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Isola Rock 2016: Live Report del festival con Trick Or Treat, Dar Quarterer & more

Anno dopo anno, Isola Rock ha dato dimostrazione di come si possano ancora organizzare festival riusciti, diventando pian piano una realtà consolidata e un appuntamento a cui non si può mancare per chi apprezza le band metal italiane, specie se collocate in un’ambientazione ricca di suggestioni come quella che ormai da tempo ospita il festival. Tagliato il traguardo dei dieci anni, l’edizione 2016 non ha riservato grosse sorprese per quanto riguarda i nomi proposti, e non ha fatto altro che consolidare presenze già ben note. L’unica incognita era quella del tempo atmosferico, che se nella giornata di venerdi 19 no ha creato problemi, poteva mettere a rischio la seconda giornata di esibizioni. Per evitare di ripetere quanto successo nel 2013, quando la pioggia colpì proprio nella sera di sabato impedendo una serie di esibizioni, gli organizzatori hanno deciso che prevenire è meglio che curare, e hanno spostato le esibizioni di sabato all’interno della barchessa della villa. Un po’ più scomodi e con un palco più risicato, ma tutto si è svolto nel migliore dei modi.

VENERDI 19

Spetta ai Fear Between Crowd il compito di aprire le danze, nell’ottica di quello che è da sempre lo spirito di Isola Rock, che non privilegia un genere musicale in particolare e anzi ama lasciare spazio più o meno a tutti. La band è dedita ad un metal moderno di forte impatto, aiutato da musicisti con buone capacità e di livello superiore alla media. Nel tempo a loro disposizione i Fear Between Crowd eseguono soprattutto brani propri, sempre nell’ottica di un festival che ha detto no alle cover band; tuttavia, visto che è molto vicino il giorno in cui Dimebag Darrell avrebbe compiuto 50 anni (la ricorrenza sarà infatti il giorno successivo), non manca un ricordo con una buona esecuzione di “Walk” dei Pantera.

Tocca poi agli Armonight, una band con voce femminile che si dichiara di ritorno da un viaggio on the road in furgone e fa subito del proprio meglio per attirare l’attenzione dei presenti. Sono da notare sicuramente alcune melodie orecchiabili e alcuni ritornelli interessanti,n oltre a una buona prova in generale da parte dei musicisti. Il solo difetto che si può imputare alla band è forse quello di non essersi ancora focalizzata bene sul genere musicale, cosa che non aiuta perchè porta a un’esecuzione altalenante. Del resto sono gli stessi Armonight ad ammettere, sia pur  indirettamente, questa loro mancanza, dato che si presentano dichiarando di avere sì inciso quattro album, ma che questi sono tutti uno diverso dall’altro.

Se gli Armonight, nella loro diversità, sono comunque riconducibili a un rock classico con qualche influenza blues, è un po’ più difficile individuare le influenze dei veronesi Seventh Veil e, cosa ancora più importante, quale sia la direzione che la band vuole intraprendere. I loro brani infatti, sebbene siano suonati con molta cura e intensità, risentono ancora di un eccesso di prolissità nella scrittura, che li porta a realizzare pezzi un po’ senza capo nè coda. L’invito resta sempre quello di sfrondare dal superfluo.

Con qualche minuto di anticipo sulla tabella di marcia, il che gli consente di eseguire un brano in più, tocca poi ai Dark Quarterer, vero e proprio monumento del metal italiano con le loro quattro decadi di attività. Una perfezione sonora, grande uso delle dinamiche e l’esperienza di chi è da anni in attività e ha sempre saputo realizzare lavori intelligenti e fuori dal comune sono gli ingredienti di questa ricetta. Ancora una volta la formazione guidata da Gianni Nepi ha saputo elevarsi un gradino al di sopra di tutti gli altri, un qualcosa a cui abbiamo già assistito in molte delle situazioni in cui i Dar Quarterer si esibiscono.

Difficile, a questo punto, riuscire a fare di meglio. I White Skull comunque hanno il loro repertorio e il loro pubblico fedele. Anche la loro esibizione comunque convince, aiutata anche da una scenografia molto curata e da una tenuta di palco eccellente che contestualizza al meglio le cavalcate epiche di cui la band è portatrice da tempo. Se i Dark Quarterer inducono alla riflessione e all’ascolto attento, i White Skull invitano a scatenarsi; due aspetti diversi della stessa medaglia, entrambe fondamentali per chiudere la prima giornata di festival e rendere tutti contenti.

SABATO 20

Causa previsioni del tempo che all’unanimità promettono un peggioramento della situazione, nella tarda mattinata gli organizzatori di Isola Rock annunciano lo spostamento del palco all’interno della barchessa. Questo purtroppo obbliga a  cancellare le prime due esibizioni, quella dei Carillon e quella dei Sandness (membri di entrambi i gruppi hanno comunque partecipato alla serata come pubblico). Il compito di riaprire la serata, mentre in effetti la pioggia cade a profusione, spetta quindi agli Overtures,  che ci scherzano su ricordando come abbiano fatto anche da band di apertura per l’ultimo Gods Of Metal. Buona prova da parte loro, un’esecuzione dinamica e senza cadute di interesse, per una band che sa bene come comportarsi di fronte a qualsiasi tipo di pubblico.

Se gli Overtures esplorano sonorità vicine a una sfumatura classica del metal, gli Onelegman hanno da sempre un approccio più alternativo, con una strumentazione più essenziale e brani un po’ più ostici della media. Da sempre poi la band si caratterizza per una tenuta di palco caratteristica, dando tutto come se quel determinato concerto, non importa dove e quale sia, dovesse essere l’ultimo sulla faccia della terra; il tutto però senza mai prendersi troppo sul serio e con un sorriso sbarazzino in faccia. Tutti elementi che ritroviamo anche stavolta e che rendono così particolare la loro esibizione.

Scatenati come sempre anche gli Hell In The Club, con una performance che riprende il meglio di tutti e tre gli album, che ormai stanno diventando dei piccoli classici per gli amanti dell’hard rock. Nel corso degli anni la band non ha mai snaturato la propria natura, anzi è cresciuta passo dopo passo e ora può vantare un repertorio vario e una base di fan consolidata. Come sempre validi anche i brani vecchi, come “Rock Down This Place“.

Si chiude con i Trick Or Treat, ormai una realtà consolidata nel panorama metal italiano, che forti della loro esperienza e di un nuovo album che sta raccogliendo consensi unanimi, chiudono il festival nel migliore dei modi. Naturalmente la band privilegia gli estratto dal recente “Rabbits Hill Pt. 2“, ma non manca qualche vecchio classico che ricorda la natura più goliardica della band, come “Loser Song” e “Evil Needs Candy Too”. Anche quest’anno quindi Isola Rock chiude in positivo per quanto riguarda le proposte musicali e la risposta da parte del pubblico, per un appuntamento che non manca mai di riservare sorprese interessanti e che unisce la beneficenza alla buona musica. Al prossimo anno quindi!

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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  1. Paolo Ninci

    Un Grazie di cuore a tutto lo staf organizativo. siege stati fantastici!!!!!!!
    Paolo Nipa Ninci Drummer of Dark Quarterer

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