Hanoi Rocks: Live Report della data di Codevilla (PV)

Serata all’insegna del rock più puro al Thunder Road di Codevilla. Non proprio ideali per l’avvenimento sembrano essere il clima gelido delle attuali serate lombarde e la non eccezionale affluenza di pubblico (poco più di 200 i convenuti in un locale che ne tiene 6 volte tanto), ma nonostante ciò la trepidazione per quella che rimane una delle più significative band della nostra storia è ben presente nei nostri cuori. Con un pubblico ancora freddino arriva sul palco il colorato Adam Bomb, che ci propone uno show incentrato sulla energia rilasciata dalla sua chitarra e su di un sound a cavallo tra il rock stradaiolo, l’hard americano e l’attitudine punk che non manca mai a chi ama fare casino per il gusto di infastidire il prossimo. A dirla tutta il buon Adam ad infastidire ci riesce sul serio, soprattutto con un atteggiamento un po’ troppo provocatorio verso un pubblico indubbiamente scarsamente partecipe, ma comunque rispettoso di un artista che probabilmente sopravvaluta la sua fama nel nostro paese. Di fatto, nessuno o quasi conosceva le canzoni proposte, anche se forse sarebbe bastato qualche bicchiere di birra in più per far scatenare maggiormente chi invece stava ancora digerendo la cena consumata poco prima. Tagliato brutalmente lo spettacolo, a causa di uno sforo di tempi che darà origine ad un animato battibecco tra il nostro e il tour manager poco dopo, ci avviamo verso il momento dell’esibizione principale. Gli Hanoi Rocks salgono sul palco intorno alle 23 e 10 e si lanciano in 50 risicati minuti di assalto rock dall’intensità straordinaria, ma dalla concisione davvero inaccettabile. Non è dato sapere quale sia la motivazione del taglio del set, ma certamente vedere un Andy McCoy iracondo e decisamente poco lucido mandare a quel paese il pubblico, colpevole di non aver incitato con sufficiente brio il rientro della band dopo la prematura e inaspettata uscita dal palco, puzza di rock-star viziata lontano un miglio. Certamente non c’era il calore del grande evento e qualche segnale più tangibile di approvazione i nostri lo meritavano davvero, ma, se per qualche oscuro motivo l’atmosfera della serata è rimasta su toni troppo pacati ed effettivamente poco "rock’n’roll", ci aspettiamo che seri professionisti (ma forse anche solo persone mature) portino maggior rispetto a chi ha sborsato i propri soldi. Rimangono una set list brevissima, ma comunque ben bilanciata tra pezzi nuovi nella prima parte e brani storici nella seconda, e il piacere di vedere un Michael Monroe ancora in palla ben supportato da una band dalla carica devastante. Sempre bravissimi quindi, speriamo solo che al prossimo giro dalle nostre parti ci sia concessa una porzione maggiore di tanta vitalità.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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