Labyrinth: Live Report della data di Zingonia (BG)

Che non dovessero dimostrare nulla lo si era capito gia da anni, ma come si dice, rinfrescare la memoria ai più ogni tanto, non può far che bene. E cosi fu. In quel di Zingonia (BG) il 7.11 è stato proposto uno spettacolo davvero entusiasmante senza fronzoli come è oramai nel collaudato Laby-style. Se proprio bisogna sottolinearlo, è stata la scenografia che molto richiamava l’ultimo, omonimo, lavoro della band a colpire chi varcava le porte del Motion. Ma è bastata l’intro davvero azzeccatissima del tema di Terminator a far tornare l’occhio sulla palla, che materializzatasi nella spettacolosa ‘Synthetic Paradise’ , arriva dritta in pieno viso seguita a ruota da ‘Livin’ In A Maze’. Non un secondo di tregua, non una flessione che è una, perché questi sono i Labyrinth: una band che può subirne di ogni, ma – come l’Inter – è sempre lì, stoica, e tira dritto come un treno grazie anche ai suoi indomiti fan, pronti a sostenerla sempre e comunque.

E quella di stasera è una vittoria che celebra l’inizio di un “neverending tour” (le date, costantemente aggiornate le trovate su http://www.labyrinthmusic.it), almeno sino al prossimo album (già in lavorazione) e che toccherà svariate tappe in Italia e nel mondo, financo la terra del Sol Levante. Il sig. Tiranti è in uno spolvero mai visto e tiene banco con una prestazione tostissima in ‘Kathryn’ o ‘Slave To The Night’, senza ovviamente tener conto della pregiatissima esecuzione del duo Cantarelli-Gonella. Proprio su questo duo vorremmo soffermarci: crediamo infatti che il chitarrista massese abbia trovato con l’axeman ligure la sua dimensione ideale per gli anni a venire. Combinandosi in modo diretto, danno sfoggio a una corposità strutturale che in brani assassini come ‘Just Soldier (Stay Down)’ e ‘Chapter 1’ spunta, per restare per tutta la rimanenza dello show!

In questo baillame di emozioni anche il trio De Paoli/Stancioiu/Bertocchi fanno il loro, specialmente unendo con un cordone ombelicale ideale tutti e quattro i mazer-albums tramite gli episodi più significativi del calibro di ‘Neverending Rest’, ‘Lady Lost In Time’ e ‘Hand In Hand’. Nota particolare va a ‘Neverending Rest’ che in sede live letteralmente strega e rapisce oltremodo. A chiudere l’ora e mezza di errare all’interno della storia del Labirinto, non poteva non mancare un pezzo da novanta quale ‘Thunder’ che scatena l’ultimo forsennato pogo della soiree. La pecca sicuramente più consistente è stata l’acustica scandalosa del locale, che rendeva nelle retrovie il suono impastato all’eccesso “costringendo” i fans all’assiepamento sotto lo stage… ma siamo sicuri che sia stato un sacrificio? See you in the Maze !!!

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Labyrinth – Recensione: Labyrinth

