Hammerfall: Live Report della data di Milano

E’ una interessante serata a base di sonorità classiche quella a cui andremo ad assistere all’Alcatraz di Milano, che per la vigilia di S.Valentino propone al pubblico uno show guidato dai power metallers Hammerfall, di recente tornati in scena con il nuovo full-length ‘Threshold’. Ad accompagnare i “martelli” svedesi troviamo due ottime realtà in ambito hard’n’heavy, i giovani The Poodles e i veterani Krokus, due differenti modi di vivere il rock duro che riusciranno a scaldare l’audience addirittura più che gli headliner.

Raggiungiamo l’Alcatraz mentre lo show dei The Poodles sta purtroppo volgendo al termine. I due brani che riusciamo ad ascoltare non sono di certo sufficienti per formulare un giudizio completo sui cinque di Stoccolma, ma la grande energia profusa dal vocalist Jakob Samuel e l’atteggiamento sfacciatamente rock’n’roll del resto della band ci fanno pensare di aver assistito all’ultimo scorcio di una grande performance. Gli ancora pochi presenti reagiscono molto bene agli incitamenti di questi ragazzi che paiono essere usciti da un telefilm degli anni ’70 e salutano gli astanti tra numerose ovazioni. La grinta senza dubbio si sente, speriamo di poterli rivedere presto in un contesto più ampio e magari a loro più consono.

La curiosità di poter assistere ad uno show degli storici Krokus era davvero tanta. Benché non molto conosciuti, gli svizzeri sono attivi dal lontano 1974 e dediti a un robusto hard’n’heavy che ricorda da vicino l’energia di acts quali Accept e AC/DC. Il loro è un heavy metal di stampo totalmente classico, fatto di assoli veloci e piacevoli all’ascolto, canzoni adrenaliniche con dei refrain esplosivi. Ma questa formula retrò questa sera piace molto, grazie a un Marc Storace in perfetta forma che dopo aver esordito con un: “Hey! Sono quasi vent’anni che non veniamo in Italia! Siete un pubblico fantastico!” trascina gli astanti verso le sonorità in voga negli eighties accompagnato da una band che non sbaglia un colpo. Il set tocca episodi recenti quali ‘Hellraiser’, titletrack dell’ultimo studio album e classici che, neanche a dirlo, scaldano i vecchi rockers intervenuti. Tra di essi citiamo ‘Bedside Radio’ e le anthemiche ‘Easy Rocker’ (dotata di un eccellente refrain) e ‘Rock City’. Un set di grande livello, com’è lecito aspettarsi da chi, pur distante dalla luce dei riflettori, occupa un posto di riguardo nella storia della musica che tutti amiamo.

All’ottima performance dei Krokus segue un cambio di palco piuttosto lungo e tra il pubblico inizia a farsi vivo il desiderio di assistere allo show degli Hammerfall. Gli svedesi irrompono finalmente sul palco con alle spalle una scenografia essenziale ma d’impatto, che vede la batteria di Anders Johansson sovrastare lo stage, mentre una serie di grancasse poste una di fianco all’altra compone la scritta HAMMERFALL. Fin dalle prime battute però, quando la band attacca con ‘Templars Of Steel’ notiamo che qualcosa non va. La presenza scenica non è mai stata la loro prerogativa, ma stasera i nostri appaiono un pizzico fuori forma. Joacim Cans ce la mette tutta, ma complice la recente operazione alle corde vocali, non sempre sarà all’altezza della situazione. Questa giustifica il ricorso a due brani strumentali e agli assoli (particolarmente riuscito quello del buon Anders dietro alle pelli) che pur ben eseguiti causeranno qualche sbadiglio. Oscar Dronjak, benché ottimo mestierante della sei corde, sembra quasi annoiarsi, arrivando addirittura a mettersi seduto e mostrando una certa lontananza dal pubblico durante l’esecuzione della ballad ‘Glory To The Brave’. Per il resto si avverte qualche acciacco, un paio di fuori tempo che non ci si aspetterebbe e un atteggiamento non molto partecipe. Il set fortunatamente non è un disastro, l’esperienza maturata in dieci anni on the road si sente e gli Hammerfall svolgono il loro compito in modo comunque professionale, regalando buone song per la gioia dei fan. La scaletta è composta in massima parte da anthems che faranno cantare i presenti a squarciagola: si va da ‘Renegade’ a ‘Riders On The Storm’ e si prosegue con ‘Legacy Of Kings’, ‘Blood Bound’, ‘A Legend Reborn’, per arrivare alle celeberrime ‘Let The Hammer Fall’ e ‘Hammerfall’, che saranno purtroppo teatro dei sopraccitati svarioni. Poco male, i nostri lasciano il palco per pochi minuti e sono richiamati a gran voce dagli astanti. L’encore vede la band eseguire la recente ‘Natural High’, la già citata ballad ‘Glory To The Brave’, la coinvolgente ‘Heeding The Call’ e infine ‘Hearts On Fire’, ruffiano quanto adrenalinico inno da cantare a gran voce.

Professionali, ma ci aspettavamo qualcosa di più. E questa volta, il meglio è arrivato proprio dagli spesso erroneamente sottovalutati “gruppi spalla”.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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