I-Days 2022: Live Report e foto del Day 1 con Greta Van Fleet e altri

Ci siamo. Con l’iniziare di giugno, finalmente può ripartire la stagione dei festival all’aperto: tanta musica ci attende per quest’estate e gli appuntamenti sono vari.

Quello che è ormai uno degli storici nomi di questo tipo di manifestazione, e che parte per primo in questa edizione 2022 (precedendo il Firenze Rock, Rock the Castle e compagnia bella) è l’I-Days Festival.

Dobbiamo dirla tutta: quella di quest’anno, non è quella che si può definire un’edizione “fortunata”. Prima di tutto è un’edizione rinviata già da due anni (la motivazione è sempre la stessa…Covid), quindi molta gente ha chiesto, mano a mano, i rimborsi, visto che sembrava non ci fosse mai una certezza di ripartenza.

Gli Aerosmith hanno dato forfait. Hanno seguito il loro esempio pure i Foo Fighters, purtroppo per un motivo ancora più tragico (la scomparsa di Taylor Hawkins). Così, in questo clima di confusione, gli I-Days hanno puntato su un bill più giovane, raggruppando quattro band del panorama rock più moderno.

EGO KILL TALENT

I primi a esibirsi in questa giorbata sono stati gli Ego Kill Talent.

È stato un vero peccato non averli potuti fotografare, essendo arrivato dopo i primi tre brani, (consiglio di non seguire le indicazioni poste dal festival, ma di seguire l’indirizzo che hanno messo sulle pagine social), ma ho avuto comunque occasione di conoscerli e sentire tutto il resto del loro concerto.

I ragazzi sono giovanissimi, il loro esordio discografico risale al 2017, e la loro musica suona come un buon mix tra Three Days Grace, Shinedown e Biffy Clyro (la voce del cantante mi ricorda molto quella di Simon Neil). Il frontman ha avuto modo di avere un riscontro positivo da parte del pubblico, anche date le sue abilità oratorie, aiutate anche da qualche frase in italiano, che hanno spinto la gente a lasciarsi coinvolgere fino in fondo, anche se per praticamente tutti, la band era sconosciuta.

Una piacevole scoperta, niente da aggiungere!

Setlist:

1 – Now!

2 – Sublimated

3 – We All

4 – Our Song

5 – The Searcher

6 – The Call

7 – Heroes

8 – Still Here

9 – Last Ride

10 – The Reason

THE AMAZONS

Seguono gli Amazons, con anche loro un debutto discografico nel 2017.

Questo tour è anche un pretesto per proporre gli inediti che finiranno nel loro prossimo album, “How Will I Know If Heaven Will Find Me?”, in uscita il 2 settembre.

La band non nasconde le sue influenze nelle canzoni: il loro repertorio attinge da ispirazioni dovute ad ascolti di svariate band. Loro stessi citano i Led Zeppelin e Iggy Pop, ma aggiungerei anche un pizzico di Queens Of The Stone Age, Black Keys e direi anche Arctic Monkeys.

Anche se più leggeri degli opener, di sicuro con il loro alternative rock si sono fatti notare positivamente. D’altronde nelle classifiche inglesi, negli scorsi anni, hanno già scalato le posizioni della top 10: quindi possono ancora evolvere e diventare ancora più interessanti.

Setlist:

1 – In My Mind

2 – Ready For Something

3 – How Will I Know?

4 – Bloodrush

5 – Mother

6 – Doubt it

7 – One by One

8 – Black Magic

THE STRUTS

Arriviamo a quelli che si possono definire i Co-Headliner della serata. Non nascondo la mia simpatia per questo gruppo: li vidi la prima volta, a scatola chiusa, per evitare preconcetti e valutarne il valore, A Lucca in apertura ai Rolling Stones. Anche allora, da completi anonimi (2017), erano riusciti ad eclissare la scuderia di Mick Jagger anche se al tempo avevano all’attivo un solo album e qualche singolo.

Tutto questo ovviamente è estremizzato, ma giusto per rendere il concetto che questi ragazzi possono vantare pezzi davvero riusciti, radio-friendly e adatti alla dimensione live. La ciliegina sulla torta poi è il loro cantante, Luke Spiller, che è un vero animale da palcoscenico ed è impossibile non assecondarlo ogni qualvolta ti invita a fare cori o saltare per lui e la band.

Dopo averli rivisti nel 2019, per la promozione del loro secondo disco, “Young & Dangerous” ( http://www.metallus.it/live-report/the-struts-live-report-e-foto-della-data-di-milano/ ), sono stato più che tentato dal rivederli per una terza volta, dato che avrei potuto sentire i pezzi dell’ultimo “Strange Days”, uscito a sorpresa e in pieno lockdown, forte non tanto per la promozione (letteralmente, è stato annunciato all’ultimo), ma per gli special guest presenti in alcune tracce (Robbie Williams, Tom Morello, Def Leppard, Albert Hammond Jr e Nowhere to Go).