Ci sono dischi che conquistano, altri che rispondono alle attese, altri ancora che sono un punto di non ritorno per le band. Questo capitolo di Labyrinth ha molti aspetti da svelare a chi gli si dedica con un po’ di attenzione. Innanzitutto, alla fine del disco è la prestazione vocale di Tiranti che rimane a reggere il vessillo di vittoria per un disco italiano di heavy metal e la presenza di una direzione artistica che trova oggi modo di esprimersi liberamente. In (quasi) tutte le sue sfaccettature, lontano da stereotipi e suoni consolidati la band ha deciso di puntare su una dimensione artistica personale, metabolizzando i percorsi fra ‘No Limits’ e ‘Sons Of Thunder’ rendendone consunto e lancio verso un futuro ancora da scrivere. ‘This World’ è emblematica di ciò che la band vuole esporre, gli occhi puntati sulle sfumature ed il cuore ancorato alle radici del metal mentre nell’aria rimane una matrice Queensryche sorniona che va a sposarsi con un alone anni settanta. Ciò che stupisce è l’amalgama finale e che probabilmente mette in luce quali fossero state le incomprensioni con Neil Kernon nell’età di ‘Sons Of Thunder’ a livello di suoni. Questi sono i Labyrinth che ci piacciono: liberi dalle costrizioni di un genere o di un calderone, liberi di prendere riferimenti a piene mani e trattarli come materia propria, anche nell’assalto di ‘Just Soldier’, una delle canzoni più battagliere del repertorio del gruppo. Nessun esperimento barocco, nessuna concessione ai sensi unici, insomma. Il giro di boa del disco giunge con ‘Neverending Rest’, un bagno nella teatralità, nelle pose magniloquenti e sountuose, una canzone che si candida a far parte delle indimenticabili del gruppo da accostare ai classici dei Sabbath con Martin alla voce, per intenderci. In conclusione, un disco che afferma una propria identità, senza voler accontentare nessuno in particolare a parte la band stessa, rivolgendosi intelligentemente a chi apprezza l’heavy metal nelle sue svariate forme. Proprio l’attitudine che piace anche a noi. Soprattutto se alla fine in poco meno di un’ora e in dieci canzoni i momenti di calo non sono nemmeno lontanamente all’orizzonte.

Il miglior disco della band sino ad oggi? Forse possiamo quasi scommetterci. Sicuramente il più libero ed il più eclettico.

Voto recensore
9
Etichetta: V2 / Sony

Anno: 2003

Tracklist: The Prophet
Livin' In A Maze
This World
Just Soldier
Neverending Rest
Terzinato
Slave To The Night
Synthetic Paradise
Hand In Hand
When I Will Fly Far

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Labyrinth: Intervista a Olaf Thorsen

Il ritrovamento di un antico diario rivela alcuni dettagli sulla storia di Luigi XIV. Parigi, 1679: il Re Sole, durante una festa a Versailles, riceve in dono da parte del Doge di Venezia, il ritratto di una donna di nome Kathryn. Luigi XIV si innamora del ritratto e della donna raffigurata, che arriva ad essere per lui un’ossessione, tanto da spingerlo ad un consulto con il cardinale Mazzarino, il suo tutore sin da quando Luigi era un fanciullo. "Trovatela e portatemela" è infine l’ordine del re. La storia si sposta a Venezia, dove Kathryn viene trovata, ma l’emissario del Re -di cui non riveliamo l’identità- si innamora di lei prima di compiere il proprio dovere e accompagnarla a corte, incappando nelle ire del Re… Questo, tratteggiato a grandi linee, è lo splendido concept che tiene in piedi ‘Sons Of Thunder’, ultimo lavoro dei Labyrinth nonché disco attesissimo nella scena "metal" classicamente intesa…

(Olaf Thorsen) "Il concept è un concept, e parla sostanzialmente del concept! (Risate) Scherzi a parte, la storia del disco è ambientata nel diciassettesimo secolo…"

…fra Venezia e Versailles…

"Esattamente. E’ una scelta fatta per non parlare del solito assalto al castello, una scelta di originalità, in qualche modo. Solitamente scelgo di scrivere concept perché mi risulta più semplice, considerando anche che non scrivi tutto nell’arco di una settimana, ma aspetti il momento buono, l’ispirazione. E’ più facile per me avere un punto a cui sono arrivato e proseguire da lì, è per questo che ho scelto questo modo di scrivere. Non abbiamo mai parlato di spade, draghi e altre cose simili, e ci sembrava originale affrontare una storia di questo tipo, ambientata nel 1700, che non era mai stata presa in considerazione da nessuno nel nostro genere. E’ venuta fuori una bella storia, credo, che sembra essere piaciuta un po’ a tutti."

Mi sembra che, a livello musicale, ci siano numerose variazioni diciamo "dentro e fuori dal power", o da come vogliamo chiamarlo. Non c’è una linea dritta e prevedibile, cercate anzi di spostare spesso e volentieri il baricentro in favore di parti forse non proprio "progressive", ma in ogni caso non certo banali!

