Limp Bizkit + Klogr: Live Report della data di Firenze

Tra i tantissimi eventi di giugno (Kiss, Sonisphere e tanti altri) in molti attendevano la nuova calata italica dei Limp Bizkit, reduci da una due giorni veramente impegnativa (la prima l’11 giugno, di insieme a Mark Tremonti, la seconda al Rock Lahn Festival di Merano) e pronti a scatenare in questa afosa giornata di sabato 13 giugno il pubblico fiorentino presso l’Obihall

Fotografie a cura di Ivan Elmi
Testo a cura di Arianna G.

Con un’ora di ritardo rispetto la tabella di marcia iniziale, l’Obihall apre finalmente le porte e, dopo pochi minuti di attesa, ecco che gli unici supporter della serata, gli italiani Klogr (key log are), si apprestano a fare il proprio ingresso sul palcoscenico, accolti da boati e ovazioni fuori dal comune. Nel corso di questi tre quarti d’ora, il quartetto emiliano avrà modo di far conoscere al pubblico il suo alternative metal potente e diretto che riesce a coinvolgere persino coloro che ignoravano la proposta musicale della band; in questa sede live, i nostri proporranno alcuni brani del loro repertorio perlopiù ripescati dai primi lavori, come “Draw Closer” e “Hell Of Income”, alternando anche qualche pezzo della più recente fatica discografica, il live album “Make Your Stand”, di cui verranno presentati “Breaking Down” e l’omonima title-track, canzoni che riescono a colpire positivamente un’audience molto più che attiva. Sbalorditivi sono stati anche i pochissimi ma concisi discorsi di carattere politico (“Guilty And Proud”), etico e persino naturalistico che verranno applauditi da ciascun presente in sala fatti dal vocalist della band, il quale si è distinto per tenacia, grinta ed entusiasmo. Il set scorre velocemente che, ahimé, non ci rendiamo conto di essere già giunti alla parte conclusiva. Spetta a “Guinea Pigs” terminare questa degna performance: poco prima dell’introduzione del pezzo, il vocalist ci ricorda della collaborazione nata tra la band e la Sea Shepherd, organizzazione internazionale che lotta attivamente per la sopravvivenza della fauna oceanica e per la quale i nostri hanno composto il brano d’apertura del set, “Zero Tolerance”, che prende spunto dall’eccidio dei delfini che si tiene ogni anno nella baia di Taiji (Giappone): “se l’oceano muore, noi moriamo con esso”. Una performance, questa, che, nel suo piccolo, si appresta a denunciare l’ennesimo episodio di violenza cruenta contro animali innocenti.

La band ha saputo comportarsi egregiamente nell’aprire a una band di caratura internazionale regalando momenti momenti di totale frenesia in un contesto in cui, solitamente, si tende a non dare troppa importanza agli opening act.

Paladini del rap metal, genere di punta degli anni 2000, i Limp Bizkit approdano in terra toscana con il loro tanto atteso show. Da alcuni considerati finiti dopo “Results May Vary” e da altri ramarri impossibili da non amare, il quartetto di Jacksonville ha dimostrato di avere il fatto suo e, incurante del passaggio del tempo, si è esibito sul palco dell’Obihall con tutta la loro energia e i loro maggiori successi. Sono le 21.30 quando sulle note di una intro in stile “spaghetti western” entrano in scena i Limp Bizkit che, in una perfetta fila indiana, prendono possesso sul palco per dare il via alle danze. Il pubblico ha accolto con enfasi l’esemble americano che, guidati dal carismatico Fred Durst hanno dato il via con “9 Teen 90 Nine”, pezzo che ci riporta indietro di ben 16 anni e che fin da subito, come nel 1999, scalda la platea anticipando un show potente e di qualità, accompagnato da un gioco di luci imponente che ha sbalordito ulteriormente gli astanti. Il frontman, accompagnato dal suo classico cappellino e il suo sguardo torvo, ha dato il meglio di sé stabilendo fin da subito un feedback con il pubblico e conducendo uno show che per molti sarà indimenticabile.

Caldissimi e numerosissimi sono stati anche i fan: ad acclamare Fred & soci c’erano adolescenti, famiglie, adulti e donne in attesa. Attira l’attenzione anche l’istrionico Wes Borland per il suo outfit sregolato che di anno in anno si rinnova: se durante il precedente tour il musicista si era esibito con un total black molto cupo, questa volta ha volutamente optato per una vestaglia e mutande coloratissime.

La setlist si è principalmente incentrata su “Significant Other” e “Chocolate Starfish And The Hot Dog Flavored Water”, considerata quasi all’unanimità i due lavori di maggior spicco della band, di cui verranno presentate le hit “principali” quali “Nookie”, “My Generation”, “My Way”, “Boiler”, brano assente da un paio di anni nelle ultime scalette live, e l’immancabile “Rollin”. Un po’ sacrificato invece è stato “Gold Cobra”, ultima fatica del combo non propriamente apprezzata sia dal pubblico che dalla stampa.  Dopo poco più di un’ora di live e sulle note, come da tradizione, di “Staying Alive”, la band saluta sul pubblico, invitandolo a non mancare nei prossimi, e abbandona il palco. Rispetto alla data di due anni fa tenutasi all’Alcatraz di Milano, la band è sembrata più affiatata e coinvolta, probabilmente stimolata anche da un pubblico più nutrito e partecipe. Inevitabile, però, sottolineare come l’unica pecca di questo live sia stata la durata, un po’ troppo breve vista la lunga e copiosa carriera della band.

Scaletta:

9 Teen 90 Nine
Full Nelson
Nookie
Hot Dog
My Generation
Livin’ It Up
Gold Cobra
My Way
Boiler
Rollin’ 
Re-Arranged
Killing in the Name (Rage Against The Machine cover)
Break Stuff
Take a Look Around
Outro: Staying Alive (Bee Gees)

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