Italian Aggression Edition: Live Report e foto del festival

Vecchie e nuove generazioni del metal italiano si incontrano in questo nuovo appuntamento live organizzato dai colleghi di Truemetal.it. Il gran caldo di inizio luglio è, per fortuna, parzialmente sconfitto da una location, appena fuori Parma, protetta da un’ampia tettoia, che protegge dal sole e al tempo stesso lascia passare l’aria (calda, ma pur sempre aria), cosa che permette fin dal primo pomeriggio un buon afflusso di pubblico. Arriviamo in tempo per assistere a una parte dello show degli Ulvedharr, che con il loro death metal alla massima potenza e a volumi ragguardevoli ci fanno capire subito che assisteremo ad un festival senza compromessi di sorta.

Altrettanto giovani, ma già forniti di un’esperienza di rilievo, sono i Game Over, che si esibiscono successivamente e che abbiamo avuto occasione di rivedere in azione di recente durante l’ultima edizione di Acciaio Italiano, Anche in questo caso il loro thrash metal condito da una tenuta di palco particolarmente elettrizzante si dimostra una ricetta vincente per attirare l’attenzione e lasciare un’impressione più che positiva.

I Rain incentrano la loro esibizione su brani appartenenti al repertorio degli ultimi anni, con pezzi quali “Mr. 2 Words” o “Bang Bus“, chiudendo con il loro inno “Only For The Rain Crew” che fanno ampiamente parte, ormai del loro vissuto. Buona la prestazione sul palco, per una band che di tanto in tanto subisce rimaneggiamenti di vario tipo, ma che per ora pare essersi stabilizzata.

Con i Distruzione si comincia ad entrare nel vivo della manifestazione con quelle band che hanno una storia più lunga alle spalle. Il loro death metal senza compromessi fa scatenare i presenti nonostante l’orario pomeridiano e il caldo che non concede tregua; brani come “Il signore delle mosche“, “Stultifera Navis” o “Nel tuo nome” sono ormai cavalli di battaglia, nel vero senso della parola, eseguiti con quel giusto connubio tra aggressività e ricerca musicale che contraddistingue la band, ottima come sempre nel suo genere.

Anche gli IN.SI.DIA., forti del loro ultimo lavoro, quel “Denso inganno” che ha riscosso consensi unanimi, danno prova di essere ancora una band con molte carte da giocare. Molti i riferimenti, appunto, all’ultima uscita, ma non mancano nemmeno classici del repertorio del gruppo, come “Parla parla” e “Nulla cambia”. Durante la loro esibizione si registra poi uno dei momenti più significativi di tutto il festival, quando gli IN.SI.DIA. vengono raggiunti sul palco dai Distruzione e le due band tutte insieme chiudono il set eseguendo il classico “Tutti pazzi“.

Con l’arrivo della Strana Officina i toni si smorzano e si devia in direzione del metal più classico. La band, contrariamente a quanto succede di solito, aveva già annunciato da alcuni giorni quali brani avrebbero eseguito in questo contesto, e la setlist scelta è incentrata esclusivamente su brani storici della band. Ecco quindi che Bud Ancillotti e compagni allietano i presenti spaziando da “King Troll” a “Sole mare cuore“, da “Profumo di puttana” all’immancabile “Autostrada dei sogni“, in quello che in conclusione è un altro dei momenti topici del festival. Da evidenziare anche che Dario Cappanera è sostituito temporaneamente alla chitarra da Ciano Toscani degli Ancillotti; come dire, si rimane in famiglia.

L’anno in corso segna una ricorrenza importante per i Necrodeath, che ricordano i trent’anni dalla pubblicazione di “Into The Macabre“, il loro primo album. Non a caso, la prima parte dell’esibizione è incentrata sui brani più vecchi della loro discografia, mentre la seconda spazia sul repertorio più recente e vede, ad esempio, l’esecuzione di “100% Hell”, “Forever Slaves” e “Hate And Scorn”. La presenza di Flegias da sola basta già per catturare l’attenzione di tutti grazie alla sua tenuta di palco esplosiva e al magnetismo magico derivante dalla sua esperienza e dal suo carisma dirompente. Naturalmente, non sono da dimenticare anche gli altri membri della band, a cominciare da un Pier Gonella alla chitarra, sempre più versatile visti i suoi trascorsi sia nei Vanexa che nei Mastercastle, sempre all’altezza della situazione.

Le atmosfere si incupiscono ancora con gli Schizo, seconda delle tre formazioni storiche che guidano il bill del festival, anche se è veramente difficile (se non impossibile) quale sia la più importantera queste. La setlist scelta per l’occasione alterna brani recenti come “Rotten Spiral”, “Skeptic Flesh” e “Neurotic Propaganda”, a pezzi appartenenti agli archivi storici della band, fra cui “Main Frame Collapse”, “Delayed Death”, “Electric Shock” e “Violence At the Morgue”. Si rivede sul palco anche Flegias, e a sorpresa l’ex cantante della band, Andrea Zanetti. Questa formazione allargata esegue “Necroschizophrenia” e riesce a far scatenare ancora una volta i presenti.

Si chiude con i Bulldozer, un’altra pietra miliare, è indiscutibile, per quanto riguarda il metal estremo italiano, alla quale va dato un ulteriiore merito, quello cioè di portare a termine un’esibizione valida, sostenuta, convincente dalla prima all’ultima nota pur con un carnet di date live molto meno fitto rispetto ai gruppi che li hanno preceduti. Si potrebbe pensare quindi, in un primo momento, che i Bulldozer possano essere in un certo modo “fuori allenamento”; in realtà è sufficiente che il nucleo storico della band, formato da Andy Panigada e soprattutto da AC Wild, faccia la sua comparsa sul palco per capire che non è affatto così. Molti gli estratti da “IX”, un altro album che festeggia i trent’anni dall’uscita, per un inno alle virtù femminili come “Ilona The Very Best”, per “The Derby”, per “Fallen Angel” e così via. AC Wild, dall’alto del suo pulpito, pontifica con voce tonante neanche fosse un predicatore del Medio Evo. La sua presenza, un vero e proprio pezzo di storia dell’heavy metal tricolore, è incombente ma al tempo stesso rassicurante, e ci ricorda che, nonostante il passare degli anni, ci sono band simbolo della nostra nazione, che non smettono di stupire e che possono tornare ad anni di distanza e rimanere comunque credibili.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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