Italian Gods Of Metal 2010: Live Report

Ancora una volta sui due palchi dell’Alcatraz di Milano si è svolto l’Italian Gods Of Metal edizione 2010. Sul Club Stage, cioè il palco minore e disposto lateralmente, si sono esibiti, in ordine: Bad Bones, Malnatt, In Tornmentata Quiete, Infernal Poetry, Raw Power, Skanners e Pino Scotto; mentre sull’Hall Stage, cioè quello principale gli Atreides, Trick or Treat, Strana Officina, Labyrinth, Sadist e Bulldozer. Nomi d’eccezione, vecchie glorie dal passato e qualche novità del metal nostrano hanno caratterizzato questo festival diventato ormai una tradizione. L’Alcatraz è un locale decisamente ampio e si è rivelato una struttura più che adeguata a ospitare i fan accorsi per l’evento in questione, seppure non numerosi come in passato, nonostante la politica dei prezzi scelta dalla Live! che, come noto, proponeva i biglietti in prevendita a tariffe decisamente interessanti. Altra questione, stavolta davvero apprezzabile, è stata la puntualità dell’organizzazione che, alternando le esibizioni sui due palchi, ha permesso – come già nelle precedenti edizioni – di ridurre al minimo gli intervalli tra le esibizioni delle band, ottimizzando così significativamente i tempi.

Malnatt

Si arriva in tempo per la notevole esibizione dei Malnatt, che propongono il loro particolare black metal cantato (perlopiù) in italiano e dialetto bolognese. Truci, ammantellati, pittati se non mascherati i Malnatt rendono fede al loro stesso nome – che significa “Malnato”, dal bolognese “Malnatt” appunto – non tradendo le aspettative. Irresistibile, irriverente e divertentissimo mattatore il mitico leader Porz. Menzioniamo tra le song del Malnatt-show: “Fantasmi”, “Malleus Maleficarum” e “Penombre”.

Trick Or Treat

È dunque la volta dei Trick or Treat – una sorta di piacevole incrocio fra Gamma Ray e Helloween – che propongono uno show melodico e colorato come il loro stesso variopinto look. Purtroppo le regolazioni dei volumi lasciavano decisamente a desiderare – un problema che si ripeterà purtroppo anche per altre band – tanto che le chitarre si sentivano appena, soffocate dalla base ritmica. Notevole la prestazione del talentuoso singer Alessandro Conti, che si è mostrato tranquillamente a suo agio in vocalizzi degni del miglior Kiske.

In Tornmentata Quiete

Neanche il tempo di dare un’occhiata ai numerosi e sempre interessanti stand di cd , dvd e merchandise presenti che già comincia l’esibizione dei In Tormentata Quiete, una delle band emergenti vincitrici, insieme a Malnatt, Atreides e Bad Bones, del concorso Italian Metal Awards, indetto per l’occasione dalla lungimirante Live! Un genere complesso quello della band, sospeso tra prog, potenti sfuriate death metal e momenti melodici ed atmosferici, caratterizzato dall’impiego di due singer: Giovanni Notarangelo utilizza clean vocals mentre Marco Vitale si dedica allo scream. Musicalmente preparati, gli In Tornmentata Quiete risentono di arrangiamenti e performance vocali talvolta non troppo funzionanti e talvolta un po’esasperate. Gran lavoro del tastierista Antonio Ricco che si distingue per gusto e coinvolgimento.

Strana Officina

Tra i vincitori morali della presente edizione dell’Italian Gods Of Metal. Tutto è stato perfetto per la Strana Officina, tranne la posizione nella bill, farli suonare alle 15:00 non è stato particolarmente sensato, per usare un eufemismo. Ma veniamo all’esibizione. Per chi non li abbia mai visti suonare, gli Strana Officina sono un’esperienza da vivere, non sono poche le persone a cui sono venuti i brividi a vederli sul palco e, soprattutto, ascoltare di quale impatto siano dotati: devastanti! Supportati da un suono cristallino e di una potenza immane, il quartetto toscano ha fatto la scelta giusta, ovvero iniziare a sciorinare qualche nuovo estratto dal nuovo “Rising To The Call”, un album dai contenuti esplosivi che dal vivo ha fatto vittime. “Night Flyer”, “Boogeyman” e l’incredibile “Beat The Hammer” hanno a dir poco spazzato via qualunque cosa si trovasse davanti. L’incarnazione dell’attuale Strana Officina, ricordiamo, guidata dagli storici Daniele Ancillotti ed Enzo Mascolo, insieme ai due cugini fenomeni Rolando e Dario Cappanera, sono la migliore dimostrazione di serietà, professionalità e carisma dell’Italia metallica, una band con un’attitudine che è difficilissimo riscontrare anche tra gli act internazionali più quotati. “Profumo Di Puttana” ed altri classici si susseguono, la band è in stato di grazia e consapevole dei propri mezzi, se Bud ed Enzo sono una certezza, Rolando e Dario catturano l’attenzione del pubblico, grazie alle rispettive performance: due indemoniati! Auguriamoci di rivedere al più presto la Strana Officina in tour, a supporto di “Rising To The Call” per goderci un intero concerto al loro cospetto.

