Hellacopters: Live Report della data di Padova

Nell’ambito del variegato Sherwood Festival, alternativo ai grandi eventi dell’estate, sono scesi in Italia gli svedesi Hellacopters, per portare tutta la loro energia rock’n’roll a far muovere anche chi era già distrutto dall’insopportabile afa estiva. Nicke e soci hanno proposto un interessante mix di successi e brani estratti dal loro ultimo lavoro, quel ‘Rock & Roll Is Dead’ che ancora non è uscito in Italia. L’impronta molto più chiaramente rock’n’roll (paradossalmente) dell’ultimo album ben ha funzionato nell’atmosfera divertente e divertita che ha caratterizzato l’ora abbondante di esibizione degli Hellacopters.

Ad aprire la serata ci pensano i Baby Ruth, formazione italiana che mette subito in mostra un approccio decisamente energico che convince nei primi passaggi, anche se i pezzi si rivelano dopo un po’ piuttosto ripetitivi. Sicuramente positiva dal vivo, la band – piuttosto conosciuta nel Nord Est dove apre spesso e volentieri i concerti di gruppi rock’n’roll e glam di maggior fama – deve migliorarsi dal punto di vista compositivo se vuole sdoganarsi presso un pubblico più vasto. Comunque sia un piacevole antipasto al piatto principale.

Sono già le 23 quando gli Hellacopters salgono sul palco, ma il pubblico non sembra affatto provato: partono le note di ‘(Gotta Get Some Action) NOW’ e la gente comincia subito a scatenarsi. L’entusiasmo cresce con l’ottima versione di ‘Move Right Out Of Here’, subito prima dell’assaggio della nuova ‘Before The Fall’, pezzo che apre ‘Rock & Roll Is Dead’, ultima fatica della band svedese. L’influenza del rock’n’roll (!) è ancora più marcata che in passato, così come assumono maggior importanza nell’economia del sound le tastiere di Boba. Segue la divertente ‘Monkeyboy’, anche questa estratta da ‘Rock & Roll Is Dead’. Lo show prosegue con costanza nel trittico ‘Toys and Flavors’/’1995’/’Better Than You’, per poi virare verso il blues con un nuovo pezzo, che spezza il ritmo con un provvidenziale cambio di tempo. Ottima ‘Like No Other Man’, così come un altro nuovo pezzo con cui Nicke e soci si avventurano nuovamente in territori blues. Ancora novità con ‘Everything’s on TV’, poi arrivano ‘No Song Unheard’ e ‘Crimson Ballroom’. A questo punto, a spiegazione della maniera curiosa con cui è stata pensata la scaletta, Nicke dichiara ai presenti che ad occuparsene è stato il batterista. Ma lo spettacolo funziona: si prosegue con un’incendiaria versione di ‘You Are Nothin’ e con l’ottima esecuzione di ‘Carry Me Home’. Dopo ‘By The Grace Of God’, gli Hellacopters abbandonano il palco.

Quando rientrano, acclamati dalla folla, Nicke spiega che a causa di problemi con la polizia (allertata presumibilmente dal vicinato) potranno suonare ancora solo un pezzo. Momentaneamente salgono la rabbia e la delusione, ma a mente fredda la cosa non può non far riflettere sull’abitudine veneta di cominciare i concerti all’ora in cui nel resto d’Italia normalmente finiscono. Non è colpa degli organizzatori dello Sherwood Festival, che si sono dovuti adeguare a questa "usanza", né tanto meno degli Hellacopters, ma alla fine a rimetterci è il pubblico, che a causa di queste abitudini finisce quasi sempre per assistere ad uno spettacolo breve oppure può rimettersi in moto verso casa solo ad ore assurde.

Comunque sia, i bis sono costituiti dalla nuova ‘I’m In The Band’ e da una versione esplosiva di ‘Kick Out The Jams’.

Complimenti agli Hellacopters e complimenti a questo festival, che ha il coraggio di proporre qualcosa di diverso. Peccato solo per qualche canzone o qualche ora di sonno in più.

Foto: Andrea Santin

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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