"E’ tutto vero, però mi piace pensare che i Labyrinth non abbiano mai suonato quello che si intende normalmente come power metal. Per forza di cose, con le nostre uscite precedenti siamo stati accomunati al genere, cosa normalissima per un gruppo tutto sommato agli esordi, e che comunque aveva più di un tratto comune con quel tipo di musica, ma non del tutto vera. Il genere ci piace moltissimo, lo ascoltiamo e conosciamo, ma non siamo mai stati né mai saremo un gruppo power al 100%, esattamente come non saremmo mai perfettamente iscrivibili in un altro genere qualsiasi. Con l’uscita di un disco come ‘Sons Of Thunder’ noi ci siamo posti nella situazione di dire: "questo è quello che suoniamo", e di vedere se piace o meno, ma senza perdere tempo in grossi discorsi sulle definizioni. Non sono nemmeno totalmente d’accordo sulla definizione di prog, e forse addirittura sbaglio su questo: a noi piace suonare, non siamo un gruppo estremamente tecnico anche se ci piace spaziare all’interno di una canzone. Se vogliamo suonare un riff pesante lo facciamo, se vogliamo una parte di chitarra pulita la inseriamo, senza problemi di alcun tipo. Secondo me i gruppi "prog" sono ben altri, tipo Yes o King Crimson, per farti un esempio. In ogni modo è bello mantenere un approccio, come tu dici, che non è assimilabile ad una linea retta, e ti assicuro che il fatto che ‘Sons Of Thunder’ sia uscito così è tutt’altro che casuale. Volevamo mettere l’accento sul fatto che siamo un gruppo che suona il proprio genere di musica, finendo col risultare almeno un po’ originali nell’ambito del metal. Noi suoniamo heavy metal, la nostra maniera di farlo è quella che ascolti nel disco. Se poi tu vuoi etichettarlo o categorizzarlo è ok, ma a noi non interessa granchè."

Quindi anche gli ascolti che sono poi diventati ispirazioni (coscienti o meno) saranno sì metal, ma di ampio raggio, dico bene?

"E’ così. Siamo sei persone con ascolti comunque piuttosto differenti, e la cosa bella è che riusciamo a legare tutto insieme. Io sono più orientato, come ascolti, allo stile dei Queensryche o all’hard rock anni ’80, ma non necessariamente propongo solo un certo tipo di idee. E’ bello per esempio quando un riff di un certo tipo viene arrangiato da un batterista come lui (rivolgendosi a Mat, N.d.A.) che è appassionato di death metal. Si può creare un legame particolare o comunque originale."

Dopo essere stati vostro malgrado infilati nella scena power, non avete paura che in qualche modo questa nuova sterzata di stile "spaventi" una parte dei vostri fan sorprendendola troppo, o in realtà non vi interessa più di tanto?

"Non è giusto dire che non ci interessa nulla di quello che la gente dice del nostro disco, perché non è assolutamente così, e non lo è per nessuno, mai, anche se lo dicono sempre tutti. L’obiettivo è sempre è comunque, per ogni gruppo, di piacere al maggior numero possibile di persone. Chiaramente con un disco come questo ti devi preparare in qualche modo ai "dibattiti" e alle discussioni che ne scaturiranno, e le critiche sono benvenute quando hanno senso e buona fede. Non ci toccherebbe minimamente sentirci dire, nell’eventualità che accadesse, che questo disco è una merda perché non "suona power"! Non che il genere non ci piaccia, ma ormai quanti dischi escono farciti di doppia cassa dall’inizio alla fine, senza alcun tentativo di andare oltre? Ci sembrava il momento giusto di dare una sterzata, e speriamo solo che chi ne parlerà sulla stampa non perda tempo per cercare di stabilire se è o non è power, ma si soffermi anche sui contenuti e sui significati del disco. E’ un disco heavy metal, e basta. E in questo momento secondo me è una cosa non da poco, uscire con un album di "heavy metal e basta"…"

Al di là dei gossip, delle chiacchiere da cortile, da corridoio e da camera da letto, come si è svolto il vostro rapporto in studio con Neil Kernon? Lui era in qualche modo il "nome di grido" chiamato a lavorare sul disco, e le cose non sono andate del tutto lisce in studio, pare, tant’è che il disco è stato completamente remixato, alla fine. Vi va di spiegarci cos’è successo?

