Iron Maiden: Live Report e foto della data di Milano

Parlare di Iron Maiden nel 2018 potrebbe sembrare anacronistico, nei loro oltre 40 anni di carriera già tutto è stato detto e scritto sulla band londinese. Come molto spesso accade quando si ha a che fare con “mostri sacri” che hanno fatto la storia della musica, il rischio di trovarsi davanti agli occhi un gruppo ormai stanco che fa rimpiangere i fasti dei “tempi che furono” è sempre dietro l’angolo.
Ma non è questo il caso.
Gli Iron Maiden sono stati leggenda e oggi, più che mai, sono leggenda. Anche se i pezzi che propongono dal vivo affondano le radici negli anni ottanta, anche se i loro ultimi lavori non sono stati tra i più apprezzati, gli Iron Maiden restano gli esponenti più autentici, più veri e più coerenti di tutto il movimento metal.
Per la seconda tappa italiana del Legacy of the Beast Tour, l’appuntamento è in un bollente Ippodromo del Galoppo di Milano, stracolmo fin dal tardo pomeriggio. L’aspettativa dell’evento è talmente elevata che anche nugoli di zanzare si riversano a fiumi per partecipare alla festa musicale di Eddie & Co.
Il compito di aprire le danze è affidato ai The Raven Age, giovane band che nelle sue fila annovera il chitarrista George Harris, figlio del ben più illustre Steve. Sebbene la loro proposta musicale non sia delle più incisive, i ragazzi ci permettono di preparare i timpani all’assalto sonoro che da lì si scatenerà sull’ippodromo.
Mark Tremonti convince e i suoi assoli riescono a smuovere i primi poghi tra la platea.
Ma è alle 21 in punto, sulle note di “Doctor Doctor” degli UFO, che il vero concerto inizia. Bruce Dickinson irrompe sulle scene con un salto acrobatico e il micidiale muro di suono degli Iron Maiden ci proietta immediatamente nella Seconda Guerra Mondiale con la superlativa “Aces High”. Complice una scenografia da Oscar, lo spettacolo è da brividi. Bruce Dickinson è impeccabile come al solito e la band trasmette un’energia tale da far pensare che gli anni ottanta non siano ancora terminati.
I pezzi che ci propongono gli Iron Maiden sono inni metal che fanno cantare a squarciagola per tutta la durata del concerto i 17.000 presenti: “Where Eagles Dare”, “2 Minutes to Midnight”, “The Trooper”, “Revelations”, e poi ancora “Flight of Icarus” con Bruce Dickinson armato di lanciafiamme, l’immancabile “Fear Of The Dark”, l’iconica “The Number of the Beast”, la storica “Iron Maiden”. Difficile pensare a qualcuno scontento di fronte a una simile scaletta! L’entusiasmo è generale e le meravigliose scenografie che cambiano ad ogni pezzo impreziosiscono il valore dell’evento.

Le due ore di spettacolo scorrono rapidamente e, sulle note di “Run to the Hills”, gli Iron Maiden ci salutano dopo un concerto a dir poco entusiasmante con un benaugurale “See You Soon!”
Già, perché gli Iron Maiden torneranno. Torneranno senza essersene mai andati: come fulgido esempio di coerenza musicale unita a classe sopraffina. Torneranno perché se in passato gli Iron Maiden hanno fatto la storia del metal, oggi ne portano alto il vessillo. E non credo di fare torto a nessuno se affermo che gli Iron Maiden, oggi, sono IL metal.

Non possiamo far altro che sperare possano deliziarci con la loro musica per ancora molti anni a venire.

THE RAVEN AGE

 

 

 

TREMONTI

 

 

 

IRON MAIDEN

 

 

 

Setlist:
Aces High
Where Eagles Dare
2 Minutes to Midnight
The Clansman
The Trooper
Revelations
For the Greater Good of God
The Wicker Man
Sign of the Cross
Flight of Icarus
Fear of the Dark
The Number of the Beast
Iron Maiden
———–
The Evil that Men Do
Hallowed Be Thy Name
Run to the Hills

Si ringrazia Vertigo per la disponibilità e la professionalità dimostrate.

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