Night Flyer

Boogey Man

Profumo Di Puttana

Sole Mare Cuore

Beat The Hammer

Pyramid

Autostrada

Viaggio In Inghilterra

Non Sei Normale

Infernal Poetry

Si torna dunque al Club Stage dove gli Infernal Poetry – vincitori della sezione “big” (pare d’essere al Festival di Sanremo…) insieme ai Trick or Treat – propongono il loro complesso, articolato sino all’esasperazione, death metal. La loro buona esibizione ha risentito purtroppo di suoni e volumi non adeguati, già fondamentali per una simile proposta musicale, tanto che spesso la voce andava a coprire gli strumenti. Gli Infernal Poetry si sono mostrati d’altra parte decisamente motivati ed energici, come testimoniava la loro grinta sul palco.

Labyrinth

Che spettacolo Tiranti! In gran forma il cantante ligure, particolarmente stimolato dall’evento, sciorina una prestazione da grande cantante quale è. Tiene il palco con esperienza, simpatia e coinvolgendo a più riprese il pubblico, abbellendo la prestazione con parecchi acuti che fanno venire i brividi: ce ne fossero in giro cantanti del genere. Ma i Labyrinth non sono solo Tiranti, Olaf Thorsen è uno dei chitarristi italiani più noti ed apprezzati in campo metal, tecnico, preciso e veloce, ha graziato i presenti con assoli mozzafiato ed una presenza scenica non indifferente. Salutiamo il ritorno di Frank Andiver alla batteria, accompagnato al basso da Sergio Pagnacco dei Vanexa, e come non citare gli altri due membri storici Andrea Cantarelli e Andrea De Paoli, che gli appassionati hanno già avuto modo di apprezzare in passato. Il set dei Labyrinth si basa su una scelta dei brani particolarmente tirati, rispolverando il classico power metal che li ha rese celebri, così sono seguite una bordata dietro l’altra, tranne che per “Lady Lost In Time” in cui hanno mostrato il lato più romantico.

Moonlight

In The Shade

Lady Lost In Time

State Of Grace

Chance [inedito]

Piece Of Time

Thunder

Raw Power

Club Stage sede di un evento inaspettato: hardcore. Si esibiscono infatti i Raw Power una delle più longeve, importanti ed influenti hardcore band al mondo, in pista dal 1981: da trenta anni. Si tratta in questo caso – invero più unico che raro – di una band italiana che non ha seguito dei modelli provenienti dall’estero ma è stata essa stessa modello e capostipite del movimento hardcore, senza peraltro mai “sputtanarsi” cioè, in gego hc, senza mai vendersi, rimanendo coerenti, pagandone il fio ma mantenendo attitudine e orgoglio. Si tratta dei principi e degli ideali stessi che fondano l’hardcore. E questo fanno i Raw Power: hardcore, e sono tornati a una formazione a cinque elementi, dopo anni in cui il posto di Giuseppe era stato volutamente lasciato libero, quasi che in qualche modo così continuasse ad esser presente nella band oltre ai limiti della morte. È come un pugno in faccia quello che suonano i Raw Power, e ciò che inesorabilmente accade è che il pubblico apprezza, si lascia andare in un pogo esasperato e disperato come la vita. 40 minuti di furia per 23 canzoni, in cui Mauro continua a gridare rabbioso dopo trent’anni quel qualcosa che non ha prezzo perché non si può comprare: l’hardcore, ancora una volta, ma quello dei Raw Power, che prendono ferie da lavoro per fare i concerti, non quello delle band commerciali sputtanate e svendute al mercato discografico. Tra i pezzi eseguiti menziono solo “Resuscitate”, title-track del nuovo album di inediti in uscita dopo sette anni (troppi!), otto anni ormai dalla morte del compianto Giuseppe. Mauro a suo modo ringrazia la “Live!” dell’invito, anche se poi spiega che in realtà “non gliene frega un cazzo”, mentre gli importa di ringraziare il pubblico che si è mostrato tanto inaspettatamente caloroso e partecipe. Io da parte mia, come sempre, ringrazio lui.

State Oppression

Mine To Kill

Raw Power

Victim

My Boss

Power

Reptile House

We Shall Overcome

Still Screaming

You’re Fired

Nihilist

Hate

Trust Me

Resuscitate [inedito]

Start A Fight

Police, Police

Politicians

No Card

Certain Kind

Fuck Authority

Burning The Factory

White Mynority

State Oppression

Sadist

Neanche il tempo di riprendersi che sull’Hall Stage salgono i Sadist, ed è un altro spettacolo. I Sadist hanno ancora una volta reso una prova eccezionale, sia di potenza sia di perizia tecnica e complessità compositiva, attraverso il loro personalissimo e originalissimo death metal ipertecnico, con inserti simil jazz e parti atmosferiche. La base ritmica dei bravissimi Andy Marchini (basso) e Alessio Spallarossa (batteria) è clamorosa e tecnicamente ineccepibile, Tommy Talamanca suona alternativamente e spesso anche contemporaneamente chitarra e tastiera. Trevor si fa sentire con la sua potente voce che alterna scream e parti in growl, confermandosi un frotman dal grande carisma e dalla fortissima personalità. Dall’album in uscita intitolato “Season In Silence” vengono proposti ben quattro brani (senza contare l’Intro “Aput”) che si alternano ai classici della band. Dunque Trevor, sempre enormemente carismatico e ironico si accanisce contro il Natale e il relativo Babbo presentando “Christmas Beat”, una volta che dal pubblico ha ricevuto in “regalo” uno stuolo di corna alzate. La chiusura è affidata al classico “Sometimes They Come Back”. Bravissimi e originali i Sadist, tra i migliori dell’intero festival.

