Haken, The Algorithm, Next To None: Live Report della data di Bologna

Serata dedicata alla musica concepita e suonata in una certa maniera e con le sue sfaccettature sonore più varie quella che vede questa sera gli Haken, di ritorno in Italia dopo le date dello scorso anno, accompagnati da The Algorithm e Next To None, portati qui grazie a Vertigo ed E.G.O. : Zona Roveri apre le porte leggermente in ritardo rispetto agli orari previsti e subito i giovani Next To None stanno già proponendo i brani estratti dal loro “A Light In The Dark”, invero ancora abbastanza acerbo da un punto di vista compositivo nonostante la tecnica dei ragazzini terribili (alla batteria un certo Portnoy, figlio del più celebre portatore dello stesso cognome). D’altra parte se continueranno su questa strada potrebbero addirittura portare una ventata d’aria fresca canalizzando al meglio le proprie energie e doti e, a discapito della loro giovane età, riuscire a sfondare nel campo sempre più affollato del “prog-e-qualcos’altro”.

The Algorithm

Se i Next To None per molti sono una sorpresa, di certo non si può dire lo stesso per The Algorithm: il progetto musicale del terrorista sonoro Rémi Gallego approda sul palco bolognese e si contano diversi presenti (locale pieno da qui in poi) con t-shirt del “gruppo”. L’esplosiva miscela prodotta da The Algorithm si può definire Heavy Computer Music e l’ultimo album (il quarto per la precisione) “Brute Force” ne è soltanto l’ultimo esempio: l’audience vede presentarsi due figuri, di cui il già citato francese imbraccia la chitarra (occasionalmente il basso) stando dietro a PC/synth/programmazione ed è accompagnato da un batterista in carne ed ossa. Cominciano le bordate sonore e l’esecuzione è precisa, martellante, riuscendo ad impressionare anche i pochi che ancora non conoscevano questa realtà e rimangono annichiliti dalla potenza in termini di watt e dalla capacità di coinvolgere del duo: finisce il tempo a disposizione con “Access Denied”, prima di una cover riuscita di “Machine” dei Born Of Osiris e per The Algorithm è nuovamente un successo.

Haken

L’intro dell’ultima opera “Affinity” apre la strada ai protagonisti della serata, ovvero i britannici Haken che celebrano con questo tour il proprio decennale d’attività: un boato accoglie l’uscita sul palco della band e sinceramente fa piacere che fra il pubblico ci siano anche parecchi “giovani”, segno della capacità del gruppo di piacere a diverse generazioni: qualche problema nei suoni all’inizio e che viene risolto brillantemente tempo tre pezzi per far decollare un concerto in grado di far volare in alto e sognare. La voce di Ross Jennings si rivela decisamente il fulcro espressivo del gruppo e accompagnata dalla coppia Griffiths/Henshall (chitarre e, il secondo, anche tastiere), Green al basso, Hearne alla batteria e Diego Tejeida alle tastiere inanella un pezzo dopo l’altro raggiungendo vette assolute, limitando solo al lancio di occhiali verdi e illuminati fra gli astanti lo show “circense” (stessi occhiali indossati anche da Jennings): è la musica, giustamente, a farla da padrona, carezzando l’anima e alzandosi in volute di note che escono dalle ugole e dagli strumenti dei musicisti. Il medley dall’album “Aquarius” (con la parte finale di “Celestial Elixir” sottolineata dall’ondeggiare delle braccia di ogni ascoltatore), “Cockroach King”, “The Endless Knot” e “Portal” si susseguono, coinvolgendo il pubblico a cantare e ad osservare le funamboliche gesta esecutive dei musicisti sul palco e ammaliando tutti i presenti che si godono un concerto assolutamente ineccepibile (da sottolineare anche l’impianto luci all’altezza della serata), il cui culmine emozionale si trova in “As Death Embraces”: il prog è vivo, più che mai, e grazie a band come gli Haken si può proprio dire che corre inarrestabile, affermandosi fra le componenti più disparate del pubblico e mettendo a segno sull’italico suolo l’ennesimo trionfo.

 

Tracklist:

  • Affinity.exe
  • Initiate
  • In Memoriam
  • 1985
  • The Mind’s Eye
  • Portal
  • Shapeshifter
  • Red Giant
  • Aquarius Medley
  • As Death Embraces
  • Atlas Stone
  • Cockroach King
  • The Architect
  • The Endless Knot
  • Visions

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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