Gotthard: Live Report e foto della data di Milano

Per prima cosa chiediamo scusa alle Rougenoire perché in questo report si parlerà molto poco di loro. Purtroppo circostanze avverse, manifestatesi sotto forma di code fra Reggio Emilia e Parma con particolare blocco dalle parti di Terme di Canossa, ci hanno impedito di arrivare puntuali al Fabrique. Comunque, la manciata di brani che abbiamo potuto ascoltare ci hanno mostrato una all female band di tutto rispetto, composta da musiciste preparate e scatenate, oltre che a proprio agio nei ruoli rispettivi.

Il Fabrique, comunque, è un posto ottimale per chi viene da fuori città, oltre a essere un luogo ospitale e vivibile al suo interno. I Gotthard non potevano usufruire di un posto migliore per il loro ritorno in Italia. Il tour promozionale dell’album “#13” è partito, per forza di cose, con due anni di ritardo (la band fece appena in tempo a fare un piccolo concerto dalla propria sala prove in diretta streaming per festeggiarne l’uscita). L’album non ha perso, per fortuna, la propria carica, così come non l’ha persa la band, che appare in forma perfetta. Questo è un buon periodo per i concerti dal vivo: le band sono riposate e desiderose di dare sempre il meglio, e anche per gli elvetici la resa dal vivo è ottimale. O forse siamo noi che, non appena mettiamo piede in un’area concerti, vediamo il mondo attraverso occhiali dalle lenti rosa, ma pazienza.

I primi momenti del live sono dedicati appunto a estratti dall’ultimo lavoro, fra i quali spicca la scatenata “Missteria“, che non a caso era stata scelta come singolo di lancio di tutto il lavoro. Nelle quasi due ore a disposizione, i Gotthard attingono da buona parte del repertorio di tutta la loro carriera, con assaggi piccoli ma sempre gustosi. I classici ormai conosciuti da tutti i fan, come “Mountain Mama” o “Top Of Tne World“, sono parte integrante di un qualsiasi live, così come l’alternanza fra momenti in elettrico e intermezzi acustici con lo stesso impatto emotivo. Fra una “Let It Rain” bisbigliata per voce e piano e una “One Life One Soul” affidata alle chitarre, i Gotthard si confermano come una realtà solida e consolidata, che si destreggia fra passato e presente senza tentennamenti. Nic Maeder è ormai calato alla perfezione nel ruolo di cantante solista, e negli anni ha acquisito grande scioltezza e padronanza del palco. Il frontman si ritaglia spazio per una breve considerazione sul fatto di avere festeggiato i dieci anni di permanenza nella band durante la pandemia (e quindi bisogna festeggiare adesso) e si concede un siparietto simpatico con il pubblico (un roadie porta un cartellone su cui è scritto il numero di cellulare di Nic, che invita i presenti a fargli una telefonata all’istante. Il più veloce a comporre il numero vince una maglietta allo stand del merchandising). Anche brani degli ultimi anni di attività dei Gotthard, come “Stay With Me“, “Remember It’s Me” o “Feel What I Feel“, hanno lo spazio e l’attenzione che meritano grazie a un pubblico partecipe anche se, a onor del vero, l’affluenza è abbastanza scarsa. Prima di “Lift U Up” l’ottimo Leo Leoni si diverte ad accennare qualche inizio di brano a caso (tipo “Black Night” e “Smoke On The Water”) e a prolungare le aspettative, per poi dare il via alle danze su e giù dal palco. Con “Anytime Anywhere” tutto sembrerebbe concluso, ma la band accoglie le insistenze dei presenti e regala una “Quinn The Eskimo” di tutto rispetto.

Ci sarebbero molti altri momenti da citare, molte altre emozioni da descrivere, ma possiamo sintetizzare tutto con un caloroso bentornato ai Gotthard, che non hanno deluso le aspettative, e l’invito a chi può a non lasciarsi scappare momenti imperdibili come questo.

Setlist:

  • Every Time I Die
  • 10.000 Faces
  • Hush
  • Missteria
  • Stay With Me
  • Top Of The World
  • Feel What I Feel
  • The Call
  • What You Get
  • Master Of Illusion
  • Let It Rain
  • One Life One Soul
  • Sweet Little Rock ‘n Roller
  • Remember It’s Me
  • Starlight
  • Mountain Mama
  • Drum Solo
  • Lift U Up

Encore:

  • Heaven
  • Anytime Anywhere
  • Quinn The Eskimo (MIghty Queen)

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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