Ken Hensley + Forever Heep + Bullfrog: Live Report della data di San Giovanni Lupatoto (VR)

Alto, volto scavato, fisico asciutto, disponibile verso il pubblico, armato del suo carisma e di un sorriso accattivante, vive in una fattoria in Spagna con l’attuale compagna e una decina di cani. A 66 anni, Ken Hesley, storico tastierista degli Uriah Heep, è la dimostrazione vivente che il rock fa bene alla salute. Da tempo legato all’Italia  da un punto di vista artistico (basti pensare alla sua partecipazione a “Rebel On The Run” dei Moonstone Project), il musicista britannico delizia il pubblico numeroso e attento intervenuto per la prima delle due date previste insieme ai Forever Heep. Questo è infatti il nome transitorio assunto dai Forever Deep (tribute band dei Deep Purple molto apprezzata dai Purple stessi, al punto che Ian Paice li sceglie spesso come accompagnatori per le sue date in Italia) per l’occasione. La locandina del concerto preannuncia già un tuffo nel mare dei grandi successi degli Uriah Heep che, senza nulla togliere all’attuale formazione, hanno avuto in Ken Hensley una delle chiavi di volta della prima parte della loro carriera.

Ad aprire la serata sono invece i Bullfrog, trio hard blues che inizia finalmente, a tre anni dall’ultima uscita discografica, a portare sul palco brani inediti, sempre contraddistinti da uno stile personale, un’ironia sottile (quasi britannica, quindi anch’essa in tema) e una grande coesione interna.

Nella prima parte dello spazio condiviso con i Forever Heep, dopo un’introduzione strumentale improvvisata, Ken Hensley si limita (per modo di dire) ad accompagnare la band con gli strumenti che gli sono più congeniali, hammond e tastiere. Segue poi un emozionante intermezzo centrale, dove Hensley si esibisce in tre brani di soli voce e piano, fra cui spicca la dedica a David Byron (primo cantante degli Uriah Heep, morto nel 1985) prima della emozionante “Rain”. Si chiude alla grande, con Hensley posizionato a centro palco alla chitarra acustica, impegnato in una carrellata di quelli che sono i grandi classici della band britannica, con “July Morning”, “Easy Livin”, “The Wizard” e “Lady In Black”, e il bis di “Gypsy”. La serata piace sicuramente a chi ha sulle spalle qualche primavera in più, e quindi è cresciuto con l’hard rock degli Uriah Heep. Nonostante questo presupposto, non siamo assolutamente di fronte a un’operazione nostalgia: tanti fan giovani affollano il teatro (che offre a sua volta un contesto naturalmente ottimo per il concerto a livello di luci e suoni) e ci ricordano che la bravura di certi musicisti non ha età. Un evento con tante unicità, un’atmosfera magica.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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