Icefish: Live Report della data di Retorbido

Non mi capacito di come possa essere passato in sordina un gruppo come gli Icefish, formazione che ruota attorno al veterano della batteria Virgil Donati ma che vede a completamento della line-up musicisti deluxe come Marco Sfogli (James LaBrie, PFM), Andrea Casali (Astra) e Alex Argento (session man per un numero spropositato di artisti).

Una ragione potrebbe risiedere nel fatto che il bellissimo “Human Hardware”, pubblicato l’anno scorso, sia stato totalmente autoprodotto… ma avendo avuto la possiblità di ascoltarlo a ripetizione ve lo segnaliamo come uno dei lavori di progressive metal (imbastardito da ritornelli di chiara scuola hard rock) più freschi degli ultimi mesi; non mi sembra mossa adeguata recensirlo ormai a distanza di un anno ma vi consigliamo davvero di recuperarlo tramite i contatti della band.

Quale occasione migliore quindi per testare questo materiale dal vivo? Non in molti devono averla pensata come me dato che nonostante fosse sabato sera ed i prezzi abbordabilissimi abbiamo trovato un Dagda Club semideserto; spiace perché gli Icefish e, in misura ridotta i  più robusti, sebbene ancor un po’ acerbi Krashah, hanno messo in scena uno spettacolo davvero di spessore… sia tecnico che melodico.

Arriviamo al locale sul finire dell’esibizione dei veronesi Krashah che promuovevano il loro album “Wolves’ Empire” album a cui abbiamo dato in tutta onestà solo un ascolto fugace; buono il mix di alternative metal e postcore con la voce, sì aggressiva come richiede una regola non scritta, ma forse troppo monocorde.

Tutt’altro approccio vocale quello di Casali quando gli Icefish salgono sul palco: pulito al limite dell’etereo ma anche in grado di graffiare quando la chitarra di Sfogli e il terremotante drumming di Donati lo esigono; i pezzi di “Human Hardware” sono l’unico repertorio a disposizione per il quartetto italiano (il batterista è figlio di emigrati) a cui viene aggiunta la cover di “Show Me How To Live” degli Audioslave ottimamente eseguita e lo strumentale “What Would You Do?” con annesso pazzesco drum solo.

Personalmente ho gradito molto “Paralyzed”, “5 Years”, il singolo “It Begins” e la splendida title-track oltre alla performance in generale del quartetto che non punta assolutamente alla mera dimostrazione di tecnica strumentale (certo gli assolo hanno tutti un livello ben sopra la media) ma alla classica forma canzone più tipica della tradizione hard n’ heavy che di quella progressive (da cui anche la durata medio/breve dei pezzi).

Peccato ancora ribadire che gli Icefish meriterebbero ben altra partecipazione sottopalco ma un plauso anche al Dagda che cerca di differenziare per quanto possibile le proprie serate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login