Gojira: Live Report e foto della data di Milano

Un periodo denso di concerti quello a cavallo dell’estate, che nella giornata qui descritta vede la calata dei transalpini Gojira, accompagnati da The Raven Age: un gradito ritorno per la band dei fratelli Duplantier, in Italia come headliner o di supporto, a ricambiare l’amore che il pubblico italiano nutre per loro e che ogni tanto vorrebbe essere dotato di ubiquità, data la comrpesenza di altri gruppi notevoli a pochi chilometri di distanza che calcano il paco del Magnolia per l’In.Fest.

THE RAVEN AGE

Una canicola provvidenzialmente mitigata da un temporale preannuncia l’apertura dell’Alcatraz di Milano, luogo designato per l’esibizione, e il sollievo è immediato grazie all’aria condizionata che può far pensare di godersi il concerto senza problemi di sorta; il palco laterale (quello piccolo, per intendersi) è già pronto e si possono notare le luci e tutto l’armamentario che verrà poi scatenato durante le esibizioni (specie quella dei Gojira). Anche i The Raven Age ormai li conosciamo e, lungi dal voler scomodare ulteriormente parentele importanti che sono sotto gli occhi di tutti, si può ben affermare che la proposta del gruppo, figlia di un metal molto groovy e in grado di essere piacevole al primo ascolto, non rimane impressa nella mente alla fine della prova della band (peraltro cominciata in anticipo rispetto alla tabella di marcia). Godibili e in grado di esibire già in ottima maniera le capacità accumulate: purtroppo però, i pezzi provenienti da “Darkness Will Rise” non sono come già detto memorabili e, alla fine dei conti bisogna valutare questo.

GOJIRA

Il pubblico è via via aumentato per poter vedere all’opera i Gojira: l’ultima volta qui all’Alcatraz per loro risale all’anno scorso, quando il loro ultimo lavoro “Magma” doveva ancora uscire ma il pubblico li attendeva comunque con ansia: ormai l’ultima fatica in studio è stata percorsa in lungo e in largo dai fans che generalmente possono ritenersi soddisfatti delle fatiche della premiata ditta Duplantier & Co. . Via le luci e si parte con “Only Pain”, in grado di scatenare subito la gioia dei presenti che tributa ovazioni a Mario dietro le pelli e a Joe, alla chitarra e alla voce, accompagnati dagli altri mostruosamente precisi Christian alla chitarra e Jean-Michele al basso: i suoni sono potenti e il comparto luci (da applausi) non fa altro che sottolineare la performance del gruppo, affiatato e tagliente come non mai in brani come “The Heaviest Matter Of The Universe” o “L’Enfant Sauvage” e, giustamente, nei brani tratti dall’ultimo CD in ordine di tempo. Rispetto all’anno scorso la gente è grosso modo la stessa, in termini numerici, ed è un vero peccato, perché ci si trova di fronte a uno show perfetto, in cui lo scambio col pubblico, a parte qualche convenevole sul cibo e i dovuti ringraziamenti, si palesa in note pesanti, pesantissime come nel gioiello che si chiama “Silvera”, veramente tellurica all’ennesima potenza, o nella acclamata “Flying Whales”, forse il brano più famoso dei Gojira; l’assolo di batteria e quello di chitarra lasciano ancora un po’ di tempo sotto i riflettori per i fratelli terribili e in mezzo si riescono a piazzare altre due chicche come “The Shooting Star” e la caleidoscopica “Toxic Garbage Island”. “Pray” va a chiudere la setlist, ma tutti naturalmente aspettano i bis, che arrivano con “Oroborus” e la finale “Vacuity”: il pubblico acclama i quattro di Bayonne, che ringraziano, e vorrebbe altre canzoni ma dal palco viene fatto capire che non si riesce, purtroppo. Un concerto intenso ed emozionante, complici suoni veramente all’altezza, luci da capogiro e preparazione tecnica oltre misura: un gruppo così merita tanto e si spera di vedere sempre più gente sotto al palco quando i Gojira torneranno dalle nostre parti.

 

Setlist
Only Pain
The Heaviest Matter of the Universe
Silvera
Stranded
Flying Whales
The Cell
Backbone
L’Enfant Sauvage
Drum Solo
The Shooting Star
Toxic Garbage Island
Guitar Solo
Pray


Oroborus
Vacuity

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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