Hate Eternal – Obscura: Live Report della data di Romagnano Sesia (NO)

Un temporale degno di questo nome ritarda il mio arrivo al Rock’n’Roll Arena di Romagnano Sesia, per un appuntamento all’insegna del metal estremo internazionale. Perse, per motivi ”tecnico-organizzativi”, le esibizioni degli apripista nipponici DEFILED e dei canadesi BENEATH THE MASSACRE, dei quali i primi convenuti all’appuntamento live mi hanno comunque parlato bene, rispetto alla limitata disponibilità di tempo concessa, è la volta dei teutonici Obscura, attualmente fra gli esponenti più validi e credibili del revival progressive/technical death metal.

A questo punto della serata il locale è già piuttosto gremito, segno che, pur non essendo gli headliner ufficiali, molte persone, fra il pubblico, sono qui per seguire gli OBSCURA.
I quattro giovani si presentano sul palco con un’attitudine serena e rilassata, e dopo i saluti di rito è la volta dell’intro classica di “Septuagint”, opener dell’ancora fresco e fortunato album “Omnivium”.

I suoni sono abbastanza puliti e definiti, ed è comunque possibile, in mezzo alla potenza della distorsione, cogliere anche i numerosi abbellimenti tecnici che abbondano nei loro arrangiamenti. Un po’ troppo triggerata la batteria di Hannes Grossmann, che, pur nella sua indiscutibile perizia esecutiva, sembra freddino, nel contesto live. Poco male, perché il frontman Steffen Kummerer è davvero su di giri, e sia vocalmente che con la chitarra non lesina affatto, in quanto a incisività ed energia espressiva.

L’altro chitarrista, Christian Münzner (ex-Necrophagist), appare troppo concentrato sulle sue complesse partiture, per cercare un dialogo col pubblico che gli sta di fronte, ma è comunque la musica a parlare, e lo fa con tutta l’efficacia di brani quali “Anticosmic Overload”, “Incarnated” (da “Cosmogenesis”, 2009) e “Vortex Omnivium”. L’audience sembra apprezzare parecchio il dinamico sound proposto, e ne da riscontro con un bel po’ di sano headbanging.

Purtroppo il limitato tempo a disposizione sega le gambe allo sviluppo di una scaletta che si stava facendo alquanto interessante, ma è lo stesso singer a introdurre e omaggiare i titolari del concerto, con una riuscita cover, per poi ritirarsi dietro le quinte con meritati applausi.

Dopo un rapido sound-check è quindi la volta degli HATE ETERNAL.
Il trio della Florida, capitanato da Erik Rutan, non è certo famoso per simpatia e gaiezza, infatti le chiacchiere stanno a zero, e si inizia subito a pestare duro, col death metal tradizionale che caratterizza i loro album, sin dal debutto del 1999 (“Conquering the Throne”).

Purtroppo si fa subito notare un sound non molto convincente, giustamente tetro e cavernoso, ma anche troppo impastato e privo di dinamica. Peccato, perché sia Rutan che l’indiavolato bassista J.J. Hrubovcak (responsabile anche di uno screaming infernale) non sono certo dei pivelli, coi loro strumenti, che anzi martoriano senza requie.
Migliore invece la resa del drum kit del giovane Jade Simonetto, potente come un terremoto e altrettanto inarrestabile.

Il trio non manca dunque di attitudine e convinzione, con un Rutan cattivissimo, che non abbandona il growl nemmeno per i brevi intervalli tra un brano e l’altro, e che dimostra di apprezzare e ricercare davvero l’affetto e il contatto col suo pubblico. Largo lo spazio concesso all’ultimo “Phoenix Amongst the Ashes”, album che ha risollevato le sorti del combo, apparso un po’ spento in occasione del precedente “Fury & Flames” (2008).

La performance degli Hate Eternal è qualcosa di intenso quanto monolitico, con pochi spiragli di luce, limitatamente ad alcune melodie chitarristiche e ai bei refrain di brani come “I, Monarch” e “Phoenix Amongst the Ashes”, per il resto lo scorrere dei minuti rischia di condurre inesorabilmente alla noia, ma una larga fetta di pubblico pare non risentirne affatto, e continua anzi a rispondere agli incitamenti al circle-pit, creando un’atmosfera di sana violenza death.

Dopo il bis di rito la performance degli Hate Eternal si conclude, lasciando sia pubblico che musicisti positivamente sfiancati ma soddisfatti, e alla ricerca del giusto beveraggio per reintegrare i fluidi immolati al pogo.

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