Iron Butterfly: Live Report della data di Forlì

C’è un puntata dei Simpsons in cui Bart sostituisce il foglio dell’inno della chiesa con un pezzo rock intitolato “In – A – Gadda – Da – Vida”, che poi tutti cantano inconsapevolmente. Questo è il cavallo di battaglia, l’unico brano veramente noto, forse anche ingiustamente, dei californiani Iron Butterfly, oltre quarant’anni di carriera e un ritorno in Italia per tre date, dopo il passaggio dell’autunno 2010. Per quanto riguarda la formazione che si presenta alle atmosfere delicate del Naima Club di Forlì, c’è un’importante novità, ovvero il ritorno di Ron Bushy alla batteria, unico membro fondatore rimasto, a cui si associa il bassista Lee Dorman, che entrò negli Iron Butterfly nei primissimi tempi. La presenza di Ron Bushy, che fisicamente è una versione beatnik di Mario Monti, dà linfa nuova alla band, che in poco più di un’ora ripropone classici della sua carriera mostrando una precisione e un dinamismo inaspettati. La struttura del live riprende molto da vicino quella delle esibizioni del 2010, sia per i brani scelti che per le parole introduttive che accompagnano  “In The Times Of Our Lives”, “Stone Believer” e “Butterfly Blue”. Nelle parole di Lee Dorman rivive un’epoca orai remota, fatta di fricchettoni felici, luci psichedeliche e cori accattivanti, e anche se Dorman riesce a stare in piedi e camminare solo appoggiandosi a qualcuno, il suo modo di suonare il basso si è mantenuto quello di un tempo. Linfa giovane arriva invece dai nuovi innesti, il tedesco Martin Gerschwitz alle tastiere, che si sobbarca fra l’altro molte parti vocali, prima fra tutte quella di “In – A – Gadda – Da – Vida” (introdotta da un’esecuzione della Toccata e fuga in re minore di Bach), e il chitarrista Charlie Marinkovich, dinamico ed eccellente in ogni minuto. Per fortuna l’età dei suoi componenti non corrisponde alle effettive capacità della band, e gli Iron Buttterfly, che tra le altre cose stanno attualmente preparando un nuovo album, per quanto alfieri di un’epoca che sembra morta e sepolta tranne che nei ricordi di chi l’ha vissuta, si preparano a portare avanti la loro musica con costanza, ostinazione e tanta voglia di farci sognare.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ha organizzato il viaggio di nozze in funzione dei concerti che c'erano allo Z7 di Pratteln. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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