Haggard: Live Report della data di Milano

Contrabbasso, drums, viola, due violini, keys, due chitarre, due soprani e l’immancabile voce del mastermind Asis Nasseri; questi gli ingredienti che ben miscelati fra loro costruiscono quella macchina del tempo emozionale capace di riportarci indietro nei secoli a riscoprire atmosfere e ambienti (mentali) del tempo che fu. Di ciò è capace l’articolata alchimia musicale che innesta al suo interno, come in un perfetto ingranaggio, folk, classica e metal, di cui fanno sfoggio gli Haggard, giunti in quel di Milano per una serata dal sapore fiabesco. In mancanza di alcuna band di supporto, il concerto si è aperto con la canonica mezz’ora di ritardo di fronte ad un pubblico non certo scarso, ma che sarebbe potuto essere un poco più copioso. In totale assenza di effetti visivi significativi, quali teloni o proiezioni, e con giochi di luci ridotti all’osso, sono i leggii in legno e le onnipresenti candele accese a infondere alla scena la giusta caratterizzazione. Quel che resta è musica; ed è anche ciò che maggiormente conta. E le attese non si vedono certo disilludere. Suoni molto ben definiti e puliti animano l’aria dell’Alcatraz, con archi ricchi di poetica e una sezione ritmica insolitamente priva di un basso (sostituito dal contrabbasso) e sagomata dalla batteria di Luz Marsen. In grande risalto vi erano poi tanto le keys quanto le due voci soprano di Susanne Ehlers e Veronika Kramheller; queste ultime, premiate anche dal favorevole missaggio in sala, troneggiavano fieramente nelle loro sfarzo a volte quasi autoreferenziale finanche rischiando di peccare di mania di protagonismo in qualche breve excursus. Tassello di completamento dell’opera: l’eccentrico Asis di cui sopra, con la sua postura chitarristica insolita e la propria versatile interpretazione vocale, che svariava dal recitato nella lingua del Bel Paese ai grunts dispensati in tre lingue diverse. Un po’ attore, un po’ musicista, un po’ compositore, un po’ cantante, Nasseri ha saputo in questi anni trovare il modo di dare forma alle proprie creazioni artistiche in tre album che, volenti o nolenti, hanno conferito qualcosa di nuovo ad un panorama musicale che spesso sovrabbonda di imitazioni smaccate e pacchiane. Non solo; ha dimostrato di poter far rendere al meglio anche in sede live un apparato sonoro molto difficilmente imbrigliabile e coordinabile. Eccoci invece a godere delle note sapienti di brani come ‘In A Pale Moon Shadow’, ‘Awaking The Centuries’, ‘Eppur Si Muove’ e chi più ne ha più ne metta. Energia, tanta energia ed un abbrivio emotivo che fatica a fiaccarsi nell’incedere dello show e che infatti permane intatto e saldo fino all’encore. Ma vedere gli Haggard è un po’ come recarsi in una taverna ad ascoltare antiche favole davanti ad un sano boccale di torbida birra. È così che con naturalezza si inframezza alle narrazioni/canzoni qualche insolito e curioso sketch, quali un improvvisato coro ‘Campioni del Mondo’ e una piccola parentesi di satira politica antiamericana che ha visto come bersaglio predestinato George Bush e gli Americani in genere (‘Io amo l’America – ha detto Nasseri – ve lo giuro… Certo, l’America Latina…’). Il complesso di Monaco di Baviera ha dunque tramutato per magia una serata uggiosa in una notte piacevole e musicalmente appagante, lasciandoci con una promessa: gli Haggard torneranno in Italia a Settembre per il tour europeo di ‘Tales Of Ithiria’, nuovo album la cui uscita è prevista per il 29 Giugno prossimo. Tra storie di Troll e storie di Uomini, c’è ancora chi si diletta nella fascinosa arte della narrazione. Che il mezzo sia poi la musica o le parole o piuttosto la combinazione di entrambe è solo un aspetto secondario.

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