Korpiklaani: Live Report della data di Milano

Il carrozzone con alcuni dei gruppi di folk metal più significativi del momento si ferma a Milano, precisamente ai Magazzini Generali, lunedì 5 marzo. La scelta vincente di questo mini-festival folk metal (lode agli organizzatori) è quella di iniziare presto e lasciar quindi la possibilità a tutti i gruppi di proporre un vero e proprio set e non spizzichi e bocconi della propria arte.

TROLLFEST

I primi a salire sul palco alle 18,00 circa sono quei pazzoidi dei Trollfest e con loro si scatena letteralmente il caos ed il divertimento. La band norvegese, che si presenta al completo in tenuta da esploratore del XIX secolo recuperando l’immagine scelta per il recente album “Helluva” (2017) con cui si parte a razzo con “Professor Otto”. Di certo il corpulento frontman Trollmannen si rivela ancora una volta un vero mattatore e catalizza l’attenzione ma la follia lucida è rappresentata dal bassista Lodd Bolt che non lesina di lanciarsi con tanto di strumento sul pubblico rischiando seriamente di rompersi la testa considerando che al momento la zona antistante il palco era abbastanza piena ma non così tanto da rischiare la pelle. Inoltre il musicista alla fine dello show si inoltra ancora nel pubblico creando una vero e proprio trenino umano che si dipana in lungo ed in largo diretto da Trollmannen. Il caos puro si ottiene poi quando vengono eseguiti “Kaptein Kaos” e poi quando ancora si fa ballare tutto il pubblico piagando sul posto entrambe le ginocchia seguendo la linea ritmica del brano “Die Grosse Echsen”. I Trollfest concludono uno show divertentissimo che dimostra come si possa realizzare metal demenziale coinvolgente senza scadere in assurdità prive di senso.

HEIDEVOLK

Un veloce cambio palco ed è subito il turno degli olandesi Heidevolk che a mio avviso si rivelano i migliori della serata. Il loro folk metal infarcito di cori stentorei ed epici risulta ancor più affascinante dal vivo e supportato da chitarre e da una linea ritmica di tutto rispetto pone sugli scudi un approccio originale che unisce ritmiche cadenzate a voci pulite raddoppiate grazie alle prove al microfono del robusto Lars Nacht Braecker e di Jacco de Wijs.
Considerando l’uscita del recentissimo “Vuur van Verzet” (gennaio 2018) la set list prevede diversi pezzi tratti da quest’ottimo lavoro e la scelta cade proprio sui brani miglipro a partire dalla scatenata opener “Ontwaakt” per passare al capolavoro “A Wolf In My Heart” (un vero gioiello epic metal con un ritornello da brividi e che si rivela l’apice compositivo dell’album) e poi ancora all’intro “Yngwaz’ Zonen” più la maestosa “Britannia” in cui le voci profonde e corpose fanno da contraltare ad un riffing cadenzato e dal gusto melodico e marziale.
Non mancano alcuni brani dai precendenti CD come “Wapenbroeders” (con la terremotante batteria di Joost Vellenknotscher in primo piano o ancora la rutilante “Nehalennia” con le chitarre dirette e violente di Kevin Vruchtbaert e Kevin Storm che dettano le fasi principali del brano. Nel complesso l’impronta più seria, cadenzata e colma di enfasi degli olandesi conquista e molti astanti rimangono a seguire le gesta della band con attenzione e trasposto. Ben fatto.

ARKONA

Rimaniamo all’approccio serio e colmo di trasporto con la band successiva, ossia gli Arkona guidati dalla singer Masha. Anche i russi salgono sul palco forti di una release appena uscita; parliamo di “Khram” e la band decide di dedicare tutta la prima parte del concerto a questo album. La scelta (vincente) probabilmente è dettata dal fatto che il nuovo CD è molto particolare, estremo, cupo come mai i nostri erano stati, profondo e violento. Si susseguono “Shtorm”, “Tseluya Zhizn”, “Khram” e “V Pogonye Za Beloy Tenyu”, ossia le tracce più significative di un’opera che sicuramente lancia i russi in una nuova dimensione, forse più difficile per gli ascoltatori, ma sicuramente anche più matura.
La scelta di utilizzare solo luci rosse lancinanti su un fondo nero per far da contorno a questi pezzi personali e strazianti risulta ottima e il pubblico apprezza.
Dopo tanto cupo furore anche i russi si lanciano in pezzi più tipicamente folk, coinvolgenti e leggeri che fanno esplodere il pubblico che ormai è diventato particolarmente numeroso e gioisce all’ascolto di classici come “Az'”/”Arkaim”, “Goi, Rode, Goi!” ed ancora la gioiosa e conclusiva “Yarilo”.
Dal vivo gli Arkona si confermano gruppo eccellente, in grado di interpretare le numerose sfaccettature del loro stile sempre in modo convincente.

KORPIKLAANI

Dopo l’ultimo veloce cambio palco arriviamo agli headliner, ossia i Korpiklaani che iniziano lo show come di consueto con il classico saltellante “Happy Little Boozer” che fa subito impazzire tutti i presenti e scatena un pogo sfrenato qualche fila oltre il palco.
Lo show dei finlandesi (come ho già avuto modo di verificare in passato) è un vero e proprio monolite di spasso e divertimento che si basa sulle ritmiche dell’ormai arcinota Humppa prestata al metal. I brani scorrono piacevolmente e si riconoscono fra gli altri “Vaarinpolkka”, l’ottima “A Man With A Plan”, la super folk “Wooden Pints” o le allegre “Tequila” (dalle tinte western) e “Beer Beer”. Non mancano anche alcune song dal taglio leggermente più malinconico come la sognante “Lempo” o la ritmata e marziale “Rauta”.
I due musicisti più scatenati sul palco sono Tuomas Rounakari al violino (completamente vestito di bianco con la bombetta del medesimo colore) e Sami Perttula alla fisarmonica che si spostano al ritmo della musica con il sottofondo di un enorme telone che raffigura la tipica foresta finnica senza nessun riferimento al monicker della band.
La descrizione dello show del gruppo si presta a una duplice lettura: da un lato tanto divertimento e birra che scorre a fiumi fra il pubblico, dall’altro lato un concerto lungo in cui a volte il sound risulta fin troppo omogeneo e dopo un po’ non si riesce a capire dove finisce una canzone e ne inizia un’altra tanto i pezzi son simili fra loro. Detto questo aggiungo anche che praticamente tutti i presenti apprezzano e si divertono come pazzi quindi probabilmente questo è quel che conta di più.
Ottima serata di folk metal di alto livello.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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