Grave Digger: Live Report della data di Milano

In una fredda serata di Gennaio, il Transilvania Live di Milano offre un interessante appuntamento musicale per gli amanti del metal classico, proponendo lo show degli Whiteskull e dei Grave Digger. I tedeschi sono una band ormai avvezza alle calate in suolo italico e forte di un recente e ottimo album in studio, quel ‘Rheingold’ che ha saputo raccogliere attorno a sé giudizi positivi sia tra i fan che tra gli addetti ai lavori.

Purtroppo, complice il consueto traffico milanese, arriviamo sul posto perdendo una buona parte del set degli Whiteskull. Riusciamo a carpire solo le ultime note di ‘Asgard’ e una manciata di pezzi, tra i quali spicca l’epica grandeur di ‘The Roman Empire’, forse uno degli inni più ‘fieri’ all’interno della discografia del five-piece veneto. Nonostante i pochi brani ascoltati, l’impressione maturata verso la band del chitarrista Tony ‘Mad’ Fontò è comunque positiva: ottimi suoni, il singer Gus Gabarrò che sornione e sorridente non manca di coinvolgere l’audience e una grinta davvero ammirevole. Il pubblico (che rimarrà piuttosto esiguo per tutta la serata…) partecipa con interesse e tributerà agli Whiteskull le giuste ovazioni al termine dello show.

Una breve pausa, ed ecco che sulle note di ‘The Ring’, i becchini tedeschi si preparano a invadere il palco del Transilvania Live! Un’invasione che in realtà ci lascerà con l’amaro in bocca, perché fin dai primi brani, sarà presto chiaro che per i Grave Digger è proprio una serata negativa. I motivi di questo flop sembrano essere molteplici: i suoni piuttosto ovattati e fangosi (le tastiere di Hans-Peter Katzenburg, ‘faccia pittata’ del gruppo, saranno praticamente inudibili per tutta la durata dello show) e la scelta di una scaletta forse non troppo felice. Il set andrà infatti a pescare in gran parte proprio da ‘Rheingold’ (oltre alla titletrack e alla già citata ‘The Ring’ i nostri proporranno ‘Valhalla’, ‘Maidens Of War’ e ‘Sword’) album ottimo in studio ma forse non particolarmente semplice da riproporre on stage vista l’abbondanza di arrangiamenti orchestrali squisitamente wagneriani. E oltre a questo, bisogna considerare che la band appare davvero fuori forma, lo stesso Chris Boltendhal (che già di per sé possiede una voce assolutamente particolare e capace di dividere il pubblico in perfette frazioni di estimatori e detrattori) pur rimanendo entro i suoi standard, apparirà ben poco convinto e svogliato, senza molta intenzione di coinvolgere l’audience.

Tuttavia, protagonista in negativo di questa serata, sarà proprio la sezione ritmica di Stefan Arnold e Jens Becker, più volte fuori tempo e autori di una serie di imprecisioni che proprio non ci si aspetterebbe da musicisti di tale esperienza. Comunque, ‘the show must go on’, e i Digger non risparmiano i classici della loro discografia, tra i quali citiamo ‘The Grave Digger’, ‘Morgana Lefay’, ‘Excalibur’, oltre alle immancabili ‘Tunes Of War (The Clans Are Marching)’ e ‘Heavy Metal Breakdown’, utilizzata come sempre dal combo tedesco per concludere la performance dopo il ritorno sul palco.

Il pubblico, alla luce dei difetti visti sopra, sembra in buona parte non particolarmente soddisfatto e a parte gli irriducibili fan della band assiepati nelle prime file, appare per lo più intento a seguire quanto accade senza troppo interesse. Uno show da dimenticare dunque, soprattutto se paragonato alla scorsa performance milanese in occasione del Gods Of Metal 2003 e in particolare a quell’indimenticabile serata nella cornice del Castello di Vigevano. Ma quella è un’altra storia…

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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