Gus G. & Arthemis: Live Report della data di Modena

Last but not the least, il tour europeo di Gus G. insieme agli ormai fidatissimi Arthemis arriva in Italia, a conclusione di una serie di date infuocate nel vecchio continente. Quella di Modena, al Borderline, è la prima delle tre date italiane. Gus G. è in promozione per il suo primo album solista “I Am The Fire“, creato durante il break dalla band di Ozzy e, senza dubbio, il nome del Madman ha aiutato il chitarrista greco a raccogliere pubblico e consensi per questo lungo tour europeo.

Testo: Tommaso Dainese
Foto: Arianna G.

Il Borderline si riempie poco alla volta e sono i Dead Poets Society ad aprire le danze. La band di Trieste, capitanata dal carismatico Mario Iob, ci propone un misto di post-grunge, hard rock e incursioni metalliche. Il pubblico ci mette un po’ a scaldarsi, ma la proposta della band è molto valida dal vivo anche se forse l’unico totalmente a suo agio sul palco sembra proprio Mario. I più attenti avranno notato “un volto noto” dietro la batteria con Simone Morettin degli Elvenking in qualità di special guest. La band comunque convince e il pubblico, a fine esibizione, sembra aver apprezzato nonostante suoni non pulitissimi.

Per gli Arthemis, seconda band in cartellone, a Modena si gioca in casa, quasi un concerto tra amici. Tanti sono coloro che tra il pubblico sono qui “anche” per loro: si vede e si sente. Il Borderline inizia a riempirsi e i quattro italianissimi salgono sul palco. Chi ha visto la band in azione sul palco sa già di cosa parliamo: musicisti tecnicamente impeccabili, che uniti insieme danno vita alla realtà metallica probabilmente più valida attualmente in Italia. Dal vivo si apprezza ancora maggiormente l’eterogeneità della proposta degli Arthemis, che unisce perfettamente metal classico, moderno, hard rock e virtuosismo il tutto sapientemente orchestrato dal leader Andy Martongelli. Ma gli altri tre componenti della band non sono da meno. Highlight dell’esibizione sono sicuramente “Vortex” e “We Fight” cantate dal pubblico (e per uno special guest è comunque considerevole). Nonostante qualche problema tecnico sul palco, la band porta a casa l’ennesimo successo.

Infine arriviamo al piatto forte della serata. Diciamoci la verità, in molti sono qui perché “Gus G. è il chitarrista di Ozzy”, non nascondiamocelo. Alcune urla ignoranti durante il concerto, inneggiando a brani del repertorio 80’s di Ozzy lo testimoniano. Poco male. Gus G. sale sul palco e mette a tacere tutti accompagnato dal fidato Henning Basse, già voce di molte band tra cui Metalium. I volumi finalmente sono apposto e la chitarra di Gus G. è potente e sufficientemente limpida.

La prima parte del concerto è dedicata al lavoro solista del chitarrista, con quattro estratti uno di seguito all’altro tra cui “My Will Be Done” in apertura e la strumentale “Vengeance”, dove Gus G. mette in mostra finalmente il suo lato solista. Apprezzabile il fatto di non risultare mai fine a se stesso: come ci era parso con la prova in studio, anche gli episodi strumentali sono sempre concepiti nella forma canzone e mai finalizzati allo sfoggio tecnico, mantenendo sempre una musicalità che dal vivo permette ai nuovi brani di essere efficaci, forse più che su “I Am The Fire”.

La parte centrale viene dedicata in qualche modo ai nostalgici, con alcuni estratti dal vecchio repertorio di Gus. Parliamo di Firewind e Dream Evil. Abbiamo quindi la possibilità di riascoltare “Children of the Night”, “World On Fire” e “Break The Chains”, brani che sicuramente non hanno segnato la storia del metal, ma che sono rimasti impressi a più di qualche metallaro in estasi da power.

A questo punto è evidente e chiara la versatilità di Henning Basse alla voce, in grado di passare dall’hard rock al power metal con una facilità unica, unendo potenza e qualità, nonché un carisma notevole sul palco nonostante il pubblico non sia sempre stato “sveglio” e reattivo sotto il palco. A parere di chi scrive, il barbuto cantante raggiunge il suo picco con “Redemption” e “Summer Days”, la prima cantata originariamente cantata da Michael Starr e molto più convincente dal vivo, la seconda da Jeff Scott Soto. Si chiude la scaletta ufficiale con la titletrack “I Am The Fire” e a questo punto il pubblico pare veramente stanco e un po’ spento, reagendo veramente male al sing along, un vero peccato. C’è comunque tempo per un bis, è “Crazy Train”, fatta propria da Gus G. con l’esperienza nella band di Ozzy.

Serata musicalmente perfetta, con una combo di band veramente azzeccate per un concerto perfettamente godibile. Senza dubbio le due due band distinte meritano più di quello che stanno raccogliendo e mostrano in un certo senso la “faccia” nuova del metal, caratterizzata da tecnica, carisma,  professionalità e fantasia, senza etichette e paletti che tanto piacciono a molti metallari.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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