Kreator + Sepultura: Live report e foto della data di Trezzo sull’Adda

Un martedì sera bello tosto quello in programma al Live Club di Trezzo, con di scena una quadriglia di band che in qualche modo hanno dalla loro una storia importante e una lunga carriera, oltre che un nutrito numero di fan. Purtroppo non riusciamo ad arrivare in tempo al locale per seguire l’esibizione d’apertura affidata agli Aborted e siamo costretti allo stesso modo a perdere anche alcune canzoni degli svedesi Soilwork.

Da subito quello che colpisce, vista anche la qualità dell’impianto del locale, è che la band di Bjorn Strid non ha per nulla un suono ben bilanciato e ciò che esce dalle casse è piuttosto caotico e senza la consueta spinta che ben sappiamo essere tra le doti incontestabili della band. Le canzoni buone ci sono ovviamente, come le classiche “Bastard Chain” e “The Chainheart Machine”, ma anche le più recenti “The Living Infinite I” o “Two Lives Worth Of Reckoning” e l’intenzione del gruppo pare quella, nella setlist relativamente breve proposta, di toccare più o meno tutti le fasi della carriera. Purtroppo la resa d’insieme non è all’altezza del nostro ricordo di altre esibizioni della band, ma, appunto, ci sentiamo più di consegnare la responsabilità ad una imperfetta miscela dell’impasto sonoro che alla prova dei musicisti. Il concerto finisce con una piccola hit come “Stabbing The Drama”, ma saremo sicuramente felici di apprezzare nuovamente i Soilwork in un’altra occasione.

Arrivano dopo poco sul palco i veterani Sepultura, o, meglio, quello che di loro è rimasto, visto che la mancanza in formazione di entrambi i Cavalera fa della band attuale poco più che un ricordo di quella che infestava le arena di mezzo mondo con album storici come “Arise” o “Chaos A.D.”. Nonostante cià non sarebbe però neanche del tutto corretto togliere alla formazione attuale ogni merito. L’ultimo album è, in particolare, davvero valido e così devono pensare anche i membri della band, visto che suonano quasi solo esclusivamente canzoni da “Machine Messiah”, più alcuni vecchi classici irrinunciabili.

E qui casca l’asino. Nel senso che le canzoni nuove sono del tutto convincenti anche in sede live; ben proposte ed eseguito, sostenute da un gruppo che pare crederci e da un batterista come Eloy Casagrande che fa tanta scena quanta sostanza. Sia nei brani più tirati, come “I Am The Enemy”, che nelle tante variazioni che accompagnano canzoni come “Phantom Self” o “Alethea” i Sepultura mostrano tutta la loro qualità odierna, visto che anche il buon vecchio Derrick Green in qualche modo riesce a fare il suo.

Discorso totalmente all’opposto per i vecchi classici. Soprattutto in canzoni come “Arise” o “Inner Self” la versione contemporanea appare come una pallidissima copia di quanto fatto ai bei tempi e lo stesso Green tira fuori tutti i propri limiti d’interprete totalmente inadeguato a certe sonorità. L’impressione è che i Sepultura siano costretti a portare nello show ancora canzoni che non gli appartengono più veramente e che, paradossalmente, sarebbe più godibile una performance fatto solo di canzoni della seconda parte della loro storia.

Un po’ meglio va il finale, affidato a “Ratamahatta” e “Roots Bloody Roots”, ma lo show è definibile come fatto di luci ed ombre… bello solo a tratti.

 

 

 

Chi invece colpisce il centro pieno sono gli headliner Kreator. Aiutati, va detto, anche da un upgrade della qualità di suono che ha dell’incredibile. Ora il volume è cresciuto, la pulizia con cui si distinguono gli strumenti è cristallina e la distorsione è quella giusta per gustarsi un concerto di grande impatto come quello proposto dalla band di Petrozza.

Si comincia con l’assalto frontale di “Hordes Of Chaos” e l’arena nella sua interezza accoglie il gruppo con un’ovazione e un headbanging scatenato. Meglio di così non si poteva cominciare, ma anche nel prosieguo c’è ben poco da criticare. I Kreator sono una macchina perfetta: suonano magnificamente, hanno un palco che attira la giusta attenzione con schermi sullo sfondo e qualche effetto (senza diventare un baraccone alla Rammstein), ma anche lo stesso Mille Petrozza è un frontman totalmente smaliziato, in grado di accattivarsi il pubblico con ogni artificio, e basta un suo gesto per scatenare urla, pogo e mani alzate.

La scaletta è anch’essa perfetta, concepita per alternare brani nuovi come “Satan Is Real” o “Gods Of Violence”, ad altri comunque recenti, come “Enemy Of God” e “Violent Revolution”, senza ovviamente mancare di ripescare classici immortali come “People Of The Lie” o “Extreme Aggression”, più una sorprendente “Total Death” (che crediamo non venisse eseguita live da parecchio tempo).

Nel complesso ogni cosa fila per il verso giusto e quando arrivano i bis, dedicati ancora una volta a grandi pezzi del passato, come “Flag Of Hate”, “Under The Guillotine” e l’immancabile “Pleasure To Kill”, quasi non ci si rende conto che l’ora e mezza dello show è già finita ed è tempo di sbaraccare tutto e tornarsene a casa. Un plauso sincero va alla band, ma anche alla partecipazione emozionata di un pubblico numeroso ed entusiasta. Di serate così ne avremmo tutti bisogno di più!

 

 

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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