IX Agglutination Festival: Live Report

è la finestra a disposizione dei fan del sud per godere del meglio del panorama metal italiano e non, ma per noi poveri ‘nordici’ è quanto di più lontano possa esistere: lontano come concezione di distanza da una ‘comoda’ Milano o Roma, lontano da tutto. Abbarbicata su di un colle in piena Basilicata, da quasi dieci anni Chiaromonte vede materializzarsi entro i suoi confini il sogno di un ragazzo che ha fatto del metallo pesante la sua ragion d’essere e che risponde al nome di Gerardo Cafaro. Gerardo ha portato al suo paese d’origine nomi di tutto rispetto come Overkill, Destruction e molti altri altri, tutto per quei ragazzi che non hanno la possibilità di raggiungere i grossi festival del Nord Italia.

Per Metallus si è trattato di un viaggio al limite dell’estremo, con autisti di pullman che poco o nulla avevano a che fare con il codice della strada, code chilometriche sull’oramai famigerata Salerno/Reggio Calabria, nonché strade infinite tra i colli della regione ionica.

Incredibilmente, siamo a destinazione nel tardo pomeriggio. Dopo un sano e meritato ristoro, ci accingiamo al consueto ritiro degli accrediti e ci fiondiamo in zona palco dove, minuto dopo minuto, il numero degli spettatori cresce, pur non rivelandosi complessivamente elevatissimo al termine della serata. Persi inevitabilmente gli opening act, al nostro arrivo stanno terminando i capitolini Rosae Crucis ed il loro metallo oltranzista tipicamente ottantiano, da colleghi presenti abbiamo ampie conferme che si finora si è trattato performance più che pregevoli. Ci fidiamo e non ci serve sapere altro. Un pezzetto di storia sta per calcare il palcoscenico: i napoletani Marshall stupiscono piacevolmente tutta l’audience con un raffinato, potente e tecnico prog che sfocia in saltuari intermezzi power/rock per nulla sgraditi. Alla fine risulta lievemente tedioso lo stare perennemente concentrati per carpire tutte le sfaccettature del loro sound, ma è un impegno che in fondo il gruppo merita. L’appetito che si fa strada viene soffocato con un’incendiaria salsiccia locale nella quale il peperoncino sembra far scomparire il sapore suino (nonchè incenerire le nostre papille gustative!), proprio nel momento in cui lo speaker annuncia i folkster veneti Elvenking. Costumi e contaminazioni folk fanno sì che il loro set colpisca per precisione e coinvolgimento: di strada da percorrere i nostri ne hanno ancora molta, ma tutto sommato la visione del loro show ci ha soddisfatti. Fàccino largo, siore e siori: entrano in scena Pino Scotto ed i suoi Fire Trails! Uno show energico, senza ‘se’ e senza ‘ma’, anticipato dal consueto ‘proclama’ del singer sulla sempreverde vitalità del metallo e dell’hard rock tricolore. Data la forma strepitosa di gran parte dei ‘furon’ Vanadium, tutti gli episodi dello show vengono proposti con un’energia indicibile sino al commiato affidato a ‘Long Live Rock’n’Roll’. Notevoli. Nel frattempo giunge voce che i Vader hanno perso una coincidenza aerea e quindi mancheranno inevitabilmente la venue dell’Agglutination. Spetterà perciò ai nostrani Labyrinth il ruolo di co-headliner della manifestazione, assieme ai Virgin Steele di De Feis. La carinissima Valentina/Leanan e l’ustionato Leo/Patrick (ma… ha messo la testa dentro un microonde senza accorgersene??) insieme ai loro Beholder salutano il tramonto con la verve tipica del novello ‘Wish For Destruction’. Centinaia sono i chilometri che separano Chiaromonte e la Madonnina, ma ai sette alfieri del (cyber)metal lombardo non sembra importi molto della distanza, visto come le corde delle chitarre scagliano energia e stilettate per finire in un affondo deciso e marcato esattamente come il possente e robusto drumming. Diatribe antiche vogliono sud e nord guardarsi in cagnesco? Siamo sicuri che, dopo l’incredibile concerto dei Beholder di oggi, un tassello sulla strada della ‘riappacificazione’ è stato posizionato! Le luci del giorno sono infine calate e l’ora del Teatro Dei Vampiri s’avvicina: i Theatres Des Vampires entrano in scena con tutta la loro maestosa e sulfurea magnificenza. Chi scrive poco o nulla è avvezzo a simili tipologie di metallo, ma non può che rimanere affascinato dal carisma tipicamente bondage della singer Scarlet e dalla padronanza del palco dei suoi compagni. Musicalmente possono piacere o non piacere, ma sicuramente l’effetto shock (come non citare il crocefisso infuocato e rovesciato con cui la fetish-frontwoman si presenta on stage?) è quello che di più colpisce della loro performance. Voto? 666, ovviamente! Chi conosce il sottoscritto può confermarvi la sua passione innata per l’italico Labirinto. Un anno è trascorso dall’ultimo concerto di Cantarelli e compagnia bella. Un anno in cui di cose ne sono successe. E tante. L’eccitazione è quindi elevata quando viene annunciato il nome dei prossimi protagonisti: Labyrinth!