"Innanzitutto non vogliamo che Neil Kernon passi come un mostro o come un bastardo, perché le cose non stanno così. Abbiamo avuto dei problemi in studio perché lui voleva forse imporre un po’ troppo la propria mano, mentre noi avevamo bene in mente quello che volevamo fare e non avevamo intenzione di snaturare il nostro sound, pur inserendo degli elementi di novità. In sostanza non ci siamo trovati bene professionalmente, sono cose che purtroppo capitano, forse a maggior ragione quando hai occasione di lavorare con un personaggio così noto e di così grande esperienza, che certamente sa il fatto suo. Poi sono ovviamente sorti anche dei problemi a livello personale, ma erano più che altro una conseguenza della poca armonia professionale. La cosa importante, ad ogni modo, è che tutto sia finito bene, malgrado qualche ritardo, e che il disco sia fuori, finalmente!"

Il Wacken 2000 è stato un’occasione importantissima per voi, credo. Un disco in uscita imminente, da presentare durante un festival che è praticamente la Mecca dell’heavy metal internazionale…

"E’ andata molto bene, sia per il feeling sul palco che per i responsi che ho avuto facendo interviste con periodici esteri. Il Wacken ci è servito a due cose: da un lato abbiamo definitivamente dimostrato che siamo un gruppo live. I giornalisti, la stampa, il pubblico tedesco…hanno tutti avuto modo di verificarlo, dopo le "prove" fatte nel tour con gli Hammerfall, ad esempio. Tutti hanno avuto la possibilità di vedere che siamo un gruppo vero, un gruppo che fa i dischi ma che suona anche dal vivo, e che lo sa fare. Inoltre, il fatto di aver proposto due brani nuovi ha preparato bene il pubblico all’uscita di ‘Sons Of Thunder’, ha dato la possibilità di verificare che i pezzi nuovi inseriti in una scaletta che comprendeva sostanzialmente materiale da ‘Return To Heaven Denied’ non sfiguravano affatto, né suonavano eccessivamente "differenti"."

La prossima mossa è sicuramente quella di andare in tour. Avete in mente qualcosa di particolare a livello di scelta dei pezzi o di scenografia? O proporrete un concerto "classico"?

"Stiamo preparando proprio in questo momento una scenografia, ormai abbiamo un numero di dischi sufficienti per poterci permettere uno spettacolo un po’ più elaborato, ed è secondo noi il momento adatto per introdurre appunto una scenografia, che finora abbiamo scelto di non usare, forse perché i tempi non ci sembravano ancora maturi. Dal punto di vista della scelta dei pezzi in scaletta, c’è da dire che -verosimilmente- un nostro concerto da headliner non durerà 45 minuti come uno in apertura a qualche altro gruppo, per cui sarà anche un impegno dal punto di vista fisico. La nostra intenzione è senza dubbio di proporre il disco nuovo per intero, per correttezza verso chi ha speso i soldi e -crediamo- vorrà sentire quello che è, in questo momento, il nostro materiale più nuovo e importante. In ogni caso non escluderemo certo ‘Return…’ dalla scaletta, perché per noi ha fatto quello che ha fatto e alla gente continua a piacere. Poi di sera in sera vedremo quanto e quale materiale proporre, perché se ci dovessimo trovare ad avere 20 date di fila, allora non ci potremmo permettere di suonare tre ore per sera. Abbiamo comunque materiale in abbondanza, e credo che capiterà spesso l’occasione di inserire tre-quattro brani all’ultimo momento, secondo il feeling della serata.

