Impaled Nazarene: Live Report della data di Creazzo (VI)

Appuntamento gustoso col metal estremo “pasquale” in quel di Vicenza, precisamente sabato 23 aprile alla discoteca People Club, da un po’ di tempo locale che sostituisce l’ormai demolito Mac 2 di Schio.

A causa dell’abbuffata pre-Pasqua arrivo al locale quando già stanno suonando i bellunesi BLASPHEMOUS NOISE TORMENT, band davvero brutale dedita ad un black/death metal senza compromessi, eseguito con convinzione; unico neo una piccola rissa scatenatasi tra le prima fila, di coglionazzi ne è pieno il mondo.

Cambio palco rapido e veloce e salgono sul palco i più famosi DEATH MECHANISM, thrashers veronesi con all’attivo numerosissimi concerti in tutta Italia, ormai una garanzia anche grazie agli ottimi lavori in studio. Prestazione sicuramente molto potente per il trio che però viene penalizzata da dei suoni veramente pessimi che non ci permettono di distinguere a dovere la chitarra di Pozza, sovrastata dalla sezione ritmica. Peccato, perchè oltre ad essere feroci come le belve, i DEATH MECHANISM non disdegnano passaggi più tecnici che questa sera vengono demoliti dalla pessima acustica.

Speravamo in un miglioramento dei suoni e dei volumi, ma anche per gli IMPALED NAZARENE la sorte è la stessa. Fortunatamente i 4 pazzoidi finlandesi sfoderano un carisma e un attitudine che poche band estreme possiedono e per un ora e 20 abbondante fracassano i timpani dei numerosi presenti. Le prime file sono in delirio totale con numerose invasioni di palco che divertono il frontman Mika Luttinen, visibilmente colpito dalla calorosissima accoglienza raccolta dalla band.

La scaletta è a dir poco completa, ammetto di non aver riconosciuto qualche brano, ma numerosissimi sono gli estratti da”Ugra Karma” tra cui la mitica “The Horny and the Horned” e la brevissima “Coraxo”. Irresistibili “1999: Karmageddon Warriors”,  “Armageddon Death Squad” e “Let’s Fucking Die”, peccato per l’assenza di “The Lost Art of Goat Sacrificing”. Anche gli estratti dall’ultimo “Road to Octagon” si integrano bene nella setlist, evidenziando strutture più complesse e meno “caciarone” rispetto ai brani più datati. Chiusura affidata a “Sadhu Satana” e “Total War – Winter War”.

Usciamo dal locale con la soddisfazione di aver assistito ad una performance delle band più che valida ma consapevoli che i suoni e i volumi erano totalmente inadeguati: quando ottime canzoni in studio diventanto rumore dal vivo c’è qualcosa che non va. Bella serata comunque, ma meglio che il People resti una discoteca, i concerti sarebbe il caso di farli da qualche altra parte.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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