Gotthard: Live Report della data di Cesena

Vent’anni di carriera, una formazione consolidata e inossidabile, capitanata dal duo di indiscutibile bravura Lee – Leoni, e soprattutto un nuovo album che si mantiene fedele al percorso intrapreso finora, per una delle band più valide del panorama hard rock europeo. Come potremmo definire altrimenti i Gotthard, soprattutto alla luce delle recentissime date italiane, le prime di un tour europeo che promuove “Need To Believe”, sicuramente una delle uscite più importanti di quest’anno per il genere?

Quella di Cesena è la seconda data in ordine di tempo in Italia, segue quella di Roma, alla quale hanno partecipato circa 350 persone, e precede quella di Milano, dove la band svizzera raccoglie sempre un altissimo numero di consensi. Anche il pubblico che affolla il Vidia, nonostante il concerto inizi presto, si dimostra particolarmente caloroso ed entusiasta fin dall’arrivo dei Markonee, che aprono il concerto esattamente come era accaduto nel 2006. Anche in questo caso la band bolognese (che usufruisce temporaneamente di un batterista supplente) dà prova di grande bravura ed abilità nel coinvolgere i presenti, che mostrano di conoscere bene buona parte dei brani, in particolare “Markonee”, ma anche “See The Thunder”, “The Cross Between The Lines” o “Women And Whiskey”, tutti pezzi (escluso il primo) facenti parte del secondo lavoro della band, in uscita fra una manciata di giorni. Questo concerto è anche una sorta di warm-up in vista del tour europeo che i Markonee faranno di supporto agli Winger, una dimostrazione di come, credendoci fino in fondo e portando avanti indefessamente le proprie idee, si ottengono risultati davvero importanti. Eccellenti come al solito tutti i musicisti, sostenuti anche da un’acustica particolarmente buona e a dispetto di un palco non proprio gigantesco.

I Gotthard hanno certo l’obiettivo di portare on stage i frutti del recente “Need To Believe”, tuttavia la scaletta della serata si articola in modo molto equilibrato, non trascurando gli ultimi lavori e anche andando a pescare fra alcuni immancabili classici. Da “Need To Believe”, in diversi momenti, vengono eseguiti ben sei brani, fra cui “Unspoken Words” (con cui si apre il concerto), “Need To Believe”, “Unconditional Faith” e “I Don’t Mind”. I Gotthard però amano i contrasti, ed ecco quindi un immediato tuffo nel passato, prima con “Gone Too Far”, tratta dal recente “Domino Effect”, poi con “Top Of The World” e “Sister Moon”, in cui Steve Lee si cimenta nell’uso dell’armonica a bocca. Non possono mancare poi la cover di “Hush” dei Deep Purple e un momento particolarmente emozionante, dove solo Steve Lee e Leo Leoni restano sul palco ed improvvisano un medley acustico basandosi anche su richieste provenienti dal pubblico, per cui oltre alle immancabili “One Life One Soul” e “Heaven” viene eseguita anche “Angel”, che non fa parte del repertorio usuale dei Gotthard dal vivo. Un boato entusiastico accoglie l’intro di “Shangri La”, pezzo di punta di “Need To Believe”, a cui seguono fra le altre “Domino Effect”, “The Oscar Goes To You” e “Lift You Up”, a cui viene ancora una volta riservata un’accoglienza trionfale. I due bis comprendono invece un altro brano di “Need To Believe”, ovvero “I Know You Know” e “Anytime Anywhere”, mentre Steve Lee ripete più volte apprezzamenti al calore del pubblico, che ripaga non risparmiandosi in nessun momento. Il suo atteggiamento sul palco è quello di sempre, disinvolto e scatenato, ma sempre con un occhio di riguardo verso i fan, con i quali dialoga con cordialità. Ineccepibili i due chitarristi, Leo Leoni e Freddy Scherer, sostenuti da una sezione ritmica impeccabile e dalle tastiere di Nicolò Fragile, che sembra relegato in un angolo ma dà invece un contributo determinante. Per questa serata, quindi, il bilancio è decisamente in attivo, c’è solo da sperare in un ritorno a breve sui nostri palchi, come lo stesso Steve Lee sembra auspicare a conclusione di serata.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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