Kiss: Live Report e foto della data di Milano

Ma sarà proprio vero che sia questa la fine? Sarà veramente l’ultima volta in cui vedremo il luna park dei Kiss in azione? E’ un po’ questa la domanda che serpeggia fra i molti che hanno affollato l’Ippodromo di San Siro per quella che, al momento, è l’unica tappa italiana per l’End Of The Road Tour. C’è chi ricorda come i Kiss in passato abbiano già annunciato dei tour d’addio, annunci che poi sono stati puntualmente smentiti, e come loro tante altre band hanno fatto lo stesso. C’è chi ricorda che Gene Simmons in alcune interviste ha accennato a un ipotetico futuro senza di lui e senza Paul Stanley, come se il nome fosse sufficiente per poter andare avanti, e c’è chi, più realisticamente, ricorda che i due membri storici della band iniziano ormai ad avere un’età ragguardevole, per cui è impossibile che i Kiss possano andare ancora avanti in eterno. E c’è anche chi è pronto a cogliere ogni indizio da quello che è accaduto al concerto. La voce registrata ha detto: “Questa è l’ultima volta che vedrete i Kiss nella vostra città“, segno che magari in un’altra location ci potrebbe essere spazio, oppure il fatto che nessuno durante il live abbia fatto il minimo accenno al fatto che questa sia veramente la fine…insomma, chi si vuole illudere che questa non sia stata davvero l’ultima volta, continuerà ad illudersi, e farà bene. Noi non abbiamo la risposta a tutta questa miriade di domande, ma il semplice fatto di porsele è segno che i Kiss sono una di quelle band di cui non si può e non si vuole fare a meno, e che ancora una volta la data di Milano è una di quelle che resteranno impresse nella nostra memoria.

L’apertura della serata è stata affidata, un po’ stranamente a dire la verità, a un artista proveniente da certi talent show statunitensi che risponde al nome di David Garibaldi. Armato solo di un abito macchiato di colore, un paio di pennelli e una tavolozza nera, Garibaldi ha l’abilità di dipingere verosimili ritratti delle rockstar preferite dal pubblico in pochissimo tempo e a tempo di musica. Sulla prima tavolozza appare quindi il viso di Steven Tyler, ovviamente sulle note degli Aerosmith, per lasciare poi spazio a Ozzy Osbourne, che viene dipinto capovolto. L’ultimo dipinto è un ritratto dei quattro Kiss, con il logo della band sullo sfondo dipinto con i colori della bandiera italiana; il dipinto verrà poi messo all’asta secondo quanto detto da Garibaldi, che dipinge mescolando tecnica e teatralità e non fa headbanging solo perchè ha i capelli corti. Una performance fuori dall’ordinario per il contesto in cui ci troviamo, divertente nel suo essere di breve durata.

Chi è già stato a un concerto dei Kiss sa bene quanto sia variegato il pubblico che la band è capace di radunare. Moltissime le famiglie con bambini, alcuni anche in età da asilo nido, e moltissime le acconciature, il face painting e i capi di abbigliamento in tema con il concerto che si vedono con un rapidissimo colpo d’occhio.

Le note di “Rock And Roll” dei Led Zeppelin annunciano che è arrivato il momento tanto atteso. I quattro musicisti mascherati più famosi al mondo fanno la loro comparsa sul palco calandosi dall’alto, grazie ad alcune piattaforme ottagonali che nel corso del concerto saranno parte integrante della scenografia e serviranno per proiettare una serie di immagini colorate. Fra un tripudio di fuochi artificiali e una spruzzata di fumo, si comincia subito con una doppietta di classici, formata da “Detroit Rock City” e “Shout It Loud“, tanto per far capire che, End of the road o non End of the road, anche stasera ci sarà da divertirsi a tutto spiano. Il meccanismo di un concerto dei Kiss è fatto in modo tale che tutti sanno, bene o male, che cosa succederà: sappiamo che ad un certo punto Gene Simmons sputerà sangue e che in un altro momento farà il mangiafuoco, che Eric Singer e la sua batteria si alzeranno da terra durante l’assolo (altro che il Rollercoaster di Tommy Lee) e che Paul Stanley durante “Love Gun” e “I Was Made For Loving You” compirà la sua cavalcata sopra le teste dei presenti per andare a suonare in mezzo al pubblico (sopra la torre del mixer in questo caso), per permettere anche ai fan più lontani di gustare meglio la sua presenza. Eppure, anche se chi ha già visto un concerto dei Kiss è in un certo senso preparato a tutto questo, ogni volta è un po’ come se fosse la prima, e tutti si sentono come rassicurati dallo scorrere fluido del concerto, da questo meccanismo che non ha mai, assolutamente mai, il minimo problema e che dispensa teatralità e grande spettacolo a piene dosi. Questo tour ha riservato però anche qualche sorpresa, come l’aggiunta di brani che non sono abituali nelle setlist dei Kiss. In alcune date precedenti ci sono stati “Do You Love Me” o “Hide Your Heart”; per le date europee è stato scelto invece di riprendere “Crazy Crazy Nights“, ma c’è anche spazio perchè Tommy Thayer dia prova della sua abilità alla chitarra con un bell’assolo durante “Cold Gin” e, insomma, perchè tutta la formazione attuale abbia il proprio spazio da protagonista. La parte visiva non può, ovviamente, non avere la sua importanza, tra fiamme alte come palazzi, inquadrature riprese con una regia studiata in ogni minimo particolare e le già citate piattaforme che salgono e scendono in più momenti, il momento dei bis finali sembra arrivare tropo presto. I Kiss sembrano fermarsi subito prima di “Rock And Roll All Nite“, come se il tutto dovesse finire in quel momento, ma basta un attimo perchè il pubblico si scateni intonando il ritornello: un tripudio di coriandoli colorati sparati a inizio a fine brano, stelle filanti e fuochi d’artificio accompagnano l’ennesima hit di quello che non è più “solo” un gruppo, ma un’istituzione, un qualcosa capace di unire generazioni di fan in tutto il mondo e di tutte le età. Possiamo veramente credere che finirà tutto nel giro di pochi anni, che questa sarà veramente l’ultima volta, la fine del percorso? Come detto a inizio report, non abbiamo modo di saperlo, ma ancora per un po’ vogliamo crogiolarci nell’idea che, sì, i Kiss torneranno, e non dovremo aspettare ancora troppo a lungo.

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login