Ian Paice: Live Report e foto della data di S. G. Lupatoto (VR)

In attesa del ritorno della formazione completa dei Deep Purple per quello che è stato annunciato come il tour del lungo addio, e in attesa di un nuovo album che, a sentire dalle pocche anteprime pubblicate fino ad ora, sembrerebbe un ottimo prodotto, Ian Paice è tornato ad esibirsi in Italia. Occasioni come queste sono sempre interessanti perchè, oltre a vedere all’opera uno dei batteristi più importanti e influenti della storia dell’hard rock, il fatto di vederlo in azione con cantanti diversi da Ian Gillan (a cui comunque vanno tutti i meriti) consente di risentire brani del repertorio dei Deep Purple che altrimenti sarebbe ormai impossibile ascoltare dalla formazione originale.
In un Teatro Astra che ha registrato il tutto esaurito da qualche tempo, e in cui Ian Paice torna per la quarta volta nel giro di pochi anni, la serata si apre con l’esibizione dei Forever Heep, una formazione che raccoglie alcuni tra i musicisti più rilevanti del panorama scaligero, che ripercorrono alcuni tra i principali successi degli Uriah Heep. Anche questa esibizione, per quanto duri poco più di mezz’ora, ha quindi il suo perchè se teniamo conto che la band britannica ha annullato il tour europeo in programma fra poche settimane, per cui è comunque possibile riascoltare dal vivo brani come “Gypsy” o “July Morning” eseguiti con grande precisione e intensità.

La formazione che accompagna invece Ian Paice è quella dei Forever Deep, un grupo nato come cover band dei Deep Purple, che nel tempo ha saputo andare oltre, realizzando anche un album di inediti, ottimo ma passato quasi completamente sotto silenzio per motivi difficili da comprendere, a cui partecipa fra l’altro lo stesso Paice come ospite. L’esibizione si articola fra brani più che noti del repertorio dei Deep Purple, a cominciare da quelli che fanno ancora parte del repertorio live della band, come ad esempio “Hush” e “Highway Star“, per arrivare ad altri che invece non vengono mai eseguiti, come “Child In Time” e altri che vengono eseguiti molto raramente, come “When A Blilnd Man Cries“. Ian Paice dà sfoggio di tutte le sue grandi doti durante “The Mule” e si esibisce in una doppia performance con due batterie nel finale, con le immancabili “Smoke On The Water“, “Black Night” e la conclusione affidata a “Burn“. un altro elemento che contribuisce a dare qualità alla serata è la presenza di un ospite di rilievo, Andrea Ranfa, attualmente in forze nei Vanexa, che sale sul palco per tre brani, tra cui spicca un’intensa versione di “Mistreated“, e poi si fa rivedere nel finale. Ottima serata, che si chiude con l’incontro di Ian Paice con i fan, un’altra occasione che purtroppo non si verifica nei grandi concerti dei Deep Purple. Piccola nota di colore: Ian Paice indossava la stessa t-shirt con l’effige di Don Bosco che avevamo già visto durante qualche altro concerto in Italia e che risulta gli sia stata regalata da una suora di Rimini: chissà se i salesiani lo sceglieranno come prossimo testimonial…

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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  1. Daniele Moneghini

    Vorrei segnalare la bravura del tastierista dei Forever Deep, Simone Bistaffa, che ha all’attivo lane importanti collabora con Tolo Marton, John Papa Boogie e altri, vantando esibizioni live con l’ex Rainbow e Deep Purple Joe Lynn Turner

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