Gov’t Mule: Live Report e foto della data di Pistoia

il Pistoia Blues, storico festival che dal 1980 si svolge nella città toscana, che nella sua storia ha visto esibirsi il meglio del blues mondiale per poi aprirsi anche ad altri generi, anche fra i più vari, ma non perdendo mai di vista le proprie origini musicali, dopo due anni di sospensione per pandemia ha ripreso la propria programmazione in questo 2022.

L’evento che ci ha visti partecipare alla serata di sabato 9 luglio è la prima data del tour europeo dei Gov’t Mule, la rock blues southern band che da tanti anni è ai vertici del genere. In apertura alcune formazioni italiane per introdurre gli americani.

BLACK BANJO

Ad aprire le danze ci hanno pensato i marchigiani Black Banjo, autori di un trascinante rock blues in cui spicca la chitarra di Alessandro Alessandrini (anche alla voce), autore di ottime parti soliste anche con lo slide. Nel tempo a loro disposizione hanno dato una buona prova di sé, apprezzata dal pubblico presente.

ROOMMATES

Band ligure di esperienza decennale, autori di un rock alternativo con influssi grunge e qualche punta southern, si sono esibiti con grande energia e presenza sul palco. Anche se forse, stilisticamente parlando, erano i più fuori contesto, hanno saputo coinvolgere una piazza che pian piano si stava riempiendo.

JOE BASTIANICH E LA TERZA CLASSE

Dai talent show sulla cucina agli strumenti musicali, il cuoco (o bisogna dire chef?) italo americano si è dato da fare alle prese con un repertorio bluegrass – country – blues coadiuvato dalla valida band napoletana La Terza Classe. Fra repertorio proprio e qualche classico, pur non essendo certo Johnny Cash (ma non sarebbe giusto pretenderlo, ci mancherebbe) ha fatto trascorrere piacevolmente il tempo a sua disposizione.

GOV’T MULE

I Muli iniziano attorno alle 22,40, forse un po’ tardi per gli standard di durata dei concerti dei nostri. Sì, perché per band del genere, la durata di un loro live non è trasbordante prolissità, ma tempo necessario per poter esprimere le mille sfumature della loro musica, così ricca di prolungate jam (e attenzione, non sono una jam band, ma una band che fa jam, la differenza è sottile ma c’è) e continue citazioni. Sia come sia, l’inizio è affidato al blues di Blind Willie Johnson “Dark Was The Night, Cold Was The Ground” e da subito si sente realmente un’altra musica, ricca di chiaroscuri, dinamiche, groove e intensità. La loro “Mule” viene stravolta in jam nella parte centrale, in modo diverso da tutte le altre volte che gliel’abbiamo sentita fare, ma il bello di un gruppo del genere è il non fare proposte standardizzate, dove ogni sera c’è una scaletta diversa dalla precedente e ogni brano è proposto in inedite versioni. Si va avanti così, fra cover personalizzate (“Ain’t no Love In the Heart of the City”, “Need Your Love So Bad”) e originali (“Wake Up Dead”, “Rocking Horse”, “Banks of the Deep End”, una “Trane” ricca di citazioni di altri classici) in lunghe versioni in cui il cantato di quella benedizione musicale che è Warren Haynes, di un’intensità e profondità uniche, si inframmezza a lunghe parti strumentali dove l’improvvisazione guidata dalla sua chitarra è elemento centrale, ma sempre condotta sui giusti binari da musicisti fuori dal comune. La cover di “One of Theese Days” dei Pink Floyd è usata come base per lunghe svisate strumentali, in cui i singoli sono al servizio dell’insieme anche nei momenti solisti. Gli scambi di assoli col tastierista Danny Louis, la sezione ritmica costituita dal bassista Jorgen Carlsson e dal batterista e altro membro fondatore della band, Matt Abts, è il respiro e il battito cardiaco dei Gov’t Mule, mai sopra le righe, ma incredibile nel seguire e strutturare le dinamiche musicali dei loro live. La cover di “Dreams” dell’Allman Brothers Band (in cui, come sappiamo, Haynes ha militato per tanti anni) e il tradizionale “Railroad Boy” chiudono il concerto prima degli acclamati bis, costituiti dall’oramai classica “Soulshine” in cui la band ha anche interagito col pubblico, e la conclusiva “Feel Like Breaking Up Somebody’s Home”. Inutile dire che finché esisteranno band di questa portata il rock può dormire sonni più che tranquilli: musicisti puri, che non si risparmiano in ogni nota che fanno, che riescono a rendere ogni loro concerto un evento unico e irripetibile.

Setlist

1. Dark Was The Night, Cold Was The Ground

2. Mule

3. Wake Up Dead

4. Snatch It Back and Hold it/Hold it Back/ Snatch It Back and Hold it

5. Ain’t no Love In the Heart of the City

6. Rocking Horse

7. Banks of the Deep End

8. One of Theese Days

9. Trane

10. Need Your Love So Bad

11. Dreams

12. Railroad Boy

13. Soulshine

14. Feel Like Breaking Up Somebody’s Home

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login