Gojira: Live Report e Foto della data di Sesto San Giovanni

Luglio si conclude con un evento imperdibile in quel di Milano, più precisamente nell’arena del Carroponte, che vede come protagonista l’ultima data europea dei francesi Gojira. Arrivo con largo anticipo davanti all’entrata in attesa dell’apertura dei cancelli, una scelta tattica per il parcheggio e anche per rivedersi con vecchi amici scambiandosi due chiacchere.

EMPLOYED TO SERVE

Una volta dentro ci si fionda subito a prendere da bere, ma neanche il tempo di fare lo scontrino in cassa ed ecco che gli inglesi Emplyed To Serve stanno già suonando. La band, capitanata dalla front-girl Justine Jones, propone un mix tra heavy metal, core e qualcosina di nu-metal che ritengo ormai anacronistico. Non ci trovo davvero nulla di rilevante ma anzi, in moltissimi momenti i riff sono banali e prevedibili. Aggiungiamo una staticità incomprensibile della band, che si limita a semplici head-banging stando fermi sul posto ed ecco che la loro esibizione per me non raggiunge la sufficienza.

Nonostante ciò riescono ad attirare a sé moltissimi ragazzi, aprendo il pit più di una volta, di conseguenza probabilmente sarò io il problema. Li consiglio? Per come ascolto io metal no, ma a vedere la riposta del pubblico forse si, scelte personali (come al solito).

Setlist:

  • Universal Chokehold
  • Exist
  • Sun Up To Sun Down
  • Forced Fed
  • Mark Of The Grave
  • Party’s Over

ALIEN WEAPONRY

Conclusa la loro esibizione, si cena con una buona schiacciata alla porchetta, tornando con calma davanti al palco per i neo zelandesi Alien Weaponry. Il trio di Auckland è attivo dal 2010, ma ha pubblicato solo due dischi, e questo tour europeo serve per pubblicizzare “Tangaroa” del 2021. Come per la band di apertura, io non ho voluto informarmi prima per poter scoprire tutto in loco, apprezzando la loro proposta. Con un connubio tra primi Sepultura, vaghi echi di Slayer, con l’aggiunta di elementi tribali dei nativi neozelandesi, gli  Alien Weaponry si presentano al pubblico con la danza tipica Haka Maori. Già solo per questo vanno considerati promossi; è un mio difetto ma quando le band riescono a inserire tutti questi componenti nel metal, io vado in brodo di giuggiole. Dopodiché, tra presenza sul palco, suoni e totale coinvolgimento del pubblico, posso certificare la perfetta riuscita della loro invasione italica.

Con canzoni relativamente semplici a livello tecnico, ma di grande impatto, hanno fatto innamorare parecchi presenti, che hanno pogato sotto palco in diverse canzoni. Questa volta posso dirlo senza problemi: andate subito a scoprirli perché meritano!

Setlist:

  • Raupatu
  • Holding My Breath
  • Tangaroa
  • Kai Whatu
  • Hatupatu
  • Ahi Ka
  • Rū Ana Te Whenua
  • Kai Tangata

GOJIRA

Anticipati da un countdown sul megaschermo dietro alla batteria, finalmente è il momento di godersi i Gojira, forti un album strepitoso come “Fortitude”. L’affluenza dei presenti è più rosea delle mie aspettative, un buon segno per lo stato di salute della formazione francese. L’inizio del concerto presenta ancora un forte sole dietro al palco che limita la visuale per coloro che si sono posizionati perfettamente di fronte a Joe come il sottoscritto, costringendomi a cercare un angolo di ombra per poter vedere la band senza bruciarmi gli occhi. Nel frattempo i Gojira aprono la serata con un poker di canzoni davvero vario, coprendo buona parte della loro discografia: si parla di “Born For One Thing”, “Backbone”, “Stranded” e l’inno francese “Flying Whales”, che vede spuntare dal pit tre piccoli gonfiabili a forma di delfino (immagino che trovare dei gonfiabili a forma di balena fosse alquanto impossibile, ma apprezziamo moltissimo l’iniziativa).

Come cala la notte, possiamo anche apprezzare di più luci ed effetti dagli schermi, con la band che lascia poco spazio di interazione col pubblico, se non per qualche gag tramite Mario che solleva un cartellone con scritto “non vi sento, cazzo” e dall’altra parte “fratello”. Tolti questi brevi episodi, c’è da annotare un improvviso calo di performance a livello vocale per Joe, che avviene durante l’esecuzione di “L’Enfant Sauvage”, cosa che si protrarrà fino alla conclusione del concerto. Questo brutto, ma prevedibile, infortunio capita soprattutto se consideriamo due aspetti: l’età sempre maggiore dei tanti front-man in circolazione da anni e che questa di Milano è l’ultima data del tour, quindi immagino che le sue corde vocali siano state parecchio sotto stress.

I Gojira hanno deciso di concludere le varie serate europee con due brani presi da “Fortitude”, ovvero “New Found”, alludendo al fatto che se si partecipa a cantare una canzone leggermente più lenta, non cascheranno le palle a nessuno (consapevoli che tantissimi non si sono trovati d’accorso con l’ultima proposta discografica), e salutando l’Italia con “Amazonia”, il mio brano preferito dall’album. Oggettivamente, è stata una piacevolissima serata, nonostante il calo vocale da metà concerto in poi, ma su certi episodi di questo tipo non ci si può far niente. Resta apprezzabile il fatto che Joe abbia voluto continuare a cantare, dando il meglio di quello che poteva offrire in quel momento.

Sicuramente i Gojira non hanno bisogno di dimostrare niente a nessuno, con una carriera di successo come la loro si può solo imparare durante i loro concerti. Ormai una realtà consolidata del panorama metal internazionale.

Setlist:

  • Born For One Thing
  • Backbone
  • Stranded
  • Flying Whales
  • The Cell
  • Love / Remembrance
  • Hold On
  • Grind
  • Silvera
  • Another World
  • L’enfant Sauvage
  • Toxig Garbage Island
  • The Chant
  • The Gift Of Guilt
  • New Found
  • Amazonia


Anno: 2022


Sito Web: https://www.gojira-music.com/

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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