Hardcore Superstar: Live Report della data di Roma

Il carrozzone glam che sta imperversando per la penisola fa tappa anche a Roma, per ricordarci che c’è ancora voglia di capelli cotonati, eye-liner e pantaloni tanto stretti da far male.

Aprono la serata gli Speedbuggy Usa, band dell’ex chitarrista dei Nofx, Steve Kidwiler. Il quartetto statunitense si presenta con un mix decisamente energico di punk e rock’n roll, con marcate influenze country (o "cow" come preferiscono chiamarle loro) senza però riuscire a coinvolgere pienamente l’audience presente, complice una eccessiva omogeneità della proposta.

Cambia l’atmosfera con i Gemini Five che, forti del loro mix di Motley Crue, Backyard Babies e soprattutto Shotgun Messiah ultima era, riescono senza difficoltà ad attirare attenzione ed applausi convinti. Chitarre ruvide e cori catchy quanto basta, una formula semplice ma decisamente efficace. Nonostante una partenza in leggero affanno, complici il basso volume del microfono del biondocrinito Tin Star, il trittico ‘Get It Off’, ‘My Self Esteem’ e ‘Hardcore’ arriva giusto in tempo a scaldare ulteriormente i presenti ed a spianare la strada per l’esplosiva e coinvolgente cover di ‘You Spin Me Round’. Ottima chiusura di un concerto decisamente sopra le righe.

Titti e Gatto Silvestro, che danno bella mostra di sé sulle gran casse della batteria di Adde, fanno capire come l’ingresso sul palco degli Hardcore Superstar provocherà un nuovo mutamento di clima: si passa dalla grinta rocciosa dei Gemini Five a quella gioiosa e scanzonata degli headliner svedesi. L’apertura lasciata a ‘Still I’m Glad’ ed al singolo ‘Honey Tongue’ conferma la svolta "poppy" della serata, ma di certo non frena l’entusiasmo del pubblico che aumenta ulteriormente con le song estratte dal precedente "Thank You…" e soprattutto con quelle dal fortunato debutto "Bad Sneakers…". Fra un paio di ammiccamenti di troppo alle pose di Vince Neil e compagnia e l’immancabile cover-tributo agli eroi di sempre Hanoi Rocks – ‘Don’t You Ever Leave Me’ – si arriva ai bis, in cui viene ripreso e ampiamente omaggiato il succitato debutto con la coinvolgente ‘Hey Now’ e la conclusiva ‘Liberation’. Uno show corto, poco meno di un’ora, ma tirato al massimo dall’inizio alla fine, tanto da far apprezzare a tutti anche le canzoni dell’ultimo, contrastato, "No Regrets".

Uno show che serve a mostrare come il 2004 potrebbe essere proprio l’anno giusto per tirare fuori dai cassetti quei pantaloni che non vi andavano bene nemmeno dieci anni fa…

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