Live Report: Bay Fest Day 2 con Dropkick Murphys ed Agnostic Front

Another day in paradise. E no, non c’entra niente Phil Collins con Bellaria. Direttamente da una stupenda distesa di sabbia e birre irrimediabilmente persa per sempre, il secondo giorno del Bay Fest alza il tiro e lancia tra la folla due tra i nomi più importanti della scena: Agnostic Front e Dropkick Murphys. Anime diverse, genti diverse stesso tatuaggio sul cuore: punk rock.

Ma prima di tutto anche la vita “Punk” di Bellaria, con turisti in fuga dalla spiaggia dopo 20 secondi di pioggia ed il tamponamento di una della macchine della Polizia Municipale da parte di un “civile”. Praticamente i Meganoidi senza essere supereroi.

Ma andiamo con ordine, perché la storia si ripete, un serpentone che entra pacifico all’interno del Parco Pavese prendendosi il tempo necessario ciondolando pigro fino a sotto il palco. Non è svogliatezza o poca attenzione, sono i postumi di una prima giornata che ancora – alle 18 circa – si fanno sentire. C’est la vie. C’est punk rock.

La rovente cronaca

La vita del punk rocker a Bellaria è decisamente dura: spiaggia a pochi metri e rampa per skater. Brutale, non c’è che dire. Ecco quel ciondolare pigro, ma decisamente facile. Sfido chiunque a trovare un posto migliore per un festival. A condizione di amare il punk in particolare e la musica in generale, la sabbia ed il caldo.

Basta anche un 50%, bastano musica e punk rock.

Ad aprire le danze i lombardi Totale Apatia, che nel poco tempo a loro disposizione cercando di darsi da fare incitando il pubblico presente. “Una Vita Buttata Via” ed “Apatico” le canzoni che hanno rappresentato un set piuttosto convincente di puro punk tricolore.

Della stessa pasta i sardi Inarrestabili. Divertenti, energetici e di totale “scuola Punkreas”. Una band che nel poco tempo a disposizione ha dato al pubblico il meglio che poteva: sudore e melodia. Mix semplice ma efficace. Da segnalare “Vivere o Morire”, bella canzone, decisamente.

Spazio ora ai Second Youth, in bilico tra tricolore e “perfida Albione”. Non conoscevo praticamente una nota della loro musica, e nello spazio concesso prima dei Booze & Glory hanno cercato di coinvolgere il pubblico. Personalmente non sono stato molto coinvolto dalla loro prestazione, buona, ma tutto sommato poco coinvolgente. Da rivedere in un club.

Si vola verso Londra ora, con i Booze & Glory che alzano la temperatura di un pubblico che apprezza decisamente la loro prestazione. Fisici, melodici, qualche venatura folk. “Simple”, “Blood From a Stone” ed “Only Fool Get Caught” per una band che meriterebbe maggiore attenzione da parte del pubblico europeo ed italiano (oltre quella di cui già sono in possesso). Proposta genuina, poche novità di fondo ma energia e melodia da vendere. La sorpresa della giornata.

Una vera e propria tempesta di sabbia appena partono le prime note delle leggende HC Agnostic Front. Brutti, sporchi, cattivi e determinati a radere al suolo le forze dei punk sotto palco. Una nuvola densa, una nebbia estiva che entra nel naso e negli occhi, ma poco importa perché la musica è quello che conta: tesa e determinata.

Qualche piccolo dubbio però sullo stato di salute del cantante Roger Miret con spalla operata ed i “postumi” di un’operazione a cuore aperto effettuata solo 5 settimana fa. Comprensibile quindi una prestazione non scintillante, ma non per questo scadente. La band picchia (ma non incide al 100% forse anche per suoni leggermente ovattati per dei co-headliner) e dal polverone emergono “Your Mistake”, “Gotta Go”, “Crucified”, “For My Family” e l’obbligatoria cover di “Blitzkrieg Bop” dei Ramones. Bravi ma. Attendiamo il recupero di Miret.

Ancora States, questa volta da Quincy, Massachusetts. L’ingresso dei Dropkick Muphys era decisamente atteso dai fan, che aspettavano una festa di San Patrizio fuori tempo massimo (o in anticipo?), e la cricca di Al Barr non ha certo deluso i presenti.

Iniziano i classici, inizia la festa e quando vengono scaricate sul pubblico le scosse di “The Boys Are Back”, “Johnny, I Hardly Knew Ya” e “Blood”. Uno spettacolo di teste saltellanti, danze irlandesi improvvisate per sostenere il punk rock celtico dei nostri.

Ultimi giri di danza, ultime pinte da cantare insieme al pubblico che tra stanchezza e polvere diventa quasi una massa unica che si muove seguendo le note dei Dropkick. Ecco poi l’obbligatoria “I’m Shipping Up To Boston”, l’invasione (letterale) di fan sul palco per “Until the Next Time” e la cover degli Ac/Dc “Dirty Deeds Done Dirt Cheap”.

Ed ora fondo alle ultime energie. Stasera Millencolin, Bad Religion e Suicidal Tendencies. Anche in caso di maltempo. Portate i materassini-squalo (remember Day #1?) ed i fenicotteri rosa.

N.b. Foto di copertina dal profilo Facebook del Bay Fest

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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