Komaday: Live Report della data di Pavia

Proseguono le iniziative in ambito metal al Tempio di Pietra De’Giorgi, locale della provincia pavese. Questa sera assisteremo alla performance dei Komaday, ottima prog metal band milanese fresca di contratto con Lucretia Records, la label che ha recentemente pubblicato il debut ‘Ghost And The Wiseman”. I Komaday iniziarono la loro attività come potenziale act di thrash/death tecnico di stampo nordeuropeo, una matrice che in alcuni momenti emerge ancora nel sound della band, che non disdegna alcune accelerazioni in questa chiave, ma è tuttavia un progressive metal sfaccettato (sebbene mai indigeribile) ad essere protagonista della serata.

La band estrarrà la maggior parte dei brani dal proprio debut, cominciando lo show con ‘Spirits In The Temple’, brano enfatico che di fatto mostra come il prog dei Komaday si sposi con refrain ricchi di pathos e con tappeti di riff piacevoli all’ascolto. Si mettono subito in luce le performance del singer Antonio Pecere, (dotato di un timbro morbido e duttile) e dell’axe man Lorenzo Negri, un tecnico delle sei corde che si muove con disinvoltura tra sognanti arpeggi e ritmi ben più aggressivi. Colpisce nel segno anche l’ottima sezione ritmica della band, formata dal bassista Luca Prederi e dal drummer Alessandro Galanti, due esecutori precisi ma altrettanto fantasiosi. Lo spettacolo continua con ‘Rendez-Vous’, la più ragionata ‘Ancient Lore’ e ancora con l’emozionante ‘Early Years’.

I nostri trovano il tempo per fare anche un tuffo nel passato, invitando sul palco l’ex-singer Andrea (front-man del periodo estremo dei Komaday) che duetterà insieme ad Antonio un brano della band risalente al 2001, ‘Spiritual Cloning’. Il pezzo, che parrebbe un sunto di influenze derivanti da Death , Control Denied e Dream Theater, riesce bene nel suo nuovo arrangiamento interpretato dalla voce di Antonio, alla quale interviene da contro altare il growl di Andrea. Un esperimento inusuale e gradito al pubblico.

Una nota a parte vogliamo serbarla per la scelta delle cover, originali e stilisticamente distanti l’una dall’altra. C’è spazio per una intrigante versione metal di ‘Wild Boys’ dei Duran Duran e a seguire un’ottima riproposizione di ‘Luglio Agosto Settembre Nero’ degli Area. Il finale, per la gioia di tutti i defenders del Tempio, è affidato al classico dei Manowar ‘Heart Of Steel’ sempre capace di suscitare entusiasmo e far cantare tutti a squarciagola.

E i Komaday salutano il pubblico dopo una performance notevole, che lascia intuire come la band, anche sul versante live, abbia tutte le carte in regola per ritagliarsi una fetta di successo.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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