combo di Washington, che nel 2015 spegnerà venti candeline, si è focalizzato su “Darkest Hour”, fresco di uscita e con un stile svecchiato e più coinvolgente rispetto ai precedenti.

Dalla loro ultima fatica sono state estrapolate “Wasteland”, “Rapture In Exile”, “Anti-Axis” e “Lost For Life”, una scelta, a mio parere, un po’ troppo casuale che ha escluso il singolo di lancio “The Misery We Make” e altri pezzi, ben più riusciti ed apprezzati, quali, giusto per citarne uno, “Infinite Eyes”. Il resto della scaletta vede tre brani estratti da altrettanti album differenti, ma anche qui, per quanto queste canzoni siano storiche, sono stata poco convinta dalla scelta. Il loro timing, fin troppo scarno vista la loro storia musicale, è stato di appena mezz’ora e ciò ha costretto la band a ridurre all’osso una scaletta che poteva essere più varia. Nel complesso lo show, totalmente incentrato esclusivamente sulla chiave metalcore, è riuscito bene e ha messo in mostra le doti canore di John Henry che, tra un clean e un growl, si è dimostrato tecnico e versatile. Ugual bravura l’hanno dimostrata il resto della band che, aiutata da discreti suoni, è riuscita a mettere in mostra in propri talenti.

SETLIST DARKEST HOUR

  1. Wasteland

  2. Rapture In Exile

  3. Savor The Kill

  4. Anti-Axis

  5. Lost For Life

  6. The Sadist Nation

  7. With A Thousands Words To Say But One

Sono da poco passate le 21 e sul palco approdano i Machine Head che, accolti dalle urla del pubblico e da una calca sempre più pressante, danno il loro benvenuto con “Imperium”, storico brano che ci riporta indietro di undici anni abbondanti. Bastano poche note per accorgersi di due fatti: il pubblico, totalmente ibernato e assente durante i Darkest Hour, si risveglia improvvisamente e, a tratti, sovrasta la voce di Flynn; i suoni, fortunatamente poi corretti, sono mal calibrati. Il combo californiano dimostra fin da subito di saperci fare e di non aver perso lo smalto che da più di vent’anni li contraddistingue. Flynn, fin da subito a suo agio sul palco, saluta il pubblico e imposta un dialogo che, tra una canzone e l’altra, farà da collante ad una trama musicale che ha unito il loro passato rigoglioso con un presente prolifico e da apprezzare. Pochi giorni fa vi è stata l’uscita di “Bloodstone & Diamonds”, ottavo album della band, e quale miglior occasione, se non questo live, per far ascoltare ai fan qualche pezzo? “Now We Die”, fresca fresca di pubblicazione, esaurisce la mia domanda e mi lascia piacevolmente stupita perchè non lascia indifferente gli astanti che, come per le precedenti, dimostrano di essere già sul pezzo e di conoscere a menadito anche le novità. Snocciolando la setlist incontriamo “Locust”, di cui purtroppo si è sentito ben poco a causa di suoni ancora troppo impastati, e l’evergreen “The Blood, The Sweat, The Tears”. Era il 1999 quando il mondo del metal venne arricchito da “The Burning Red” che porta con sé questo pezzo da novanta. Gli anni passano, il pubblico si rinnova e si fa sempre più variegato, ma ciò non impedisce di unirsi sotto alle stesse note musicali e di cantare, pogare e circlepittare (concedetemelo!) tutti insieme. “The Blood, The Sweat, The Tears” oltre a portare con sé un pezzo di storia lungo quindici anni, regalata uno dei momenti migliori dello show con un pubblico urlante e una band emozionatissima e riconoscente. “Ten Ton Hammer”, di fronte alla quale dobbiamo inchinarci, è una ulteriore conferma di quanto appena scritto. A circa metà scaletta gli animi si placano e, aiutati da un piccolo encore che permette il cambio di strumenti, la band ritorna sul palco per l’esecuzione di “Darkness Within”, brano semiacustico, che viene introdotto da un monologo di Flynn che si lascia abbandonare a ricordi del passato e a quando, esattamente vent’anni prima, approdava per la prima volta in Italia con la band. Il tempo passa, ma i ricordi e le sensazioni rimangono e i Machine Head, riconoscenti verso i propri fan, ci tengono a rimarcarlo. Complessivamente lo show dura quasi due ore e a concludere una splendida, quanto attiva, performance troviamo “Old” e “Halo”.

Che dire? I suoni, malgrado una incertezza durata per i primi 4 pezzi, sono stati buoni e hanno permesso di godere della musica di ogni componente. Lo spettacolo, oltre che musicale, è stato anche visivo, con una serie di luci ad effetto che, a più riprese, hanno enfatizzato la scenografia fatta di bandiere e stendardi. Il pubblico, sopraggiunto quasi esclusivamente per i Machine Head, ha reso il tutto memorabile con cori, circle pit e un pogo piuttosto vasti e duraturi.

Gli anni passano, ma i Machine Head, per nulla invecchiati, continuano a regalare grandi perle e a fare delle ottime lezioni musicali.

SETLIST MACHINE HEAD

  1. Imperium

  2. Beautiful Mourning

  3. Now We Die

  4. Locust

  5. The Blood, The Sweat, The Tears

  6. Ten Ton Hammer

  7. Night Of Long Knives

  8. Bite The Bullet

  9. Darkness Within

  10. Bulldozer

  11. Killers & Kings

  12. Davidian

  13. Aesthetics Of Hate

  14. Old

  15. Halo

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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