Helldone Festival: Live Report – Day III – Him

La terza giornata dell’Helldone Festival, quella del 31 dicembre, come da tradizione vede gli Him in veste di headliner delle kermesse dei tre giorni. Ormai da oltre una decade a questa parte la formazione di Helsinki ha la capacità di radunare fan da tutta l’Europa e anche da oltre oceano per assistere ad un evento che ormai è diventato una tradizione irrinunciabile, quindi non rimaniamo affatto sorpresi di trovare la sala già bella piena per il primo gruppo di supporto, i Kuolemanlaakso. La proposta del five-piece è molto lontana da quanto abbiamo avuto modo di ascoltare in questi due giorni, un heavy doom molto cadenzato e ossessivo a tratti davvero ostico da digerire per i palati meno avvezzi a certe sonorità. Il cantato in lingua madre poi conferisce ancora di più ai brani quel tocco mistico che ci catapulta in questo viaggio musicale di avant garde death doom dove è difficile uscirne, l’effetto iniziale è piacevole, ma con l’andare del tempo si rischia di rimanere soffocati vista la staticità e la similitudine dei pezzi.

Come secondo artista in cartellone troviamo Daniel Cavanagh degli Anathema, quì in veste solista accompagnato solo dalla chitarra e dal cellulare che gli serve come promemoria per la scaletta. Visibilmente teso davanti ad un pubblico in attesa degli headliner riuscirà comunque a conquistare tutti i presenti grazie ad un’esibizione emozionante e sentita. I momenti più riusciti sono sicuramente l’iniziale cover degli Iron Maiden “Wasted Years” e l’accoppiata “Untouchable Part 1” e “Untouchable Part2”, due brani questi ultimi che da soli valgono l’intero prezzo del biglietto della serata. Nella parte finale del set Daniel congeda il pubblico del Tavastia con un brano del calibro di “Starway To Heaven” song che non ha bisogno di presentazioni, come giustamente sottolinea Cavanagh e la esegue in modo magistrale dando ad un brano di per se già perfetto delle sfumature e dei colori che solo la sua voce è in grado di fare.

Dopo un veloce cambio palco accogliamo l’inizio di questo 2015 con il consueto brindisi di capodanno assieme al gestore del locale che puntuale, dopo il countdown e gli auguri in svariate lingue annaffia le prime file con lo spumante e introduce gli headliner della serata, gli Him.

Il gruppo messo da parte i panni scanzonati dei Daniel Lioneye della sera precedente parte in quarta con una doppietta vincente “The Sacrament” e “Razorblade Kiss”, la folla non chiede altro e inizia a scatenarsi al ritmo delle note della band capitanata da Ville Valo. La scaletta pesca in successione tra il migliore repertorio della band, ripristinando anche delle canzoni che da tempo non venivano eseguite come la stupenda “This Fortress Of Tears”, “Gone With The Sin” tratta dal masterpiece “Razorblade Romance” e anche “Heartache Every Moment” per la gioia dei convenuti. Dall’ultimo album in studio “Tears On Tape” (qui la recensione) verrà proposta solo “No Love”, una delle composizioni più riuscite e che profuma di ritorno al passato lontano un miglio, lasciando più spazio ai pezzi dal maggiore impatto live come “Soul On Fire”, “Right Here In My Arms” e “ Buried Alive By Love”. “Rebel Yell” di Billy Idol ha il compito di chiudere il sipario su un’altra edizione riuscita di questo festival, una kermesse che ci ha dato modo di vedere live anche band lontane dai nostri gusti e riconfermare la bontà di altre che da tempo seguiamo. Non ci resta altro da fare che ricominciare il conto alla rovescia per l’Helldone 2015. Noi ci saremo e voi?

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