Killing Joke: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda (MI)

Il Live Club di Trezzo Sull’Adda ospita la prima tappa del The Great Gathering Tour guidato dai Killing Joke. Dopo l’uscita dell’ottimo “Pylon”, che risale ormai allo scorso Ottobre, per la band di Jaz Coleman giunge di nuovo il momento di proporsi dal vivo.

Al nostro arrivo nel locale sono già sul palco i Siveral, band italianissima e opening act della serata. Non riusciamo a gustarci tutto lo show di questo ensemble nelle corde dei 30 Seconds To Mars, con un tocco ancora più progressive e malinconico, purtroppo aggiungiamo, perchè i Siveral (che l’autore di questo articolo aveva già avuto modo di apprezzare in aperturta ai Bad Religion nel mese di Giugno) stanno crescendo molto bene. La musica del four piece presenta un forte impatto emotivo (sembra che anche gli Anathema e i Porcupine Tree stiano lasciando germogliare i loro semi), nonchè una certa energia in sede live, con la band guidata dal bravo chitarrista e vocalist Antonio Magrini davvero sicura del proprio potenziale.

Si cambia nettamente registro con i californiani Death Valley High (il nome della band riprende il titolo di un album dei Zombina And The Skeleletons), che propongono un industrial rock caciarone ed affilato, fatto di ritmi boombastici e melodie ficcanti. Nonostante qualche problema alle corde vocali del frontman (che si scusa con un bel “in tour può succedere di tutto!”), lo spettacolo scorre liscio, grazie alla buona presenza scenica del gruppo e all’intrigante mix tra metal e musica elettronica che ricorda una versione più easy listening di Rob Zombie e Marilyn Manson.

Il pubblico, per la verità non molto numeroso ma partecipe, è composto principalmente da over-30, ormai una costante in molti concerti, soprattutto quando si ha a che fare con gente che ha contribuito a scrivere pagine di storia di un genere musicale. I Killing Joke sono attivi dal 1979 e rappresentanti del lato più “metallico” della new wave e del post punk. Benchè non raccolsero le fortune di alcune band contemporanee, gli inglesi furono tra i primi a sperimentare quello che si può definire un crossover musicale, dedicandosi nel tempo a sonorità differenti tra gothic rock, elettronica intelligente e industrial metal. Non è un caso che band come i Nirvana (quel riff di “Come As You Are” clamorosamente simile a “Eighties”), gli Ugly Kid Joe, i Foo Figthers e gli stessi Metallica, ne parlino spesso come una fonte di influenza. Set relativamente breve di circa 80 minuti ma intenso, con un immobile ma carismatico Jaz Coleman vestito con un elegante abito nero a dominare la scena, talvolta rubata da un personaggione come Martin “Youth” Glover, nettamente più sciolto e ammiccante verso il pubblico. Dopo l’introduzione affidata a “Masked Ball” di Jocelyn Pook, si parte con un trittico impressionante e subito i convenuti si lasciano prendere dall’entusiasmo: “The Hum”, “Love Like Blood” e “Eighties”. Fa un po’ strano sentirle a inizio concerto, forse, come suggerisce un nostro amico, il buon Jaz temeva di sentirsi in difficoltà con la voce visti i toni più acuti se i pezzi fossero stati eseguti in coda, magari più semplicemente la tecnica è quella del “piazziamo subito i brani più noti così i nostri fan più accesi potranno godersi il resto dello spettacolo”. Fatto sta che subito si crea una forte sinergia con gli astanti e il gruppo procede infilando un pezzo dietro l’altro senza spendersi in convenevoli. I Killing Joke propongono un set concentrato principalmente sugli anni’80, lasciando il giusto spazio anche ad alcune canzoni tra le più conosciute del periodo recente. Spiccano “Requiem”, “The Wait”, “Exorcism”, accostate a “New Cold War”, l’irresistibile “Europen Super State” e “I Am The Virus”. Chiusura dello show affidata a “Pssyche” e poi un breve encore in cui finalmente Jaz si sbottona e concede un inchino e un saluto ai presenti, per dare il via a “War Dance” e “Pandemonium”, una scelta che soddisfa tutti.

I Killing Joke ci salutano dopo un concerto forse un po’ freddo e pure “affrettato”, ma di alto livello. E a volte i veterani tocca prenderli così, ma è un bell’accontentarsi.

killing joke

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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