Halestorm: Live Report della data di Milano

Gli Halestorm rientrano a pieno titolo tra le new sensation della ritrovata scena americana in grado di unire hard rock, melodie orecchiabili e metal moderno. Capitanata da Lzzy Hale, la band fa sicuramente presa su un pubblico giovane e giovanissimo, ma la proposta musicale è comunque concreta e interessante e lo hanno dimostrato ancora una volta questa sera al Fabrique di Milano.

Into The Wild Life” è in uscita il 14 aprile, ma gli Halestorm partono proprio da “Mayhem”, nuovo brano, per aprire le danze. La band pare “incazzata” al punto giusto e i suoni del Fabrique non tradiscono. Il locale è pienissimo e il pubblico sembra veramente entusiasta e carico.

I nuovi brani vengono presentati inseriti in una scaletta che può già vantare dei classici in grado di fa esplodere il pubblico. Nonostante i soli 2 album pubblicati, la band ha un seguito notevole e sul palco si comporta in modo egregio, sostenuta dai fratelli Lzzy e Arejay Hale, batterista della band. Con “Mz. Hyde” si torna al secondo album della band, album che coprirà metà della setlist della band.

I nuovi brani dal vivo convincono nettamente e, anzi, sembrano addirittura più forti dei precedenti singoli della band. “Bad Girls World”, “Amen”, “I Like It Heavy”, “Apocalyptic” fanno da subito presa sul pubblico e funzionano alla grande, mostrando una band già rodata anche sui nuovi brani.

Sinceramente evitabile la cover di “Dissident Aggressor” dei Judas Priest, simpatico invece il solo di Arejay, scenografico e divertente (l’episodio delle mega bacchettone è tanto infantile quanto esilarante).  Lzzy Hale prende il totale possesso del palco, invece, per la toccante “Break In”, brano stupendo anche se dal vivo sembra sempre un po’ al di sopra delle possibilità vocali della cantante. “Love Bites (So Do I)” viene cantata da tutto il pubblico mentre è  “Miss The Misery” a chiudere il set ufficiale della band. Saranno solo due gli encore, con “Rock Show” e ovviamente “Here’s To Us” cantata a squarciagola da tutto il pubblico.

Quello degli Halestorm è stato un concerto pulito e divertente, rock al punto giusto, commerciale altrettanto, nel complesso efficace, in grado di unire rocker navigati, metallari un po’ in imbarazzo e teenager che un giorno forse inizieranno ad andare ai concerti senza i genitori.  Tecnicamente la band non fa gridare al miracolo, ma nel complesso il gioco funziona e ogni elemento è al suo posto. Aspettiamo quindi al varco l’uscita di “Into The Wild Life” (e non rimarrete delusi…).

In apertura abbiamo ascoltato con grandissimo piacere i Wilson, bravissimi sul palco considerata la loro posizione di opener. La formula è quella ormai classica: hard rock moderno, uno spruzzo di Pantera, qualcosa che finisce in -core e melodie azzeccate. Non originali ma molto convincenti.

Prima degli Halestorm invece si sono esibiti i Nothing More, forse un po’ fuori luogo in una serata rock-oriented come questa. La band propone un prog metal / core / “cose tipo i Cynic ma non proprio come i Cynic” molto scenografico. Tecnicamente impeccabili, la prestazione sul palco è convincente (forse solo un po’ troppo pretenziosa) ma sono sicuramente da rivedere in altro contesto e con pubblico dedicato.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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