Una intro tratta da un film horror di serie B -con tanto di urla, grugniti e quant’altro- precede un colpo di fucile come ‘The Prophet’: violenza allo stato puro, energia che viene pompata alle stelle in un tripudio di gente che inizia a dimenarsi.

Mattia distrugge le pelli con foga inaudita e Cristiano lo segue col suo basso, per una sezione ritmica che in ‘Livin’ In A Maze’ e ‘Just Soldier’ si esprime a livelli stellari. Il MC (Andrea DePaoli, tastierista. ndr) è realmente ispirato e crea atmosfere che spaziano dal velato romanticismo di ‘Lady Lost In Time’ ai sapori prog di ‘Hand In Hand’. Ma gli occhi erano puntati su Pier Gonella, novello live-guitarist della band, che è riuscito nell’intento di colpire per freschezza e personalità dello stile. A suo agio come non mai tra brani nuovi e datati, Andrea Cantarelli si è divertito anche durante l’invasione di palco di un fan. Infine Roberto Tiranti ha fatto saltare tutti sulla sedia con un’interpretazione quasi perfetta: i mesi di ‘allenamento’ nel musical de ‘I Dieci Comandamenti’ hanno accresciuto ulteriormente le capacità vocali di uno dei più grandi singer italiani. E’ proprio dopo ‘Livin’ In A Maze’ che Roberto si rivolge ai presenti: "E’ da diverso tempo che manchiamo dalle scene e nel frattempo in molti ci sparavano contro, dicendo che eravamo finiti, spariti e poi ancora dicendo che solo perché un elemento della band se n’era andato non eravamo più noi: beh, a quelle persone dico solo BACIATECI IL CULO! Noi siamo ancora qui!"

Anche se alcuni angoli devo essere ancora smussati, il festival è servito da banco di prova per una band animata da un nuovo spirito e con un’energia che molti davano come persa. A fare la differenza, la voglia dei Labyrinth di salire sul palco e suonare divertendosi come nella più riuscita delle feste. Una festa che ha celebrato il loro grande ritorno. Spossati ma gaudenti rinfranchiamo le esauste corde vocali con una fresca birra (cantare i pezzi dei Labyrinth non è cosa semplice!) ed attendiamo che i Virgin Steele di De Feis piombino sul palco per concludere il Festival dell’Agglutinazione. Un telone rosso che viene issato prima e fatto scendere poi sancisce l’inizio del loro spettacolo. Circa due ore, durante le quali il meglio del meglio del loro repertorio è stato snocciolato a dovere, apprezzato anche da chi con l’epicità metallica non ha molto a che spartire. ‘Invictus’ e ‘Symphony Of Steel’ sono solo alcune delle gemme proposte dal folletto (vi si è mai parato davanti il brevilineo De Feis?) in gran spolvero. Le tastiere sembrano immense davanti a lui, ma le note che riesce a trarne la dicono lunga sulla sua maestria. Un modo particolare di proporre il metallo, anche se in alcuni passaggi ci scappa uno sbadiglio (maledetti assoli!!!), ma per i fan delle prime file è oro quello che i quattro propongono dal palco. Cala così il sipario su questo ennesimo tour de force chiamato Agglutination: noi c’eravamo ed in qualche modo abbiamo cercato di rendervi partecipi con immagini e parole.

All’anno prossimo, cari! Chiaromonte vi attende…

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