Una cosa a cui teniamo particolarmente è l’impegno che stiamo mettendo nel cercare di organizzare date in TUTTA Italia. Al momento è possibile solamente per gruppi ska, alternative o pop, mentre i gruppi metal non riescono a mettere insieme più di cinque o sei date. Noi l’anno scorso ne abbiamo organizzate nove, che era già un numero consistente, sopra la media. Peccato poi che la data di Napoli sia svanita nel nulla all’ultimo momento per motivi inspiegabili… Per quest’anno vogliamo fare un vero tour, vogliamo più che raddoppiare le date dell’anno scorso, e ciò significherà andare anche in Sardegna e Sicilia, per esempio, e speriamo davvero sia possibile farlo: il promoter sembra favorevole e intenzionato a mandare in porto questa cosa. Tra le altre cose, spesso il pubblico crede che siano i gruppi a non volersi muovere per andare a suonare al Sud, per fare un esempio. La verità è che non ci sono organizzazioni sufficienti per farlo, e non si riesce ad arrivare in certi posti, non è letteralmente possibile organizzare concerti. Ora stiamo per firmare con un nuovo promoter che, come dicevo prima, sembra essere intenzionato a lavorare su tutta la penisola, e che sembra essere in grado di farlo, essendo ben "piazzato" ovunque."

Prima la cover di ‘The Final Countdown’ con i Vision Divine, ora quella di ‘I Feel You / Ti Sento’ dei Matia Bazar: la seconda soprattutto è totalmente aliena dal vostro genere musicale. E’ l’ennesima scelta controcorrente, che si allontana dallo stereotipo di gruppi metal che fanno cover di gruppi metal, o semplicemente ritenete che sia un gran pezzo?

"E’ vero che ormai non se ne può più di gruppi metal che coverizzano esclusivamente pezzi metal, me è anche vero che sin dal primo album abbiamo sempre cercato di proporre pezzi non nostri che provenissero da ambiti piuttosto lontani da quelli della musica pesante, siamo arrivati a risuonare pezzi techno addirittura! Essendo poi il significato di ‘Sons Of Thunder’ un significato comunque di uscita da certi schemi, abbiamo deciso di continuare con quest’ottica "rivoluzionaria" di fare cover, proseguendo con la scelta di un pezzo assolutamente non heavy. E’ anche più divertente, come musicisti, porsi la sfida di stravolgere un pezzo altrui che si muove su schemi molto differenti dai propri, ti metti al lavoro con un’ottica nuova."

Ci è voluto molto lavoro per riarrangiare ‘I Feel You’?

"No, non è stato un lavoro particolarmente laborioso, in fondo non si trattava certo di ‘Bohemian Rhapsody’! (Ride) Abbiamo semplicemente scelto un pezzo bellissimo con una melodia bellissima. Quando una melodia è bella, è bella, non c’è nulla da fare, lo è a prescindere dal genere."

Voi ci avete concesso un MP3 in anteprima, è segno che avete un rapporto di fiducia con la rete?

(Olaf Thorsen) "Io sono un tossicodipendente, mi sono fatto anche un abbonamento 24 ore su 24, figuriamoci!" (Ride)

Come tutte le rivoluzioni tecnologiche, all’inizio è difficile da gestire, quasi impossibile. E’ impossibile negare che la rete sia il futuro: è interessante, intelligente e utile, ma come ogni altro artista o gruppo anche noi non vediamo di buon occhio un software come Napster. Tutti quando è esploso il caso Metallica gli hanno dato contro, ma non hanno pensato che loro che avevano i soldi stavano (ipocritamente o meno non lo so, ovviamente) difendendo i diritti anche di gruppi minori che mai e poi mai potrebbero permettersi una causa del genere. E’ chiaro che al momento non si possa fare alcun intervento concreto, non possiamo che restare a guardare e sperare in una regolamentazione, prima o poi.

(Olaf Thorsen) Napster può essere comodo per rintracciare pezzi che non è più possibile trovare in giro, o che impiegheresti settimane o mesi per recuperare, magari solo per la curiosità di un paio d’ascolti. Poi magari mi serve di avere ‘Take On Me’ degli A-Ha per fare la cover, non ho il CD, cosa faccio? La scarico, ma è una situazione particolare, a me non capita mai di scaricare un disco intero e masterizzarmelo: non dico che non mi tenti la possibilità di farlo, ma resisto perché non lo trovo giusto. Tra l’altro facendo acquisti in maniera selettiva si riescono a risparmiare un sacco di soldi, perché esistono negozianti onesti che vendono i dischi ad un prezzo equo e non a 38.000 Lire."

Per chiudere, la volete o no la domanda sui gruppi italiani?

(Risate) "No, perché tanto sono tutti bravissimi!" (Altre risate)

 

Fabio Negri

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