Hellhounds Festival: Live Report

L’Hellhounds Festival, kermesse musicale guidata dagli svedesi Tiamat e dedita alle molteplici sfaccettature del gothic metal, giunge in Italia, presso l’Estragon di Bologna. Nonostante una bill rimaneggiata (registriamo purtroppo la defezione dei Novembre), quella cui andremo ad assistere sarà un’ottima serata di musica, testimone di un panorama ormai solido e stilisticamente vario.

Spetta al “blood’n’roll” dei Bloody Mary il compito di aprire le danze. La band milanese, guidata da carismatico front-man Aldebran mostra, nonostante i recenti cambi di line-up, un insieme molto affiatato e una grande dimestichezza on stage. La familiarità con i palchi inglesi e tedeschi ha fatto sicuramente bene ai lombardi, che nella mezz’ora a loro disposizione scaldano a dovere un pubblico non ancora così numeroso, ma davvero coinvolto nello show. Grazie all’immediatezza del rock’n’roll unita alla malinconica del gothic e alla sfacciataggine del navigato vocalist, il loro spettacolo scivola liscio come l’olio, nonostante i suoni non propriamente perfetti non rendano loro giustizia. Il climax è raggiunto in occasione della coinvolgente (e ruffiana quanto basta) “Icy Blue” e di “Pet Sematary”, cover dei Ramones accolta con entusiasmo da gran parte degli astanti. Bravi e disincantati: ora siamo proprio curiosi di ascoltare “Party Music For Graveyards”, l’album che la band pubblicherà tra breve.

Esito diverso per gli Ava Inferi, ensemble portoghese guidato dalla cantante Carmen Simoes, nelle cui fila milita l’ex-Mayhem Blasphemer. L’act iberico è dedito a un gothic/doom metal dai ritmi lenti e diluiti, senza dubbio elegante e ben eseguito, ma alla lunga stancante, complice una certa somiglianza tra i pezzi e una presenza scenica non delle migliori. Al di là della prova di Carmen, che cerca di coinvolgere il pubblico, l’atteggiamento freddo e distaccato della band non aiuta un genere forse troppo elitario per essere inserito in un contesto simile, o più semplicemente, oggi fuori luogo.

L’adrenalina torna a scorrere nelle vene grazie all’esplosiva performance dei finlandesi 69 Eyes. L’act nordeuropeo, offre uno spettacolo davvero coinvolgente, perfetto equilibrio tra la bontà delle esecuzioni e una gran voglia di divertirsi. Il resto lo fa una proposta musicale accessibile e di presa, un rock’n’roll dalle forti tinte gotiche che trova espressioni in brani mnemonici e tutti da cantare, tra cui spiccano la celeberrima “Gothic Girl”, “Rocker”, l’intrigante “Betty Blue”, la dolce ballad “Stolen Season”, ancora “Feel Berlin” e “Brandon Lee”. Il front-man Jyrki, dalla consueta aria da gradasso e le movenze da rocker dissoluto, impiega un attimo ad arringare la folla e a interagire costantemente con gli astanti, ma tutta la band appare straordinariamente a proprio agio, in primis l’adorabile “tamarro” Archzie, il punk-rocker di questa alcolica combriccola. Finale col botto affidato a “Lost Boys” e a “L.A. Woman”, cover dei Doors che scatena l’entusiasmo dei fan.

E a quanto pare, buona parte dei convenuti questa sera era proprio lì per loro, dato che, terminato lo show, una discreta percentuale dei presenti abbandona l’Estragon. Ma forse, un contesto ridotto è l’ideale per godersi lo spettacolo dei Tiamat, che, guidati dall’impassibile Joahn Edlund, oscura presenza al centro del palco, offriranno un percorso che idealmente darà lustro alle tappe principali della propria carriera, privilegiando l’ultimo arrivato, lo splendido “Amanethes”. Tra i brani proposti, fanno breccia l’onirica e vagamente bluesy “Summertime Is Gone”, la più disimpegnata “Vote For Love” (da “Judas Christ”), l’inquietante “Phantasma De Luxe” e ancora la splendida “Gaia”, dal capolavoro “Wildhoney”. Gli svedesi non sono certo degli show man, ma compensano la loro immobilità sul palco con un carisma che non teme confronti, trascinati dalla figura di Johan. I nostri, che si muovono a cavallo tra i Celtic Frost e la dark wave, irretiscono i presenti creando un’atmosfera intima e quasi surreale.

Se i Bloody Mary e i 69 Eyes oggi hanno rappresentato il lato disimpegnato ed accessibile del gothic, i Tiamat rimangono i leader indiscussi dei suoi risvolti più romantici e crepuscolari.

Per vedere le foto clicca QUI (FLICKR)

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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