Da quest’ultima uscita sono state proposte “I Hate How Much I Want You” e “Wild Child”, mentre per le restanti tracce il pubblico ha potuto saltare sui loro cavalli di battaglia.

Risottolineo Il fattore Luke. se i protagonisti Greta Van Fleet sono stati imbattuti per quanto riguarda tecnica e livello di performance, nessuna delle band presenti nel bill ha potuto reggere il confronto con l’abilità del cantante degli Struts di far interagire la folla con il proprio repertorio. Voi che siano le sue abilità da leader, voi che il genere di canzoni diverse, molto alla “Queen”, rendono il tutto più fruibile alle orecchie anche più ordinarie, ma il risultato è questo.

Di certo non la mia band preferita, e neanche delle più innovative, ma consiglio caldamente di vederli a voi lettori, la prossima volta che dovessero farsi vivi nello Stivale.

Setlist:

1 – Primadonna Like Me

2 – Body Talks

3 – Kiss This

4 – I Hate How Much I Want You

5 – Fire

6 – One Night Only

7 – Put Your Money On Me

8 – Dirty Sex Money

9 – Wild Child

10 -I Do It So Well

11 – Could Have Been Me

GRETA VAN FLEET

La giornata non si può concludere ovviamente con il gruppo principale. con pochi minuti di ritardo, salgono sul palco i Greta Van Fleet.

Prima che i Maneskin facessero scalpore per aver portato un pezzo rock a una trasmissione popolare come SanRemo, seguita da un pubblico medio avanti con l’età, che di conseguenza li ha rimbalzati da un media all’altro, facendo parlare solo di loro, erano i Greta Van Fleet che, nel bene o nel male, facevano parlare di sé.

Ormai il perchè è noto a tutti, ma per chi non lo sapesse, il motivo per cui sono emersi, e per cui hanno ottenuto una grande visibilità, è per la loro grande somiglianza con i Led Zeppelin. L’associazione a questa band è il motivo di amore e odio che la gente prova per i giovani del Michigan.

Sarò sincero: io sono della parte di quelli che sono felici che dei “novellini” ricalchino le orme di questi giganti e personalmente non ne capisco il problema.

Nel corso dei decenni il mondo della musica è stato sempre pieno di band non per forza originali, che magari seguivano il genere che andava di moda in un determinato momento storico (vuoi che sia per il punk rock e il pop punk, il post grunge… lo stesso blues che ormai è un secolo che va avanti con le stesse scale, ma non dà problemi a nessuno). Non è che tutte le band possono essere originali o essere fuori dagli schemi. Tutta questa bufera probabilmente è stata alimentata dall’eccessivo uso dei social, quasi come se tutti fossero esperti di musica e masticassero ogni giorno dischi di Frank Zappa a colazione…

Ma torniamo a noi e questo concerto.

Partiamo dalla nota negativa: la scaletta proposta dai Greta si compone di sole dodici canzoni. Non che la loro discografia sia vasta (hanno solo un paio di EP e un paio di dischi all’attivo), ma alcuni fan sono stati delusi per l’esclusione di alcuni pezzi come “Broken Bells”.

Tuttavia, solo con queste, riescono quasi a sfiorare le due ore di performance. Infatti con gli assoli di chitarra e batteria non si sono sprecati, ricreando quell’atmosfera che aleggiava nei concerti degli anni ’70. Il cantante Joshua Kiszka non si dimostrato da meno col suo ruolo e con la sua voce ha retto fino in fondo a tonalità, che almeno ad un profano come me del canto, sembravano altissime.

Ci sono state delle ovvie mancanze, ma la scaletta ha potuto contare sulla presenza dei loro singoli di successo come “Highway Tune”, “Black Smoke Rising” e “Safari Song”.

A chiudere il cerchio è stata “My Way, Soon”, uno dei loro ultimi singoli tratti dall’ultimo album “The Battle at Garden’s Gate” e con questa canzone hanno fatto calare il sipario sulla prima giornata del festival, chiudendo un giorno dedicato al rock più recente.

Non è ancora terminato il loro lavoro qua in Italia, perché non è ancora tempo dei saluti e dei congedi con la band. La prossima domenica saranno uno dei gruppi spalla dei Metallica in chiusura al Firenze Rock. Quindi se siete mancati qua a Milano, potrete rifarvi con questa seconda occasione.

Setlist:

1 – Built By Nations

2 – Safari Song (Drum Solo)

3 – Black Smoke Rising

4 – Caravel

5 – Age of Machine

6 – Light My Love

7 – The Weight of Dreams

8 – Heat Above

9 – When The Curtain Falls

10 – Age of Man

11 – Highway Tune

12 – My Way, Soon

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