Jinjer: Live Report e foto della data di Milano

Nonostante la temperatura relativamente bassa, i gruppi scelti per questo mini festival sono pronti ad infiammare il palco dei Magazzini Generali. La curiosità di vedere i Jinjer dal vivo, dopo l’uscita dell’ultimo album “Macro”, è stata talmente alta da richiedere un upgrade della location, che inizialmente era prevista al Legend Club.

I primi a salire sul palco sono gli ucraini Space of Variations, che però non ho avuto modo di ascoltare, trovandomi in quel momento occupata con l’intervista a Tatian Shmaylyuk. Successivamente, ad esibirsi sono i finlandesi Khroma. una band che nasce nove anni fa e propone un genere particolare, ovvero l’Elettro Groove Metal. Un’unione di elementi elettronici e una voce decisamente metal, una scelta sicuramente azzeccata considerando le attuali tendenze musicali, ma che però non ha convinto proprio tutti e ha lasciato alcuni con l’amaro in bocca. Non si può dire lo stesso dei The Agonist, band accolta positivamente dalla folla. Da qualche anno troviamo alla voce Vicky Psarakis, che ha sostituito Alissa White-Gluz dopo l’abbandono nel 2014. Anche la nuova cantante si destreggia bene dal vivo nei passaggi da voce pulita a tecniche vocali come scream e growl. La band promuove il nuovo disco “Orphans”, uscito pochi mesi fa, eseguendo “In Vertigo”, “The Gift of Silence”, la title track, “Burn It All Down” e la conclusiva “As One We Survive” con cui salutano il pubblico milanese.

KHROMA

THE AGONIST

Compare, poi, un countdown sullo sfondo: mancano tre minuti all’ingresso della band più attesa della serata, i Jinjer. Sin dalle prime note di “Teacher, Teacher” Tatiana dimostra di essere in grado di cantare ugualmente bene sia in studio che dal vivo e il pubblico è pronto ad accompagnarla a squarciagola nel ritornello. Il pogo continua anche nella seguente “Sit Stay Roll Over”, sempre tratta da “King of Everything”,  e la bellissima “Ape”. In seguito, inizia la promozione vera e propria di “Macro” con una delle tracce più sperimentali, “Judgement (& Punishment)”, che vede l’alternanza di metal, reggae e growl potente. Durante tutto il corso dell’esibizione sullo sfondo vengono proiettate varie grafiche e giochi di luci che rendono l’atmosfera assolutamente più coinvolgente. Solo per questo, il prezzo del biglietto è stato ripagato. Ad esempio, in “I Speak Astronomy” la musica viene accompagnata da varie immagini dell’universo che compaiono sullo sfondo mentre Tatiana canta “Come and join me in my rotation”. Di terribile in questo concerto non c’è davvero nulla, se non il titolo di “Dreadful Moments”. Possiamo affermare che oltre a voler promuovere l’uscita di “Macro”, i Jinjer hanno deciso di portare comunque sul palco anche la maggior parte delle tracce contenute nell’EP “Micro”. Facciamo un salto all’indietro, verso il secondo lavoro in studio della band, per ascoltare “Who’s Gonna Be The One?”, un’ennesima dimostrazione dell’ecletticismo dei Jinjer. Quando parte l’inizio di “Restrospection” il pubblico si esalta, anche se per ovvi motivi è costretto a non cantare la sezione in russo. “Perennial” è uno dei momenti più interessanti di questa serata e una delle tracce meglio rappresentative della band. Non potevano sicuramente mancare “On The Top” e “Pit of Consciousness”, assolutamente tra le mie preferite dell’ultimo album, per poi fingere di concludere la serata con “Just Another” e “Words of Wisdom”.

Ma chi può andare a casa senza aver sentito “Pisces” dal vivo? Non io di certo, ma neppure la folla che ha riconosciuto subito l’inconfondibile inizio di chitarra. E’ stato decisamente il momento che che ho atteso con più ansia. Il più emozionante della serata. “Captain Clock” è davvero l’ultima e i jinjer si congedano non senza aver ringraziato più volte i fan italiani.

Considerando il numero di band che si sono esibite, il costo della serata è stato davvero onesto. Tra tutte le esibizioni, ovviamente ho preferito quella degli headliner, che anche dal vivo confermano di essere degli ottimi musicisti. E di Tatiana, beh che dire? Una frontwoman di altissimo livello e con una vocalità impeccabile. Non vedo l’ora di poter assistere ad un altro tour dei Jinjer, perché questa volta le aspettative non sono state assolutamente deluse.

JINJER

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