Lamb Of God: Live Report della data di Roma

Un appuntamento atteso da molti metalheads romani e non solo quello del 23 febbraio 2010 presso l’Alpheus di Roma che vede protagonisti della serata i Lamb Of God supportati per questa trance del fortunato tour di “Wrath”, da Job For a Cowboy, August Burns Red e Between The Buried and Me.

Dopo aver affrontato il classico ingorgo dell’ora di punta capitolina siamo all’ Alpheus, apertura cancelli prevista per le 19.30, effettiva però alle 20.00. Un po’ di tempo per dare un’occhiata al merch senza comprare nulla ed ecco che salgono sul palco i BTBAM, la band del North Carolina che ha fatto del suo metalcore contaminato da incursioni jazz e venature prog il punto forte della loro proposta. I 5 musicisti hanno a loro disposizione una discreta fetta di pubblico che pare gradire quanto proposto ma sono ancora in molti a far attendere il proprio arrivo all’Alpheus, (proprio come gli headliner), che si riempirà completamente solo in seguito. Infatti ecco che la folla inizia ad aumentare quando è la volta degli August Burns Red e come non notare i loro fans sotto forma di macchie di colori fluo che si accalcano sotto il palco, oltre all’età media che si abbassa. La dirompenza e la convinzione di questi ragazzi non riesce comunque a compensare ciò che in sostanza è un sound sentito e, ahimè, risentito, senza dubbio di buona fattura tecnica ma inflazionato da anni di metalcore. Buon per loro che quei coloratissimi presenti non la pensino come me e si entusiasmino ad ogni breakdown e anche sui pezzi tratti dall’ultimo album, “Costellations”, uscito lo scorso luglio.

L’atmosfera (e la temperatura) è ormai caldissima quando a salire on stage sono i “brutallers” dell’Arizona, i Job For A Cowboy, con il loro frontman, Jonny Davy, trasformatosi in una spietata macchina da guerra insieme ai suoi compagni di viaggio appena calcato il palco, e che fino a poco prima si aggirava tranquillamente nei pressi del merch chiacchierando amabilmente con la gente. Con i Job l’Alpheus quindi vive come c’era da aspettarsi il primo pogo violento della serata che vede il suo apice tra “Constitutional Masturbation”, “Entombement of a Machine” ed “Embedded”. Degno di mensione il talentuoso Jon Rice che oltre a picchiare dietro le pelli intratteneva con le vorticose centrifughe del suo headbanging.

Apprezzato e concluso il capitolo brutal-death-core arriviamo al momento ovviamente più atteso per quasi tutti i presenti, un cambio palco più accurato e più lungo dei precedenti, qualche ritocco al settaggio della Dominion di Mark Morton ed ecco che l’attenzione viene calamitata verso il palco dall’intro di “Wrath”, “The Passing”, che introduce quello che sarà un live ben riuscito, non fosse per l’audio non esattamente ineccepibile. Seconda volta a Roma ma prima da headliner per i Lamb of God, un’occasione speciale quindi, tutto confermato dal fatto che quando non so come raggiungo la transenna e mi ci arrampico per guardare fino al fondo della sala la scopro gremita, proprio come immaginavo. Inoltre neanche a farlo apposta a mezzanotte si festeggia il primo anniversario di “Wrath”, uscito esattamente un anno fa e che ha portato i 5 di Richmond in un tour mondiale, dapprima insieme ai Metallica, che non ha fatto altro che fruttar loro un seguito di fan sempre più vasto. Cavalcando quindi l’onda di “Wrath” saranno molti i pezzi tratti da esso, tanto per cominciare la doppietta “In your words”, e “Set To Fail” per poi proseguire andando a pescare dal precedente “Sacrament” con la tetra “Walk with Me in Hell” e ancora a ritroso con le immancabili “Now you’ve got something to die for” e “Ruin”. Il palco dell’Alpheus riesce a malapena a contenere un Randy Blythe coinvolgente come di consueto che a metà concerto non manca di dispensare un "happy birthday" a sorpresa, ovviamente accompagnato dal pubblico subito resosi complice, a non so a quale membro della crew. Il timoniere della serata è il metronomo umano Chris Adler che non sbaglia un colpo e stende un roccioso tappeto ritmico per il resto della ciurma, l’ormai canuto John Campbell al basso e gli insostituibili Willy Adler e Mark Morton che non mancano di scambiarsi sorrisi d’intesa e che regaleranno un intro esteso solo chitarre di “Grace” da brivido che se non altro da il tempo di riprendere fiato. L’entusiasmo dei presenti non cala nonostante i LOG tornino ancora su “Wrath” ma la formula è ben miscelata dall’inserto di “Laid to Rest”, “Redneck” e, per onorare le tradizioni, la devastante conclusiva “Black Label”, che porta l’Alpheus all’ebollizione e a un circle pit che consacra per l’ennesima volta i nostri eroi ad animali da palco.

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