Entombed A.D., Voivod: Live Report della data di Borgo Priolo

Serata piena di storia al Dagda di Borgo Priolo, sul palco arrivano infatti due formazioni che hanno bisogno di poche presentazioni come gli Entombed A.D. (di fatto la prosecuzione degli ultimi Entombed) e i sempre lodati Voivod, tornati ormai da tempo a pieno regime e mai così presenti sul suolo italico come negli ultimi anni.

La serata infrasettimanale non ci permette di arrivare in tempo per riuscire a vedere l’esibizione dei Lord Dying, ma fortunatamente siamo ancora in largo anticipo per assistere a quella dei maestri canadesi. Alle 21.30 circa salgano sul palco i Voivod e in pochi minuti riescono a scatenare l’entusiasmo del pubblico presente. Si attacca con la clamorosa “Killing Technology”, ed anche se qualche problema di suono frena l’esplosività del pezzo, c’è comunque modo di apprezzare la precisa esecuzione della band e la forte carica espressiva di un cantante come Snake, davvero in forma, sia per la comunicativa presenza scenica che nelle vocals impeccabili.

Con l’andare della scaletta per fortuna il sound migliore, raggiungendo almeno un livello accettabile, e permette di godere di una scaletta che si dimostra ben equilibrata tra pezzi must della band come la splendida “Tribal Convictions”, eseguita in modo spettacolare, l’immancabile “The Unknown Knows” o la complessa “Overreaction”, e brani recentissimi, estratti dall’ultimi mini-album, come la title track “Post-Society” (eccellente nella sua versione live), oppure “Fall”, che onestamente non ci pare avere una così forte resa dal vivo, almeno accostata a brani così azzeccati come quelli eseguiti stasera.

Ci sono poi alcune vere chicche, come la brutale “Korgüll the Exterminator”, una delle migliori canzoni del primissimo periodo, che però non viene portata live così spesso, ma anche la bellissima “The Lost Machine”, direttamente da un album favoloso come “Outer Limits”, che non aveva però trovato molto spazio nelle scaletta dei tour più recenti.

Brano dopo brano il rapporto con il pubblico cresce ulteriormente di intensità e quando si giunge al finale, ovviamente con la anthemica “Voivod”, ormai siamo arrivati ai cori da stadio e agli applausi a scena aperta. Poco da aggiungere, se non che poter gustare l’esibizione di una band di tale caratura è sempre un piacere, anche se una migliora resa dell’impasto sonoro sarebbe stata necessaria per far rendere al meglio le sfumature di uno stile unico.

Se ci si aspettava con l’arrivo degli Entombed A.D. di sentire finalmente tutto come di deve, già delle prime note di “Midas In Reverse” ogni speranza è persa. Dalle casse esce un pastone mal amalgamato che rasenta l’inascoltabile, che confrontato con il sound proposto dallo stesso pezzo su disco lo rende quasi irriconoscibile. Purtroppo l’attacco del brano successivo, la fantastica e immortale “Strange Aeons”, non è di certo rassicurante, così come non lo è l’interpretazione vocale di un Lars G. Petrov che appare in evidente difficoltà nel tenere dietro alle tonalità originali, finendo per urlare nel microfono in modo più o meno uniforme e lontanissimo da una resa adeguata. Con “Eymaster” capiamo che c’è davvero poco da fare, i piccoli miglioramenti nel calibrare il suono non raggiungono la sufficienza (cosa del tutto anomala per un locale dove in genere non ci sono problemi da questo punto di vista), e anche la prestazione della band finisce probabilmente con il soffrirne.

Per loro fortuna ci sono canzoni davvero belle da proporre e quindi il pubblico sembra comunque accontentarsi. Oltre a quelle citate arrivano un paio di song recenti come “Second to None” e “Dead Dawn”, ma soprattutto una lunga serie di superbi classici come “Living Dead”, “Revel In Flesh”, “Chief Rebel Angel”, “Wolverine Blues” e “Left Hand Path”… problemi vari a parte la band sembra divertirsi molto, con un Petrov concentrato soprattutto sul tessere le lodi della grappa nostrana. Un’attitudine questa che forse non sarà il massimo per la qualità d’esecuzione, ma che sicuramente diventa contagiosa e permette a tutti di godersi la serata.

Si arriva così abbastanza velocemente e senza bis all’ultima canzone, la sorprendente, visto che a leggere le scalette recenti non pareva essere un brano inserito tra quelli proposti, “Out Of Hand”.

Nel complesso si è tratta di una serata comunque riuscita, e non poteva essere altrimenti, vista la qualità e la storia delle due band in questione.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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