King Crimson: Live Report della data di Palmanova

Sembrava non fosse proprio destino: dopo fulmini e tuoni in lontananza, quando sembrava che il pericolo potesse essere scampato il temporale era, invece, arrivato anche nella città fortezza di Palmanova, la cui piazza centrale era la suggestiva location per l’attesissimo concerto dei King Crimson, nel tour celebrativo dei 50 anni di carriera della band di quel genio assoluto che risponde al nome di Robert Fripp. La pioggia continuava a crescere, poi smettere, poi ripartire, con il risultato che diversi spettatori abbandonavano la città con un bel po’ di delusione. E invece, alle 22.30, un’ora dopo l’inizio previsto, con il cielo che cominciava finalmente a rischiararsi l’annuncio dal palco da parte degli organizzatori di GradoJazz – rassegna nella cui cornice era inserito il concerto: “Ci proviamo!” Un boato del pubblico rimasto e la corsa alle sedie, mentre nel cielo spuntavano pure le stelle.

I King Crimson oggi sono un mix di fedeltà alle origini, o quanto meno al passato – garantita dalla presenza di Mel Collins, Tony Levin e Pat Mastelotto – e quella costante ricerca che è sempre stata alla base del percorso musicale di Fripp e che lo ha portato a varare, qualche anno fa, la formazione con tre batteristi (oltre a Mastelotto ci sono Gavin Harrison e Jeremy Stacey, che si occupa anche delle tastiere), completata oltre ai musicisti di cui sopra da Jakko Jakszyk, voce e chitarra. Il risultato è di emozionante impatto, la scaletta – che pesca a piene mani da “In The Court Ok The Crimson King” ma non tralascia episodi estratti da varie fasi della carriera – a Palmanova è stata condensata in un paio d’ore senza sosta (nelle altre date si raggiungono le tre ore di concerto con interruzione) vista la partenza in ritardo ma restituisce appieno l’essenza di quello che hanno significato e continuano a significare i King Crimson. Spiccano la rilettura di “Frame By Frame”, una “Starless” che mette sempre la pelle d’oca e un’intensissima interpretazione di “Epitaph”, oltre alle svariate variazioni su temi e pezzi più e meno noti. Come sempre non è possibile scattare foto durante lo spettacolo, ed è davvero difficile descrivere anche a parole quella capacità di continuare a stupire, a reinventarsi, a riscrivere la propria storia di una band assolutamente unica e inimitabile. E nei frangenti in cui, sotto il cielo stellato, con gli altri musicisti in attesa Fripp seduto e concentrato ha regalato quelli che solo l’inevitabile banalizzazione del linguaggio costringe a chiamare assoli beh…pura magia.

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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