Aput [Intro]

Broken & Reborn

Season In Silence

The Attic And The World Of Emotions

Christmas Beat

Sometimes They Come Back

Tribe

Night Owl

Tearing Away

Sometimes They Come Back

Skanners

Al Club Stage è la volta dei veterani Skanners, storica band bolzanese. Gli Skanners, fautori di un metal in pieno stile anni ottanta non possono che ricordare marcatamente in particolare bands quali Saxon e Judas Priest in primis, senza forse la scintilla che contraddistingue i loro modelli. Tuttavia la convinzione, l’entusiasmo e l’energia dimostrate dal Becchino & C. sono innegabili e anzi contagiose. Menzioniamo il brano “Hard And Pure” dal nuovo album in prossima uscita.

TV Shock

Iron Horse

Time Of War

Blood in My Eyes

Metal Party

Serial Healer

Starlight

Rock City

Welcome to Hell

Hard and Pure [inedito]

Bulldozer

Tornano dunque i milanesi Bulldozer, dopo quasi vent’anni di assenza, sul palco dell’Italian Gods Of Metal 2010. Dei membri fondatori rimangono il cantante AC Wild e il chiatarrista Andy Panigada. La proposta musicale dei Bulldozer è sempre quella, invero forse denunciando oggigiorno diciamo “qualche invecchiamento”: si tratta di rabbioso e furente thrash metal che pare in qualche modo assimilare Venom, Motorhead, Kreator e Sodom. L’altissimo leader ammantellato AC Wild canta poggiandosi a una sorta di pulpito per l’intera esibizione, introducendo di volta in volta i brani con aneddoti decisamente curiosi e memorabili (si pensi al giudizio decisamente negativo espresso seguito dell’incontro con quella band, oggi molto famosa, per cui a Torino al Palatenda avevano i Tank, i.e. i Metallica…). I Bulldozer hanno sprigionato tanta rabbia, tanta energia durante la loro esibizione, che il pubblico ha mostrato di apprezzare. Brani del recente nuovo album “Unexpected Fate” si sono alternati ai classici della band. Chiude l’esibizione dei Bulldozer “Willful Death” in memoria di Dario Carria.

Neurodeliri

Use Your Brain

Bastards

IX

Ilona The Very Best

The Derby

We are Fuckin’ Italian

Impotence

Minkions

Micro VIPS

Deat Mechanism song

Unexpected Fate

Cut Throat Worshipping Sin

Aces Of Blasphemy

Willful Death

Pino Scotto

Ma sul Club Stage è finalmente la volta di Pino Scotto. I volumi durante la sua esibizione erano mostruosi, eccessivi, da Guinness dei primati. Pino Scotto si conferma veramente un personaggio, con la sua disarmante sincerità e spontaneità rende accettabili e giustificabili anche le considerazioni più controverse e oltranziste e gli insulti più irriverenti: si scaglia contro i discografici, il Festival di Sanremo, i Talent Show in TV, le band e i cantanti commerciali e il pubblico che li segue… fanculizza praticamente tutti, ma lui può, e non solo in virtù della sua storia, della sua esperienza, delle sue band e delle sue canzoni, ma proprio perché è Pino. Sì perché le sue esasperazioni si fondano su verità profonde e recondite, frutto di una sensibilità e una conoscenza delle (brutte) cose del mondo che allo stesso tempo le giustifica e fonda. È così che Pino nella sua viscerale spontaneità diviene in qualche modo tanto credibile, perché insomma in fin dei conti lui ha ragione; è una sorta di Beppe Grillo metal. Almeno, io gli credo, e lo apprezzo: una simile autentica spontaneità frutto di ribellione e rock’n’roll è un patrimonio. La scaletta dell’esibizione propone coraggiosamente quasi esclusivamente brani dal nuovo album “Buena Suerte”, cantate tutte in italiano. Proprio un bel concerto quello di Pino Scotto, peccato per i volumi pazzeschi e che la gente rimasta fosse davvero ormai poca, forse stremata dalla lunga giornata e dalla levata del lunedì mattina. Eravamo però pochi ma buoni noi rimasti, e poi c’era Pino era rock’n’roll per tutti, anche per gli assenti.

Spaces and Sleeping Stones

Tempi Lunghi

Fighter

Quore di r’n’r [sic!]

On Fire

Che Figlio di Maria

Diatribal Rock

Piazza San Rock

Come Noi

Morta è la città

Run too Fast

Il Grido Disperato di Mille Band

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