Graveyard + Bombus: Live Report e foto della data di Bologna

Zona Roveri Music Factory riapre i battenti dopo la pausa estiva, e lo fa con un altro live di alto livello. I Graveyard non sono nuovi ai palchi italiani, ma adogni occasione ritroviamo la band svedese cresciuta e maturata,, capace di tenere alta l’attenzione dei presenti nonostante una tenuta di palco non particolarmente aperta verso l’esterno.
Il compito di aprire la scena spetta invece ai Bombus, altra band svedese, dedita a sonorità più vicine allo stoner rock classico e capace di realizzare un vero e proprio muro sonoro grazie a una formazione a tre chitarre. Nella sua brevità, l’esibizione della formazione svedese sa lasciare il segno, grazie sia alla potenza sonora che a brani costruiti in modo efficace, per quanto rispondenti ai normali canoni del genere. C’è da tenere in conto il fatto che i Bombus non hanno un nuovo disco all’attivo, e che la loro ultima uscita al momento è datata 2016; ad ogni modo, la band sa tenere viva l’attenzione durante un live breve ma pienamente centrato.

Come già accennato, sia i Bombus che i Graveyard compiono esecuzioni magistrali, perfette sotto l’aspetto tecnico, ma decisamente fredde e distaccate dal punto di vista della tenuta di palco. Pochissime parole, da parte degli svedesi, per ringraziare i presenti, per arrivare quasi a dubitare che la band si stia effettivamente divertendo. Del resto, non tutti sono Dee Snider, e va bene così. Si comincia con “Walk On” e fin da subito ci si rende conto che il live sarà uno di quelli dove tutti i pezzi si incastrano nel modo giusto. Nessuna sbavatura in sede di esecuzione e un ottimo lavoro da parte di tutti i componenti sono i tratti determinanti peer questa volta, ed è un sollievo, perchè ci è capitato altre volte di assistere ai live dei Graveyard, e dobbiamo ammettere che non sempre il risultato è stato all’altezza delle aspettative. Questa volta invece non ci sono problemi di sorta, e anzi la band sa regalare momenti davvero emozionanti. Forse l’unica obiezione che si può fare può riguardare una certa prolissità in alcune improvvisazioni strumentali presenti nella parte dentrale del live, ma basta la conclusione, affidata alla lunga e suggestiva “The Siren” e alle sue atmosfere oniriche, a riappacificarci con la formazione. Nonostante una discografia non particolarmente nutrita e alcuni stravolgimenti di formazione negli anni scorsi, i Graveyard sembrano essere tornati a girare a pieno regime.

Setlist:

Walk On
Play Video
Please Don’t
The Fox
Hisingen Blues
Uncomfortably Numb
Cold Love
Buying Truth (Tack & Förlåt)
Slow Motion Countdown
An Industry of Murder
It Ain’t Over Yet
Bird of Paradise
Goliath
Low
Ain’t Fit to Live Here
The Siren

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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