Machine Head + Bring Me The Horizon + Devildriver + Darkest Hour: Live Report della data di Milano

C’è grande attesa per la calata italica dei Machine Head, il quartetto di Oakland infatti può far leva non solo su un ottimo nuovo album (“Unto The Locust”, successore del pluriacclamato “The Blackening”), ma anche su una rosa di special guest di tutto rispetto. Sono però proprio le band di supporto a lasciare il numeroso pubblico presente all’Alcatraz con qualche perplessità.

Se i Darkest Hour si rendono protagonisti di una discreta prestazione, generosa negli intenti, un po’ meno nella qualità del materiale proposto, i Devildriver risentono invece di un Dez Fafara non proprio in forma dal punto di vista vocale. Discorso a parte per i Bring Me The Horizon che, nonostante possano contare sul supporto dei fan più giovani, riescono ad attirare il malcontento del pubblico legato a sonorità più canoniche.

Alle 21.15 tocca finalmente agli headliner il compito di incendiare un pubblico ormai in assoluta fibrillazione. L’inizio del concerto è affidato alle prime due tracce del nuovo album e risente di suoni ancora non perfetti, ma è con “Imperium” che il four piece californiano riconferma a tutti i presenti la propria fama di live band internazionale. Tour intensi e composizioni killer hanno reso i Machine Head una macchina da guerra perfettamente collaudata che può puntare non solo su una sezione ritmica devastante formata dagli impeccabili Adam Duce e Dave McClain, ma anche (e soprattutto) su un incredibile Robb Flynn, autentico mattatore della serata. Ed è proprio il leader della band a stupire per energia, intensità e capacità di creare una elettrizzante sinergia col pubblico per tutta la durata dello show.

Lo spazio in scaletta viene diviso equamente tra nuovi brani (il singolo “Locust” su tutti, accolto con calore dai presenti) e vecchi cavalli di battaglia, ma sono soprattutto questi ultimi a conquistare un pubblico sempre più entusiasta che segue Flynn nelle sue continue richieste di headbanging e circle pit. Menzione a parte per l’ottima “Aesthetics Of Hate”, dedicata alla memoria del compianto Dimebag Darrell, in grado di infiammare e toccare coloro i quali sentono, oggi più che mai, il vuoto lasciato dal defunto chitarrista di Pantera e Damageplan. Dopo un’ultima manciata di pezzi (tra i quali spicca un’ottima versione di “Bulldozer”, riesumata dall’album “Supercharger”), tocca all’anthemica “Halo” e alla sempre elettrizzante “Davidian” il compito di chiudere uno show in grado di consacrare ulteriormente i Machine Head come una delle più interessanti realtà live della scena metal.

marcella.fava

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Marcella Fava nasce a Reggio Emilia il 30 aprile 1988. Figlia d’arte, il padre è Antonio Fava, grande scrittore, regista, ma soprattutto attore teatrale e insegnate di Commedia dell’Arte di fama mondiale. La sua prima macchina fotografica è la polaroid di Barbie, all’età di 6 anni, che tutt’ora utilizza per divertimento. Le fotografie vengono fuori di qualità scarsa dati gli anni che ha, ma contengono tanta tenerezza e tanto affetto. Frequenta e si diploma presso il Liceo D’arte “Paolo Toschi” di Parma, a seguire il Centro Sperimentale di Fotografia “Ansel Adams” di Roma fino ad ottenere il Postgraduate Certificate in Professional Studies – Photography presso il Central Saint Martins – College of Art And Design di Londra, specializzandosi in reportage e fotografia analogica. Attualmente è fotografa a tempo pieno con sede a Reggio Emilia (anche se non si nega viaggi reportagistici in girando il mondo) e scatta per Metalus.it da circa 4 anni, unendo insieme alla fotografia l'altra sua grande passione, la musica!

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