Iron Savior + Drakkar + Airborn + Black Phantom: Live Report della data di Retorbido (PV)

La serata del Dagda Club (locale eccellente che deve assolutamente ricevere supporto dalla scena metal) di venerdì 27 aprile è quasi totalmente dedicata al power metal con alcune band di vecchia data che hanno contribuito a rendere fondamentale la scena in Italia come Drakkar ed Aiborn mentre i tedeschi Iron Savior, headliner, vanno posti nel novero di quei gruppi importanti sia dal punto di vista dell’ispirazione che della padronanza tecnica e del palco. Unico gruppo non power sono i Black Phantom, ospiti della data di Retorbido, che propongono un heavy metal più classico.

BLACK PHANTOM
E’ proprio compito della band milanese aprire la mini-kermesse di power metal pavese ed i Black Phantom, nonostante un cortissimi set che prevede appena cinque brani colpiscono nel segno con una prestazione energica priva di sbavature ed in grado di divertire e smuovere subito gli astanti che alle 20,30 dimostrano di essere ancor aun po’ pochi. Il bassista Andrea Tito (anche nei Mesmerize) e compagni si scatenano sul palco ed eseguono alcuni pezzi dell’esordio “Better Beware!” in modo preciso e puntale, senza sbagliare nulla. Ottime le cavalcate (Maiden oriented) “Light Behind The Armour” e “Less Than Zero” in cui su un’ottima linea ritmica si scatenano i due chitarristi Roberto Manfrinato e Luca Belbruno (anche lui nei Mesmerize). Coinvongente anche la drammatica “Firebase Valley Forge” che parte come un lento malinconico per trasformarsi in un cadenzatone trascinante. Il concerto si chiude con “Black Phantom”, forse il pezzo più immediato ed avvincente dei nostri e si può quasi dire che la cover di “Total Eclipse” degli Iron Maiden sembra quasi la traccia meno interessante del concerto. Ottimi.

AIRBORN
La band torinese è la prima della serata di puro power metal, colmo di melodie orecchiabili e dirette. Il primo album del gruppo risale al 2001 (“Against The World”) e da questo vengono estrapolate le prime due song del concerto, ossia l’arrembante “The Hero” e la velocissima title-track. Da sempre il trademark degli Airborn è caratterizzato da musica che colpisce a dovere gli amanti del metal melodico e veloce fin dai primissimi ascolti ed Alessio Perardi, cantante, chitarrista e primo compositore del gruppo ha fatto sua una storica collaborazione con Piet Sielck; infatti il leader degli Iron Savior è anche un eccellente produttore ed ha curato il sound di tutti gli album degli Airborn escluso il nuovo “Lizards Secrets” (su cui ha operato lo stesso Perardi). Da sempre gli album della band torinese si distinguono quindi per un buon sound e dal vivo i nostri non tradiscono con esecuzioni di buon livello che comprendono anche alcune canzoni del nuovo album in uscita come la cadenzata “Here Comes The Claw” o la tosta “Wolf Child”, che è stata composta dal chitarrista Roberto Capucchio. Altri brani che colpiscono in particolare sono l’orecchiabile ed immediata “Cosmic Rebels” o la più anthemica “Heavy Metal Wars”. Nonostante la scarsità di presenti il concerto scorre nell’interesse dei pochi fan che non abbandonano mai lo spazio antistante il palco. Unico appunto è forse che una maggior dose di aggressività sul palco potrebbe aiutare a catturare ancor di più il pubblico.

DRAKKAR
La serata prosegue con una delle band protagonista dell’epoca d’oro del power italiano della seconda metà degli anni ’90, ossia i Drakkar, autori fra 1998 e 2000, di due album fondamentali come “Quest For Glory” e “Gemini”. Da allora è passato tanto tempo ed il gruppo milanese, dopo anni di pausa, è tornato più che mai in attività con due opere ed il recentissimo EP “Cold Winter’s Night” da cui viene tratta “Black Sails” per iniziare il live. Purtroppo è evidente fin da subito che vi sono problemi sul palco; la voce non si sente e la tastiera di Emanuele Laghi (Crimson Dawn) sembra morta. La prima song, eccelsa su CD, non emerge a dovere ma già dal pezzo successivo “Killer Elite” (tratto dall’EP mai pubblicato ufficialmente “Classified” del 2007) la situazione sembra tornare alla normalità ed i nostri fanno esplodere tutta la loro energia grazie prima di tutto ad un singer carimastico e pazzerello come Davide Dell’Orto che dimostra di avere decisamente un piglio hard rock e quindi molto spontaneo e verace. La sua voce è molto diversa da quella del primo singer Luca Cappellari e di conseguenza gli ottimi classici dei primi due album come “Eridan Falls”, “Dragonheart” e “Pure Of Heart” sembrano suonare quasi con una personalità diversa dall’originale. Il gruppo dimostra buona padronanza del palco ed incita a dovere il pubblico (che nel frattempo è finalmente aumentato di numero) sia grazie al frontman che al bassista Simone Pesenti Gritti che infine al secondo chitarrista Marco Rusconi (Crimson Dawn) ed i pezzi più anthemici come “Run With The Wolf” colpiscono nel segno portando gli spettatori a cantarne a squarciagola più volte il ritornello. La parte più virtuosistica del set è nelle mani del chitarrista e fondatore Davide Beretta che indossa una divisa dal gusto Running Wild e si destreggia in assoli e nei passaggi più complessi con gran disinvoltura. Lo show si conclude fra gli applausi e la soddisfazione dei presenti che invoca un bis che non può arrivare perché ormai è il turno degli headliner.

IRON SAVIOR
Fin dalle prime battute del concerto degli Iron Savior si respira aria di grande show; il power metal dei tedeschi, serrato, veloce, potente e melodico colpisce immediatamente gli astanti con il classico “Iron Savior” ed seguire con “Way Of The Blade” che risulta essere un’ottima cavalcata anthemica per scuotere gli ascoltatori; sulla stessa line d’onda abbiamo “Gunsmoke” con i tre colpi di pistola finali mimati dal chitarrista, singer e leader indiscusso della band Piet Sielck. Il compositore dimostra di sapersi destreggiare egregiamente non solo di fronte a grandi platee ma anche in club come l’ottimo Dagda di fronte ad un numero di fan inferiore ma decisamente interessato. Gli Iron Savior nel giro di pochi minuti conquistano tutti e ci si trova a cantare insieme classici come la pesante “Mindfeeder”, l’epicissima “Atlantis Falling”, la super power “Beyond The Horizon” o ancora l’anthem “Heavy Metal Never Dies” che viene utilizzata da Piet per fan cantare il pubblico a più riprese. Non mancano alcuni siparietti simpatici come l’ostinazione di ripetere, da parte di Sielck, che ogni brano che stava per esser eseguito era uno dei suoi preferiti, così come un po’ di battibecchi con il preciso bassista Jan-S- Eckert che apostrofa più volte Piet con il nomignolo di “professore”. I suoni per lo show dei tedeschi è perfetto ed infatti tutti gli strumenti riescono a far breccia in modo impeccabile; ottima la fase solista condivisa alla chitarra da Sielck e Piesel Küstner. Dopo tanti successi che si susseguono senza lasciar tempi morti si arriva alla conclusione con la cover a sorpresa di “Breaking The Law” dei Judas Priest. Gli Iron Savior hanno proposto un’ora e mezza di grandissimo power metal per i propri fan e rimarranno poi a lungo a chiacchierare, firmare autografi e scattar foto. Si chiude così una serata che verrà sicuramente ricordata a lungo da tutti i presenti.

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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