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Leprous + Agent Fresco: Live Report della data di Segrate (MI)

Concertone! Perdonate per questa volta l’utilizzo dell’accrescitivo ma le quattro band andate in scena al Circolo Magnolia nella sera dell’infausta mancata qualificazione della Nazionale italiana di calcio al Mondiale di Russia 2018 hanno davvero intrattenuto gli astanti con 4 ore abbondanti di ottima musica (che è quello che conta no?).

Al trio strumentale Astrosaur spetta il compito di aprire le danze in un Magnolia ancora mezzo vuoto, con buona parte della gente all’esterno intenta a rifocillarsi nella prima notte “fredda” dell’inverno milanese; assisto a circa metà del set dove faccio in tempo a riconoscere “Space Mountain” e “Fishing For Kraken”, pezzi tratti dall’album “Fade In // Space Out” pubblicato di recente e contenente un ibrido tra stoner metal, doom, psichedelia e ritmi più tirati che ha un suo fascino anche dal vivo (complice un gioco di luci particolarmente trance).

Convincenti i norvegesi mentre non altrettanto a fuoco gli australiani AlithiA! Ci sono dei motivi per cui l’esibizione della band di Melbourne non ha reso al massimo: defezione appena prima del tour del cantante John Rousvanis sostituito in fretta e furia dalla dolce Marjana Semkina degli Iamthemorning (e si percepisce la poca integrazione), dimensioni del palco ridotte per la strumentazione dei nostri (due tastiere, due chitarre, percussioni in aggiunta alla batteria) e un songwriting che già non mi aveva convinto appieno all’ascolto dell’ultimo album “To The Edge Of Time”. Qualche passaggio meno intricato si è fatto apprezzare ma la band andrebbe rivalutata in futuro.

Con l’arrivo degli Agent Fresco sul palco lo spessore artistico si innalza notevolmente: siamo ormai abituati alle esibizioni live del quartetto di Reykjavík, peraltro orfano del neo padre Vignir Hilmarsson sostituito da Nicolai Mogensen dei Vola e con un Arnór Dar Arnarson non al massimo vocalmente (per sua ammissione perché sinceramente non ce ne siamo accorti); i nostri cominciano ad essere conosciuti su larga scala sempre grazie al sapiente mix di pop, prog, math, ritmiche asincrone, basi di preparazione classiche e voce eterea ma utilizzata in maniera originalissima.

“Anemoi” è l’immancabile pezzo posto in apertura che serve agli islandesi per scaldarsi; il momento più intenso del concerto è però raggiunto nella porzione centrale dato che, dopo la presentazione di un pezzo inedito che sarà contenuto sul nuovo album programmato nel 2018, i nostri infilano un filotto composto da “See Hell”, “Bemoan”, “Dark Water” e “Eyes Of A Cloud Catcher” pregno di classe, tecnica (il batterista Hrafnkell Örn Guðjónsson… per tutti “Keli” è davvero un mostro di bravura) e melodia. Il cantante scende addirittura tra il pubblico in visibilio per l’enfasi dello show talmente alta che è davvero riduttivo coniderarli ancora un supporting act.

I Leprous, come detto in sede di recensione per l’ultimo arrivato “Malina”, hanno ormai cambiato pelle, hanno una loro precisa identità e dal vivo sono dannatamente migliorati! I norvegesi sono oggi una rock band che ha riscoperto la forma canzone, mantenendo inalterato l’amore per le partiture intricate di matrice prog ma messe al servizio dei pezzi; la tecnica non difetta infatti al gruppo norvegese coadiuvato magistralmente dal violoncellista canadese Raphael Weinroth-Browne che apre da solo il concerto in maniera epica utilizzando loop uniti allo strumento classico e si va poi ad unire in maniera organica al quintetto per l’opener “Bonneville”.

La band dal vivo ha sempre avuto un tiro pazzesco e Einar Solberg è sempre più a proprio agio nel ruolo di cantante (ora preminente) e tastierista; i suoni del Magnolia sono ottimi e ne giovano i pezzi estratti da “Malina” che si incastrano alla perfezione con il back catalogue di album come “Coal” e “The Congregation” (purtroppo stasera non sono andati più indietro nel loro passato discografico). “Stuck” oppure “Mirage” e “From The Flame” (poste in chiusura) sono pezzi compatti e ultra memorizzabili che vanno a creare una setlist senza sbavature insieme ad altri highlights come “The Price”, “Rewind” ed “Echo”; le chitarre del duo Suhrke/Ognedal viaggiano oliate alla perfezione e Baard Kolstad nell’angolo destinato al drumkit risponde al batterista che l’ha preceduto con una prestazione inappuntabile.

I Leprous sono una band fresca, originale che probabilmente ha perso per strada quei fan che non hanno voluto seguire l’evoluzione stilistica che è stata attuata album dopo album ma che ne ha guadagnati di nuovi provenienti probabilmente da altri “mondi” musicali.

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